
Dal 2018 la raccolta degli apparecchi è scesa da 48,7 a 31,5 miliardi e gli addetti da 79.500 a 70mila. Cardia: con la delega scaduta servono misure ponte
Tra il 2018 e il 2025 la raccolta complessiva del gioco in Italia è passata da 106,8 a 165,4 miliardi di euro. Nello stesso periodo quella degli apparecchi è scesa da 48,7 a 31,5 miliardi, Awp e Vlt hanno perso il presidio di 662 Comuni e gli addetti della filiera sono passati da 79.500 a 70mila. Anche il gettito segue traiettorie divergenti: quello complessivo è salito da 10,7 a 11,5 miliardi, quello del gioco fisico è sceso da 9,8 a 8,9 miliardi e quello degli apparecchi da 6,2 a circa 5 miliardi.
Sono i numeri presentati da Geronimo Cardia, presidente di Acadi-Confcommercio, al Forum 2026 dell’associazione, dedicato all’«Impatto sociale delle regole». Per Cardia la domanda «non sparisce: migra da un prodotto all’altro, da un canale all’altro, quando non finisce nell’illegalità».
Distanze dai luoghi sensibili e limiti orari hanno ridotto l’offerta autorizzata in parte del territorio senza frenare la crescita complessiva. Con la scadenza della delega per il riordino del gioco fisico, sostiene, «le misure ponte sono vitali»: riequilibrio del Preu, il prelievo erariale unico, e del payout, la quota di giocate restituita in vincite, sperimentazione di Awp e Vlt di nuova generazione e proroghe che non diventino un ulteriore costo per gli operatori.
Il Bilancio di sostenibilità presentato al Forum misura questi effetti su quattro interessi pubblici: tutela dell’utente, legalità, gettito e occupazione. Per Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio, le imprese del gioco legale «non chiedono meno regole, ma regole migliori», e la richiesta è una disciplina nazionale della rete fisica fondata su presidio, formazione, tecnologia e prevenzione.
Per Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la compressione degli apparecchi non riduce il gioco complessivo ma ne sposta una parte verso l’online. La frammentazione tra distanziometri, limiti orari e altri vincoli rende difficile per un concessionario sapere dove e a quali condizioni potrà operare, e quindi programmare le gare: per prepararne ed espletarne una serve circa un anno, da qui la necessità delle proroghe. Il testo di riordino predisposto con il Mef e la Ragioneria generale e arrivato a Palazzo Chigi era, ricorda, «equilibrato» e dovrebbe essere ripreso nella prossima legislatura.
Renato Loiero, consigliere del presidente del Consiglio per le politiche di bilancio, ritiene probabile un intervento sulle proroghe nella prossima legge di Bilancio. La scadenza della delega non chiude il dossier: «Nulla esclude che si possa ancora intervenire o nei decreti correttivi della delega fiscale o in un’altra sede».

