
Pubblicato il documento dell’Osservatorio Bilanci della Fondazione nazionale dei commercialisti; crescono dell’1,9% i ricavi al Sud e dell’1,7% al Centro, in calo al Nord
Il fatturato delle società di capitali – che rappresenta il 75% del fatturato totale delle imprese italiane – torna a crescere. È quanto emerge nel documento «Bilanci 2024 e stime fatturato 2025-2026-2027» curato dall’Osservatorio Bilanci della Fondazione nazionale dei commercialisti, pubblicato il 31 luglio. Secondo l’Osservatorio, archiviato del tutto l’incremento a doppia cifra del biennio post-Covid (+25,5% nel 2021 e +26,1% nel 2022), le imprese stanno consolidando i propri bilanci riuscendo a ottenere significativi miglioramenti del quadro economico e finanziario.
Sulla base dei bilanci 2024 di quasi 600 mila società di capitali con fatturato compreso tra 100 mila e un miliardo di euro, il quadro è positivo soprattutto se si guarda agli indicatori patrimoniali e finanziari: il grado di patrimonializzazione è salito dal 45,3% al 46,8%, mentre l’indebitamento si è ridotto passando dal 48,2 al 46,7% dell’attivo. Nota dolente è il calo delle società che chiudono il bilancio in utile, passate dall’86,1% all’84%.
Stabili gli oneri finanziari che, in rapporto al fatturato, sono fermi all’1,5% e sul Mol passano dal 17,3 al 17,6%. Di contro i debiti tributari complessivi sono cresciuti del 2,2%, sintesi di un calo dello 0,4% dei debiti tributari entro l’esercizio e di un incremento del 19,1% dei debiti tributari oltre l’esercizio.
Sul piano territoriale il Sud registra le migliori performance, i ricavi – la cui crescita complessiva è dello 0,2% – sono aumentati dell’1,9%, segue il Centro con + 1,7%; il Nord, di contro, registra una contrazione pari allo 0,5% nel Nord-ovest e allo 0,8% nel Nord-est.
I ricavi crescono maggiormente nelle imprese più grandi (+2,2%), seguite da quelle di medie dimensioni (+0,6%); il trend è invece negativo nelle microimprese (-3,5%) e nelle piccole (-0,3%); queste ultime però fanno registrare la percentuale più alta, pari al 90,1%, di società in utile.
L’andamento dei ricavi rispetto al 2023 a livello settoriale è molto variabile: nelle costruzioni scende dell’8,7%, segno negativo anche per attività immobiliari (- 2,9%), industria manifatturiera (-2%) e arte e cultura (- 0,6%); sale invece sensibilmente nel settore dell’istruzione (+11,4%), della sanità e dell’assistenza sociale (+7,8%), delle riparazioni meccaniche e delle macchine (+7,5%) e per ristoranti e alberghi (+6,4%).
Il grado di patrimonializzazione tende a essere più elevato per le società più piccole. In particolare, le micro passano dal 48,3 al 51,1%, mentre le grandi si attestano al 44,5%, dal 43,8% dell’anno prima.
Per quanto riguarda la quota di società in utile, è il settore delle riparazioni meccaniche e macchinari a far registrare l’indice più elevato (88,7%) anche se in calo rispetto al dato 2023 (+ 89,9%), seguito dalle costruzioni (88,4%, nel 2023 era 91,4%). I settori che registrano una variazione positiva nel 2024 rispetto al 2023 sono due su 20: attività immobiliari (+0,5%) e industria estrattiva (+0,1%). Il settore con il decremento più significativo rispetto al 2023 è quello dell’industria manifatturiera (-4,1%) e delle attività sportive (-3,2%).
Tra i settori con il grado di patrimonializzazione più elevato si conferma l’immobiliare (66,1%), seguito da ristoranti e alberghi (52,6%); il settore con il grado di indebitamento più elevato è quello delle costruzioni (58,2%).
Sulla base dei dati congiunturali del 2025 e della prima parte del 2026 l’Osservatorio stima un aumento del fatturato delle società analizzate. In particolare, si stima un incremento del 2,8 nel 2025, del 5,4% nel 2026 e del 3,2% nel 2027; la crescita reale si attesterebbe a 1,3% nel 2025, a 3,8 nell’anno successivo e a 1,3 nel 2027. L’eventuale prolungarsi della crisi nello stretto di Hormuz, però, potrebbe causare conseguenze depressive sulla crescita reale pari – secondo l’Osservatorio – a 0,1 o 0,2 punti percentuali.
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