Il gruppo bresciano di meccatronica ha acquisito la brasiliana Novus. Ha archiviato il primo semestre con un rialzo dei ricavi del 2,3%

Dazi Usa? No grazie. Il gruppo bresciano della meccatronica Gefran ha deciso di investire in Brasile ed ha sottoscritto un accordo per l’acquisizione, per un controvalore di 35,8 milioni di euro, di Novuspar Participaçoes Societàrias Ltda e relative controllate, con sede a Canoas nello Stato del Rio Grande do Sul. Dopo l’applicazione in via provvisoria, dallo scorso primo maggio, dell’accordo commerciale Ue – Mercosur che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, sempre più aziende italiane investono in quest’area. Ricordiamo che in precedenza sui macchinari importati dalla Ue venivano applicati dazi fra il 14% e il 20% a seconda del Paese considerato. In Brasile ha recentemente rafforzato la presenza, fra l’altro, il gruppo di soluzioni per le infrastrutture Franchetti (quotato all’Euronext Growth Milan) acquisendo Ecr Engenharia di San Paolo, ottenendo nuove commesse sia nell’ambito delle infrastrutture viarie sia in quelle ferroviarie.

S’intende: anche Gefran in Brasile era già presente, tramite Gefran Brasil Eletroeletronica Ltda controllata in via indiretta mediante l’elvetica Gefran Schweiz Ag. Ma con Novus vi sarà un vero e proprio salto dimensionale. Già oggi Gefran realizza all’estero il 67% del giro d’affari (il 77% per il comparto dei sensori di misurazione e il 43% per quello dei componenti per il controllo dei processi per l’automazione), ma nel primo semestre 2026 solo il 4,1% del fatturato (poco più di 3 milioni) derivava dal Sud America, per di più in lieve flessione (-1,9% rispetto al 30/6/2025) anche a causa dell’effetto cambi. Che però, non sorprendentemente, ha colpito ancor di più le vendite in Nord America (-6,6% a 6,2 milioni).

Nel complesso, comunque, nel primo semestre 2026 Gefran ha conseguito buoni risultati. I ricavi sono saliti del 2,3% a 73,8 milioni (+3,6% a cambi costanti) e solo per 337.000 euro in parte hanno beneficiato del completo consolidamento della vicentina Cz Elettronica Srl perfezionato a febbraio 2026. Il settore trainante è stato quello dei componenti per l’automazione (in cui rientra anche Cz Elettronica Srl) con un +6,9% a 31,1 milioni, mentre quello dei sensori è salito solo dell’1,3% a 47,9 milioni; entrambi i comparti hanno visto un’accelerazione nel secondo trimestre (+11,6% a circa 16 milioni i componenti per l’automazione e +2,8% a 24,1 milioni i sensori).

In particolare nell’ambito del business sensori la performance migliore è stata evidenziata dalle gamme di prodotto della pressione industriale (+13,8%), mentre nei componenti per l’automazione dalle soluzioni ed equipaggiamenti per il controllo del processo (+13,3%), dai controlli di potenza (+8,9%) e dagli strumenti (+3,8%). Va qui ricordato che per quanto riguarda l’intero mercato americano (Nord e Sud America) i sensori hanno dato luogo a vendite per 6,3 milioni (-10,1%) e i componenti per l’automazione per 2,9 milioni (+8,4%, nonostante l’effetto cambi negativo).

A livello consolidato Gefran, nel primo semestre 2026, ha evidenziato un ebitda e un ebit rispettivamente in flessione del 4,2% a 13,2 milioni e dell’8% a circa 9 milioni, ma l’utile netto, soprattutto grazie al miglioramento del saldo finanziario (passato da un valore negativo per 758.000 euro a uno positivo per 189.000 euro), è salito dell’1,7% a 6,7 milioni. Ricordiamo che le lievi variazioni negative di ebitda ed ebit sono dovute esclusivamente al comparto sensori (ebitda -13,3% a 9,9 milioni, ebit -17,3% a 7,5 milioni), mentre quello dei componenti per l’automazione ha visto balzare l’ebitda del 40,6% a 3,3 milioni e più che raddoppiare l’ebit da 657.000 euro a 1,4 milioni. Presenta però una marginalità inferiore a quella del comparto sensori (ebitda ed ebit margin rispettivamente del 10,5% e 4,6% contro il 20,7% e 15,8% dei sensori).

Al 30/6/2026 Gefran disponeva di liquidità netta per 25,6 milioni, sebbene in diminuzione rispetto ai 32,6 milioni di fine 2025 dopo un capex di 8,1 milioni (è in corso un programma di investimenti da complessivi 20 milioni per la riqualificazione di un edificio di proprietà da 13.000 mq in via Stazione Vecchia a Provaglio d’Iseo che dovrebbe essere pienamente operativo nella primavera del 2027; a tale attività sono stati destinati 3,9 milioni nella prima metà del 2026), l’acquisizione del residuo 40% di Cz Elettronica Srl per 0,6 milioni, il pagamento di un monte dividendi di 6,1 milioni e di imposte per 1 milione.

