Nelle sale il nuovo film della regista ungherese Ildikó Enyedi, presentato alla Mostra di Venezia dello scorso anno
Uno dei film più anticonvenzionali dell’anno: si può definire così “Silent Friend”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e diretto dalla regista ungherese Ildikó Enyedi.
Da sempre autrice difficile da incasellare, Enyedi – nata a Budapest nel 1955 – aveva vinto la Caméra d’or al Festival di Cannes nel 1989 con “Il mio XX secolo” e l’Orso d’oro al Festival di Berlino con “Corpo e anima”.
Quest’ultimo, probabilmente il suo lavoro più significativo, è l’emblema di un cinema profondamente libero, dove il sogno si mescola con la veglia e dove i tocchi surreali sono costanti e inaspettati.
Nonostante lavori ormai da molti anni, i suoi film sono sempre sorprendenti, fatta eccezione per “Storia di mia moglie” del 2021, pellicola decisamente più scolastica rispetto alla maggior parte delle sue opere.
È invece davvero anomalo, “Silent Friend”, film la cui ambientazione principale è il giardino botanico di una città universitaria in Germania, dove si erge un maestoso ginkgo biloba. Questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i tranquilli ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane. Nel 2020, un neuroscienziato di Hong Kong, esplorando la mente dei neonati, inizia un esperimento inaspettato con il vecchio albero; nel 1972, una giovane studentessa subisce un profondo cambiamento grazie al semplice atto di osservare e connettersi con un geranio; nel 1908, la prima donna ammessa all’università scopre, attraverso la lente della fotografia, i sacri schemi dell’universo nascosti nella più umile delle piante.
I tre episodi vanno a mescolarsi in un montaggio parallelo, mantenendo comunque ognuno la propria autonomia, ma connessi dal tentativo di stabilire dei legami tra gli esseri umani e le piante.
Dalla condizione femminile all’ambientalismo, passando per la tecnologia, i temi sono molteplici in questa pellicola e la carne al fuoco può apparire troppa, ma le suggestioni sono talmente numerose che il film funziona, nonostante una durata indubbiamente non semplice da reggere: i circa 150 minuti della visione sono forse eccessivi, ma Enyedi riesce comunque a regalare un’esperienza audiovisiva senza dubbio fuori dagli schemi, ostica [...]

