
L’ottavo successo stagionale di Kimi Antonelli fa da corollario d’oro alla giornata calcistica
Meno male che c’è Kimi Antonelli, il nostro baby fenomeno del volante che domenica dopo domenica (con il Gran Premio di Madrid ha centrato l’ottava successo stagionale), ci svincola dal dover parlare subito di calcio in un turno in cui le più pimpanti (Inter, Roma e Como) giocano di lunedì, il giorno dei barbieri e dei posticipi.
Certo, la materia non manca: ma è una materia, a parte l’inaspettato primo posto della Lazio, non proprio esaltante, soprattutto per la Juventus malamente battuta (3-2) dal Sassuolo dopo che per due volte era riuscita a riprendere gli emiliani. Una illusione svanita nel finale.
La squadra di Spalletti, decimata dagli infortuni, è caduta in extremis al 94’ per opera dell’ex Adizic, talento cresciuto in casa bianconera, ma spietato nel decretare la prima sconfitta in campionato della Juve. Un ko abbastanza rocambolesco che sembrava evitato dall’ inattesa doppietta di Zhegrova (82’e 91’) bravo a neutralizzare le reti di Esposito (65’) e Bowie (89’). Una doppietta rivelatasi però inutile per la fragilità della difesa, troppo alta e troppo vulnerabile. Tutta la squadra comunque non è stata all’altezza: lenta, quasi mai concreta. Apprezzabile nel suo tentativo di ribaltare il risultato, ma anche ingenua nello scoprirsi e nel farsi trafiggere nel finale. Oltre all’inaffidabilità della retroguardia pesa poi l’’inconsistenza dell’attacco dove, continuando la crisi di Kolo Muani (a secco da 179 giorni), poco aggiunge l’ingresso di Nick Woltemade, il gigantone tedesco apparso impreciso e poco mobile. Coraggioso e intraprendente invece il Sassuolo di Alberto Aquilani, allievo di Spalletti ai tempi della Roma. Almeno per una sera l’allievo ha superato il maestro.
È andata invece meglio al Napoli, come la Juventus alla ricerca di una nuova identità che lo ricollochi all’altezza della sua storia. Reduce da tre sconfitte consecutive, alla fine ce l’ha fatto battendo (1-0) al Maradona un Bologna, diciamolo, non proprio irresistibile. Ma poco importa: quello che importava a Max Allegri era di uscire da una strettoia molto delicata. Servivano tre punti, e tre punti sono arrivati grazie a un abile guizzo di Lobotka (assist di Favasuli) che ha affondato i rossoblù quasi mai in partita. Che dire? Non è una vittoria che resterà scolpita nella storia, ma insomma l’obiettivo del Napoli era quello di rialzarsi e di non perdere il treno dei primi. E l’obiettivo è stato raggiunto. Male invece il Bologna che rimane inchiodato al suo misero punticino.
Il discorso di un grande passato ormai sfiorito vale anche per il Milan uscito frastornato dalla sfida con la Lazio (2-2). Sotto di due reti, il Diavolo ha rimontato nella ripresa grazie a una doppietta di Diego Moreira, il belga (costato 50 milioni) rimasto a sonnecchiare in panchina per 45 minuti insieme a Pulisic e Musah.
Vero che nel secondo tempo i rossoneri avrebbero perfino potuto vincere, però il Milan di Amorim lascia molto perplessi. Dopo due anni di fallimenti, questo allenatore, pure lui portoghese, è arrivato a Milano con un mandato molto ambizioso: quello di far spettacolo, dare gioco e movimento. Una squadra dominante, insomma. Finora di questo strombazzato programma non si è visto nulla. I rossoneri, chiusi all’angolo, hanno giocato con la Lazio come se in panchina ci fosse ancora Allegri. Un primo tempo inguardabile. Con Modric palesemente fuori condizione e una difesa imbarazzante (imperdonabile il buco di Estupinan nell’uno a zero). C’è tempo per rimediare, d’accordo, ma non si capisce quale sia il “progetto”, la cifra di questa Milan. Guardi la Roma di Gasperini, e il Como di Fabregas, e tutto è chiaro. L’impronta dei loro allenatori la vedi subito. Ma che cosa voglia fare Amorin, molto bravo a filosofeggiare (un profilo più basso forse gli gioverebbe) ancora non si è capito. Poi tutto si complica se chi deve far gol, Ramos, esce dall’Olimpico con zero tiri come nel turno precedente con la Juve. Ricordiamo che è costato 70 milioni.
Non basta spendere. Bisogna spendere bene. Acquistare giocatori in sintonia con il tecnico. In questo senso la Lazio, comunque a 10 punti, fa scuola. Gattuso, tanto bistrattato, e con pochi mezzi, ha dato un volto preciso ai biancocelesti, pure colpiti dallo sciopero dei tifosi contro Lotito.
E vogliamo parlare del Cagliari, quasi in vetta con 9 punti, dopo aver battuto (1-2) anche l’Atalanta di Sarri a Bergamo? Quattro turni sono pochi, d’accordo. però questa squadra, guidata dal giovane Fabio Pisacane, si sta segnalando come la quarta novità emergente dopo Lazio, Roma e Como. Anche in questo caso i soldi non sono tutto. Pisacane infatti, dopo aver guidato la Primavera, sta valorizzando molti giovani che conosceva da tempo. E la società gli ha dato fiducia investendo nelle sue idee. Imbrigliare l’Atalanta di Sarri, finora non brillantissima (2 vittorie e 2 sconfitte) non era semplice. Il Cagliari, con un gioco aggressivo, c’è riuscito abilmente. Il penalty battuto da Maldini (al quale nella notte hanno ritirato la patente dopo un incidente stradale a Milano) è stato alla fine decisivo. E l’Atalanta, pur molto caparbia, non è più riuscita a ribaltare la sfida.
Piace del Cagliari il suo giocare viso aperto anche con avversari superiori, segno di un gruppo consapevole del proprio valore grazie al lavoro di Pisacane, lavoro ben poco riconosciuto in un mondo dove si parla sempre dei soliti noti che, come Allegri, Sarri e lo stesso Spalletti, hanno forse fatto il loro tempo. Al nostro calcio manca il coraggio di puntare su figure in crescita che aprano nuovi cicli. Sacchi, prima di diventare Sacchi, non era nessuno. E neppure Guardiola. Si preferisce stare sull’usato sicuro, ma non sempre, alla prova dei fatti, poi così sicuro.
Concludiamo con una nota positiva: dopo quattro turni, si vede il tentativo da parte degli arbitri, con le nuove linee del designatore Orsato, di non spezzettare il gioco fischiando continuamente la qualunque. Dopo che ci hanno fatto un mazzo così, ora il Var è praticamente sparito. Il tentativo è lodevole perché si vedono meno sceneggiate e il gioco, acquistando ritmo e intensità, si può riallineare a quello dei maggiori campionati europei. Un po’ di sano equilibrio, però non guasterebbe. Prima bastava una spintarella per venire ammoniti. Ora invece liberi tutti, come ai vecchi tempi quando lo stopper martellava con la metodicità di un fabbro gli stinchi dell’attaccante avversario. “Cum grano salis”, ammonivano i latini che, pur non conoscendo il Var, sapevano però stare al mondo.
RISULTATI
Venezia-Fiorentina 2-4
Genoa-Frosinone 1-1
Lazio-Milan 2-2
Atalanta-Cagliari 1-2
Lecce-Monza 3-2
Napoli-Bologna 1-0
Sassuolo-Juve 3-2
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