Ed ora l’acquisizione di Novus. Che rafforzerà entrambe le aree di business di Gefran (ampliando inoltre l’offerta prodotti nei segmenti della strumentazione, del monitoraggio e dell’Industrial IoT) e nel 2025 ha conseguito (controvalore in euro) ricavi per 16,4 milioni e un ebitda di 3,4 milioni (ebitda margin del 20,7% quindi molto elevato), oltre a disporre di liquidità netta per circa 1,2 milioni. Dopo il perfezionamento dell’operazione Gefran evidenzierà comunque un livello di indebitamento contenuto (peraltro al 30/6/2026 il patrimonio netto ammontava a circa 102,7 milioni mentre quello di Novus era pari a circa 13,2 milioni di euro) e non vi è motivo quindi di ritenere che sarà modificata la politica di remunerazione degli azionisti (pay-out 2025 pari a circa il 61%).

Una caratteristica che accomuna Gefran e Novus è l’assidua partecipazione alle fiere di settore. Il gruppo bresciano nel 2026 ha preso parte a Sps Italia a Parma, a Plast a Milano e a Chinaplast, e sarà prossimamente presente a Conexpo India, mentre Novus è stata a Distributech a San Diego, alla fiera di Hannover, a Fispal Technology a San Paolo, e ad Automation Expo a Mumbai, e a novembre presenzierà alla fiera Chillventa di Norimberga. Per aziende con vocazione all’export la partecipazione alle fiere internazionali di settore è strategica e serve anche e soprattutto a presentare i nuovi prodotti e innovazioni tecnologiche. Non a caso al 30/6/2026 i costi operativi (non legati al personale e alle materie prime) di Gefran sono saliti del 7,3% a 12,8 milioni.

Nel primo semestre 2026 Gefran ha lanciato il nuovo sensore di bassa pressione Tpla al silicio, la nuova famiglia di sensori a filo GHS Safety ed i pannelli operatore G-Mation W55, ma altre innovazioni sono attese entro fine anno soprattutto nel comparo dei sensori magnetorestrittivi; inoltre è stato costituito il primo nucleo Ricerca e Sviluppo presso la sede di Shanghai di Gefran Automation Technology.

E un altro punto di contatto è costituito dall’attenzione alle tematiche Esg. Gefran redige da anni il bilancio di sostenibilità e già attualmente l’83% dell’energia elettrica proviene da fonti rinnovabili certificate (il nuovo stabilimento ospiterà un impianto fotovoltaico da 500 kWp e sarà circondato da un progetto del verde basato su specie autoctone), il 100% degli imballaggi è riciclabile e il 100% della carta utilizzata è di origine certificata. È stato realizzato un progetto pilota sulla valutazione di impatto ambientale per il sensore di pressione Km ed il gruppo intende ridurre del 25% la carbon footprint entro il 2030. Inoltre dal 2025 sono stati integrati i processi di Enterprise Risk Management e di analisi di doppia rilevanza ai fini Esg.

Novus, da parte sua, a giugno 2026 ha avviato sul proprio sito web la pagina dedicata specificamente alle tematiche Esg (con aggiornamenti mensili) e sotto il profilo sociale sostiene finanziariamente l’Associaçao Esporte+ che avvicina allo sport le persone con disabilità.

Gefran, inclusa nell’indice Ftse Italia Small Cap e in particolare nel segmento Star ad alti requisiti, da luglio 2026 fa parte anche dell’indice Intermonte Valore Italia, i cui componenti devono soddisfare a vari requisiti tra i quali la solidità finanziaria (rapporto tra debito netto ed ebitda inferiore a 5 volte, e come si è visto Gefran anche dopo l’acquisizione di Novus rientrerà ampiamente in questo criterio) e un flottante di almeno il 30% (per Gefran è del 36,5% e nell’azionariato sono presenti investitori istituzionali importanti quali Anima Sgr e Lazard Fréres Banque ciascuno con quote di poco superiori al 5%).

Il mercato apprezza la società, ma da un anno a questa parte le quotazioni hanno evidenziato un incremento comunque contenuto (inferiore al 10%), che probabilmente non riflette del tutto le potenzialità del gruppo anche in vista del prossimo aumento della diversificazione geografica dei mercati di sbocco (nel primo semestre 2026 circa un terzo dei ricavi derivava dall’Italia – che comunque rimane prioritaria – e un quarto ciascuno dal resto della Ue e dall’Asia, mercato quest’ultimo in crescita nonostante la penalizzazione dell’effetto cambi).

Da qui l’importanza strategica della partecipazione alle fiere in India sia di Gefran sia di Novus e dell’incremento della presenza del gruppo nel continente americano – pur cercando di contenere l’effetto dei dazi Usa – grazie alla strategica acquisizione brasiliana. Non a caso, dal 6 all’11 settembre 2026 oltre 90 imprese italiane sbarcheranno in Argentina e Brasile nell’ambito della prima missione congiunta Confindustria – Ice dopo l’accordo Mercosur; solo nel primo mese di applicazione l’export italiano nell’area è salito del 21,1% a 745 milioni (di cui il 90% riferito ad Argentina e Brasile) rispetto a maggio 2025.

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