
Il potente film di Zvyagintsev per raccontare la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, attraverso un ad che deve mandare i dipendenti al fronte
Un’isola nordica, orlata di abeti, entra nel campo visivo di un binocolo. L’adolescente Seriosha (Boris Kudrin) la guarda dal giardino di una bella casa in una città russa di fantasia, Krasnoborsk: inizia così Minotaur – Nel labirinto del potere di Andrey Zvyagintsev. Questo incipit nell’economia del film –adattamento da Stéphane, una moglie infedele di Claude Chabrol –, sembra fine a sé stesso e, invece, si riannoda al folgorante esordio del regista russo in esilio in Francia, Il ritorno, Leone d’oro a Venezia nel 2003.
In quella struggente, durissima pellicola due ragazzi scoprono uno stralunato rapporto filial genitoriale durante una vacanza su un’isola deserta e selvaggia nel nord della Russia con il padre appena uscito di prigione e fino ad allora conosciuto solo attraverso una fotografia. Anni dopo, in Loveless (2017) c’è un adolescente che guarda attonito il padre e la madre, in via di divorzio, scaricare uno addosso all’altra la cura del ragazzo. In Leviathan (2014) un figlio acquisito diventa il testimone della rovina materiale e morale conseguente a un esproprio ingiusto, che porta con s? una scia di corruttela. Anche in Minotaur Zvyagintsev individua la famiglia come specchio della società russa nei suoi rapporti di forza, infingimenti e posizioni di potere. Il collante è lo stesso degli altri film: un ambiente acquatico, un fatto di sangue, delle fotografie. Il grimaldello della riflessione è la capacità degli adolescenti di guardare il mondo con l’umanità dimenticata dagli adulti e la misericordia che il clero ortodosso calpesta.
Siamo nel 2022: Gleb (Dmitriy Mazurov) è l’amministratore delegato di un’azienda di successo, possiede una bella casa, una bellissima moglie e un figlio adolescente. Possiede è il termine su cui si impernia il film, perché è sul possesso e l’arbitrio dei più forti che si intesse la trama. È appena iniziata l’invasione dell’Ucraina e molti dei suoi dipendenti fuggono per non essere arruolati. Lui li agevola, fin quando la Patria gli chiede di scegliere quattordici lavoratori da far partire per il fronte. Gleb non sa farlo, non vorrebbe farlo e si trova [...]
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