
Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni fa il punto sulla trattativa con Abi per il rinnovo del contratto di lavoro che ripartirà il 9 novembre. Il negoziato, dice, «procede troppo lentamente»
Quel valore che le banche riconoscono ai loro azionisti va riconosciuto anche a chi lo produce, ossia ai lavoratori e alle lavoratrici che sono in attesa del rinnovo del loro contratto di lavoro. «Ci aspettiamo una risposta concreta sugli stipendi», premette il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. E la premessa è parte integrante di tutti i ragionamenti di questi mesi in cui il dialogo con Abi non si è mai interrotto. Ma non sta dando i risultati attesi dai sindacati.
Sileoni come si sta sviluppando il negoziato sul rinnovo del contratto?
Con troppa lentezza. Le grandi operazioni bancarie stanno assorbendo l’attenzione dei gruppi e pesano sulla trattativa. Spesso però diventano un alibi. Ma i lavoratori non possono restare in sala d’attesa mentre si decide il futuro delle banche.
Che cosa potrebbe sbloccare questa situazione?
Un mandato chiaro al Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro, ndr) dell’Abi e una proposta concreta sugli stipendi. Dopo le analisi di scenario, servono scelte. Se, concluse le operazioni straordinarie, il contratto non arriverà, la conflittualità rischierà di spostarsi nei gruppi proprio mentre dovranno realizzare le integrazioni.
La vostra richiesta economica non è troppo alta? Non mette in difficoltà le banche?
Chiediamo 518 euro medi mensili a regime nel triennio, per recuperare l’inflazione e riconoscere la produttività. Tra il 2022 e il 2025 gli utili delle banche sono cresciuti del 72%, il costo del lavoro del 7%. Inoltre, ogni lavoratore bancario genera in media 430mila euro di ricavi l’anno, a fronte di un costo del lavoro medio di 77mila euro. Ciò significa che ciascun lavoratore bancario produce valore per oltre 5,5 volte il rispettivo costo per la banca. I numeri dicono che la richiesta è sostenibile: chi ha prodotto questi risultati deve parteciparvi.
La preoccupa l’orientamento del Governo, che con la manovra ha chiesto risorse alle banche?
Governo e banche discutano e trovino una soluzione. Il contratto segue un percorso autonomo: non accetteremo che il confronto sulla manovra diventi un alibi per rinviare gli aumenti dei bancari.
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