
I casi di reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne in vigore al momento
Il braccio di ferro delle ultime ore tra Italia e Spagna a seguito della decisione del governo Meloni di sospendere l’accordo di Schengen nei confronti di Madrid a seguito della crisi migratoria di Ceuta, non è il primo caso in cui uno Stato aderente ha deciso di riattivare i controlli. Dal 2006 (anno in cui la Commissione europea ha iniziato a tracciare e registrare formalmente tutte le notifiche) a oggi, la reintroduzione temporanea dei controlli di frontiera è stata notificata ed eseguita oltre 500 volte.
Il blocco può durare un mese e può essere prorogato. Il capo del Viminale, Matteo Piantedosi, ha sottolineato che in questo momento ci sono «almeno una decina di Paesi in Europa che hanno attuato da tempo questa misura: la Germania per i propri confini, la Francia nei nostri confronti a Ventimiglia e anche l’Italia con la Slovenia da circa due anni».
Se si limita l’indagine a quest’anno, viene fuori che i Paesi che, al momento, hanno in vigore una sospensione dell’intesa sono otto (Italia, Austria, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Germania, Svezia e Francia).
In particolare:
Italia
L’Italia ha uno sospensione dell’accordo dal primo agosto al primo settembre 2026. Motivo: minaccia all’ordine pubblico, alla sicurezza interna e alla gestione dei flussi migratori a seguito dei recenti avvenimenti verificatisi nella città autonoma spagnola di Ceuta, causati da ingressi irregolari su larga scala di cittadini di paesi terzi, con il rischio di movimenti secondari all’interno dello spazio Schengen. Interessate le frontiere interne aeree e marittime con la Spagna.
L’Italia ha poi in vigore una seconda sospensione, precedente al caso Ceuta. Scattata il 19 giugno, terminerà il 18 dicembre. Motivo: persistente minaccia di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori lungo la rotta dei Balcani occidentali, crisi in corso in Medio Oriente e in Ucraina, elevato livello di migrazione irregolare, compresa una forte presenza di reti criminali dedite al traffico di esseri umani e al contrabbando. Questa seconda sospensione riguarda i confini terrestri con la Slovenia.
Austria
La sospensione è partita il 16 giugno e terminerà il 15 settembre. Motivo: le continue minacce alla sicurezza interna poste dalla migrazione irregolare lungo le rotte balcaniche (compresa la pressione migratoria prevista), nonché le minacce legate al sovraccarico del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e dei servizi di base, la guerra di aggressione in corso da parte della Russia contro l’Ucraina e la situazione di sicurezza in Medio Oriente, aggravata dai gruppi terroristici e dal conflitto tra Stati Uniti e Israele con l’Iran. La stretta riguarda i confini terrestri e fluviali con la Repubblica Slovacca e i confini terrestri con la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Repubblica di Slovenia.
Paesi Bassi
La sospensione è scattata il 9 giugno e terminerà il 30 settembre. Motivazione: una grave minaccia costante all’ordine pubblico causata dagli elevati livelli di domande di asilo, dalla migrazione irregolare, dal traffico di migranti e dai movimenti secondari, che comportano un sovraccarico del sistema migratorio e di quello di asilo, in particolare per quanto riguarda la capacità di accoglienza. La sospensione riguarda i confini terrestri con il Belgio e la Germania e i confini aerei all’interno dello spazio Schengen.
Norvegia
La sospensione è entrata in vigore il 12 maggio, e scadrà l’11 novembre. Motivazione: persiste una minaccia generale rivolta al settore energetico, con rischi di sabotaggio da parte dei servizi segreti russi, che potrebbero prendere di mira le infrastrutture logistiche e civili, in particolare i porti con collegamenti via traghetto verso l’area Schengen.
Polonia
La sospensione è scattata il 5 aprile, e terminerà ad ottobre. Motivazione: le continue minacce alla sicurezza e all’ordine pubblico derivanti dalla persistente pressione migratoria lungo i confini con la Repubblica di Lituania e la Repubblica Federale di Germania. La stretta riguarda i confini terrestri con la Germania e la Lituania.
Germania
L’accordo è stato sospeso il 16 marzo, e sarà ripristinato il 15 settembre. Motivo: le gravi minacce alla sicurezza e all’ordine pubblico derivanti dal persistere di livelli elevati di migrazione irregolare e di traffico di migranti, nonché la pressione esercitata sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo. L’impatto della situazione di sicurezza globale (compresa la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e la situazione in Medio Oriente e in Asia centrale) sulla sicurezza e sulla migrazione. Le regole sono sospese nei confini terrestri con Francia, Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca e Repubblica di Polonia.
Svezia
La sospensione è scattata il 12 maggio, terminerà l’11 novembre. Motivazione: le gravi e persistenti minacce alla politica pubblica e alla sicurezza interna rappresentate dalla criminalità organizzata transfrontaliera e da altre attività criminali, compreso il coinvolgimento di attori statali stranieri che fanno leva su bande criminali, unite alle minacce persistenti provenienti da gruppi e individui islamisti violenti. Sono interessate dalla stretta tutte le frontiere interne (terrestri, aeree e marittime) e le frontiere terrestri con la Danimarca.
Francia
La sospensione è scattata a maggio e sarà in vigore fino al 31 ottobre. Motivo: le gravi e persistenti minacce all’ordine pubblico e alla sicurezza interna rappresentate dal perdurare della minaccia jihadista, dall’aumento degli attacchi antisemiti, dalle crescenti reti criminali che facilitano la migrazione irregolare e il traffico di esseri umani, e dalla potenziale infiltrazione di individui radicalizzati verso il confine franco-britannico, nonché verso i confini del Canale della Manica e del Mare del Nord, insieme all’aumento della violenza tra i migranti, in particolare nelle zone costiere settentrionali come il Pas-de-Calais, creano condizioni pericolose sia per i migranti che per le forze dell’ordine. Ulteriori minacce derivano dal deterioramento del contesto di sicurezza globale, compresa l’instabilità in Iran, in Medio Oriente, in Afghanistan e in Somalia, nonché dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina. Infine, il vertice del G7 che si è svolto a Evian. La stretta riguarda tutte le frontiere interne (terrestri, aeree e marittime) con il Belgio, la Germania, il Lussemburgo, la Confederazione Svizzera, la Spagna e l’Italia.
L’area Schengen è una zona di libera circolazione senza controlli alle frontiere interne, istituita il 14 giugno 1985 con l’accordo che prende il nome dall’omonima cittadina lussemburghese in cui venne sottoscritto da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi. L’Italia ha sottoscritto l’accordo nel 1990. Le norme sull’abolizione dei controlli alle frontiere interne, implicanti l’ampiamento della libera circolazione per i cittadini dei Paesi firmatari, sono state perfezionate e ulteriormente definite dalla convenzione di attuazione del 19 giugno 1990. L’accordo e la convenzione formano dunque l’acquis di Schengen, che con il Trattato di Amsterdam del 1997 è stato integrato nel quadro giuridico dell’Unione e costituisce uno dei risultati più apprezzati dai cittadini europei. A partire dal 1995 il numero dei Paesi firmatari è progressivamente aumentato fino a coinvolgere oggi 25 Paesi membri UE e quattro Paesi associati (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).
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