
A dialogo con la fondatrice e la ceo del brand francese, che aprirà presto anche un negozio a Firenze: «I clienti cercano non solo prezzi adeguati, ma cura e ricerca»
Da una parte il lusso che si concentra sulla fascia di clienti più altospendenti; dall’altra il fast fashion (e l’ultra fast fashion) che puntano sui prezzi (e la qualità) più bassi. Fra questi poli si estende uno spazio sempre più popolato di marchi che cercano di dare una risposta a chi desidera quel giusto e complesso equilibrio fra valore e cifra indicata sul cartellino, puntando però anche sulla ricerca, sul design, sull’unicità della propria formula.
Uno di questi è Soeur, fondato a Parigi nel 2007 dalle sorelle Domitille e Angelique Brion, oggi guidato anche dalla ceo Freja Day: partecipato dal 2023 e per l’81% dal fondo Style Capital di Roberta Benaglia (che ha in portafoglio anche Zimmermann e Msgm), con il suo mix di design contemporaneo, materiali di qualità, ispirazione timeless, è passato nel giro di tre anni da 50 milioni di fatturato a sfiorare i 100. «Soeur propone capi versatili, da indossare perché sono scelti e non imposti dalla moda, da altri – spiega la direttrice creativa Domitille Brion -. Consente di esprimersi, di cambiare, con capi accessibili ma di alta qualità, fatti con amore e con bei tessuti. Il classico, il timeless, diventa moderno, a volte inaspettato, ma mai intellettualizzato». «Nel nostro segmento prima si cercava il value for money, ora il value for design – nota la ceo -. I clienti chiedono di investire in questa continua ricerca, e credo che la sua mancanza sia uno dei fattori della crisi del lusso. Autenticità, [...]

