
Botta e risposta tra Italia e Germania sul riempimento dei depositi. Per l’ad di Snam, bisogna stare attenti ai picchi di consumi in altri Stati
Stoccaggi gas pieni per quasi il 92 per cento in un’Europa che, con con l’inverno alle porte, si trova a dover fronteggiare il nodo dei depositi tedeschi. Perché se è vero, come ha spiegato oggi l’ad di Snam, Agostino Scornajenchi, a margine delle celebrazioni per gli 85 anni del gruppo – nato il 30 ottobre del 1941 come Società Nazionale Metanodotti -che l’Italia ha rispettato l’obbligo fissato dall’Europa (vale a dire quello di arrivare al 90% del riempimento), «altri Paesi non hanno fatto lo stesso». In primis, la Germania che oggi ha affidato a un portavoce del ministero dell’Economia e dell’Energia la replica ai rilievi, mossi nei giorni scorsi dal direttore generale Mercati e Infrastrutture energetiche del Mase, Alessandro Noce, secondo cui«senza i tardivi acquisti tedeschi oggi i prezzi sarebbero a 70 euro per megawattora, mentre adesso sono a 100 euro per MWh». Rilievi rispediti al mittente dal governo tedesco che ha minimizzato l’impatto sul mercato europeo e respinto anche le accuse di aver ritardato di riempire i depositi per concentrarsi sulla privatizzazione di Sede e Uniper.
Insomma, tra Italia e Germania i toni sono particolarmente accesi. Ma, al di là della polemica, il nostro Paese si prepara ad affrontare l’inverno con il livello più alto in tutto il Vecchio Continente (dove la media è ferma al 75%, mentre quelli tedeschi sono pieni al 61,7% al momento). Merito della scelta del governo di anticipare il riempimento che è partito a marzo, quando i prezzi del gas viaggiavano ancora attorno ai 40 euro per MWh, mentre oggi il Ttf di Amsterdam ha sfondato quota 103 euro).
La ratio di tale mossa l’ha spiegata lo stesso Scornajenchi. «Noi abbiamo avuto la capacità industriale, e di questo ringrazio il management di Snam che ha prontamente reagito, e anche la capacità istituzionale e di questo ringrazio il governo e l’Autorità per aver prontamente identificato gli strumenti che servivano, vi parlo di quello che è successo alla fine di marzo – ha chiarito ancora il top manager – che serviva a avviare una campagna di riempimento stoccaggio in un contesto nel quale, ricorderete, le aspettative di fine della guerra erano a breve. Quindi, provate a immaginare la difficoltà di prendere una posizione completamente controcorrente rispetto al mercato – prosegue ancora Scornajenchi – ma noi l’abbiamo fatto non per un valore, diciamo, di speculazione, o per dimostrare che avevamo ragione. Lo abbiamo fatto perché quello era il nostro dovere, perché mettere il Paese in sicurezza è il nostro dovere». Adesso, ha precisato ancora il ceo di Snam, «comincia l’inverno. Alcuni Paesi hanno fatto il loro dovere come noi, altri lo hanno fatto meno. Il [...]

