
In asta aggiudicate opere per 19,8 milioni di sterline con un tasso di vendita del 99% e l’89% delle opere hanno superato la stima massima: sugli scudi Raza, Khakhar, Husain, Tagore e Souza
Le guerre ad Est non destabilizzano le aste, anzi la caccia all’artista moderno dell’Asia mediorientale ha acceso la competizione nell’appuntamento del 29 settembre a Londra da Sotheby’s. L’incanto dedicato all’arte moderna e contemporanea dell’area mediorientale ha dato spazio a più di una sorpresa andando oltre le più rosse aspettative: ha totalizzato 19,8 milioni di sterline (26,2 milioni di dollari) dalla stima molto inferiore tra 4,1-5,7 milioni di sterline (5,4-7,6 milioni di dollari), segnando così il più alto totale mai registrato per questa categoria nella storia trentennale del dipartimento della casa d’aste con un tasso di vendita del 99% e l’89% delle opere aggiudicate a un prezzo superiore alla stima massima. Molti lavori sono stati venduti a cifre ben superiori alle stime, tra cui dipinti di Raza, Khakhar, Husain, Tagore e Souza. Sono stati stabiliti nove record mondiali d’asta compresi quelli per Rabindranath Tagore, Bhupen Khakhar e Sunayani Devi. La partecipazione globale dei bidder ha registrato un’attività proveniente dall’India e da tutta l’Asia meridionale, dal Nord America e dall’Europa.
«È stata un’asta straordinaria per il dipartimento: abbiamo raggiunto il totale più alto della nostra storia, superando il record stabilito a Londra appena l’anno scorso. Con nove nuovi record d’artista, i risultati riflettono sia la solidità del mercato sia il crescente apprezzamento internazionale per l’arte dell’Asia meridionale – ha spiegato Manjari Sihare-Sutin, responsabile globale di Sotheby’s per l’arte moderna e contemporanea dell’Asia meridionale -. Siamo particolarmente entusiasti del risultato ottenuto con l’opera di Bhupen Khakhar (1934-2003) «Old Men Playing Chess», che ha quadruplicato la stima massima (500-700 mila sterline) raggiungendo i 3.140.000 sterline (4.161.285 dollari), un lavoro fondamentale proveniente dalla sua storica mostra del 1972 e direttamente dalla collezione privata dell’artista. Vedere il mercato rispondere con tale convinzione è immensamente gratificante, soprattutto, l’esito odierno ha dimostrato la varietà di questo settore: da Husain e Raza a Bhupen e Tagore, fino ad artisti i cui mercati stanno ottenendo solo ora il riconoscimento che meritano. Per noi è importante osservare come la storia stessa dell’arte dell’Asia meridionale diventi più ampia, ricca e internazionale».
L’incanto è stato guidato dall’opera «Paysage Rouge» del maestro indiano Sayed Haider Raza (1922-2016), venduto a 3.750.000 di sterline (4.969.688 dollari), una cifra dieci volte superiore alla stima massima (250-350 mila sterline). Anche «Mithuna Crimson» dell’indiano Maqbool Fida Husain (1915-2011) ha superato ampiamente le stime tra 400-600 mila, raggiungendo 2.650.000 sterline (3.514.563 dollari). L’opera proveniva dalla prestigiosa collezione di Chester e Davida Herwitz – collezionisti americani pionieristici che hanno svolto un ruolo fondamentale nel far conoscere l’arte moderna indiana a un pubblico internazionale – ed era stata proposta all’asta per l’ultima volta oltre un quarto di secolo fa. Offerta sotto il martello con una provenienza eccezionale, l’opera senza titolo «Head of a Woman (Testa di donna)» dell’eclettico maestro bengalese Rabindranath Tagore (1928-1987) ha raggiunto la cifra di 1.024.000 sterline (1.357.056 dollari) dalla stima tra 270-350.000 sterline, stabilendo un record d’asta per l’artista e superando di oltre 12 volte i 104.500 dollari ottenuti dall’opera alla sua prima apparizione in asta da Sotheby’s a New York nel 2008. Tra le opere selezionate di Sayed Haider Raza, spicca «Germination», al suo debutto all’asta, il dipinto ha realizzato 704.000 sterline (932.976 dollari) dalla stima tra 220-280 mila sterline. Posta all’incanto per la prima volta dopo essere stata acquistata direttamente dall’artista nel 2003, poco dopo la sua realizzazione, l’opera «Untitled (Apple Cutter)» di Manjit Bawa (1941–2008) è stata aggiudicata per 704.000 sterline (932.976 dollari) dalla stima tra 200-300 mila.
Il clima di accesa competizione tra gli offerenti è emerso fin dal primo lotto quando l’opera «Head» di Francis Newton Souza ha superato di gran lunga la stima iniziale (60-80.000), fermando il martello a quota 435.200 sterline (576.749 dollari). Al suo debutto all’asta, «Untitled (Indian Temple Scene)» di Gaganendranath Tagore ha raggiunto un prezzo oltre 15 volte superiore alla stima massima (6-8 mila sterline), toccando quota 115.200 sterline (152.669 dollari) ). L’opera era stata acquistata originariamente in India all’inizio del XX secolo ed è rimasta nella stessa collezione familiare fino al momento della vendita.
Un’opera «Senza titolo» di Husain, che ritrae l’atmosfera vivace incontrata dall’artista a Benares, stimata tra 100-150.000 sterline ha moltiplicato il suo valore raggiungendo la cifra di 537.600 sterline (712.454 dollari). Tra le poche presenze femminili troviamo «Spaces to Hide» (1980) dell’artista indiana Zarina, all’anagrafe Zarina Hashmii (1937-2020) battuto a 256.000 sterline (339.264 dollari) a fronte di una stima di 50-70 mila sterline. Una serie di cinque acquerelli di un’altra artista contemporanea Madhvi Parekh (1942) ha superato la stima pre-asta di 5-7 mila sterline passando di mano a 48.640 sterline (64.460 dollari). Presentato all’asta per la prima volta, «Landscape with Church» di Souza ha più che quadruplicato la stima iniziale tra 100-150 mila sterline raggiungendo 704.000 sterline (932.976 dollari). «Tree Spirit II», una scultura in bronzo di Dhruva Mistry (1957), ha raggiunto la cifra record di 108.800 sterline (144.187 dollari) partendo dalla stima tra 12-18 mila sterline.
Tutti risultati andati oltre le previsioni della casa d’asta che, probabilmente, ha sovrappesato nelle stime contenute i venti di guerra e un’alta avversione al rischio dei collezionisti, paure facilmente smentite dalla forza e dalla storia dei maestri dell’arte indiana e dell’area. Forse un segnale della liquidità presente sul mercato. Sarà così abbondante anche nei prossimi appuntamenti londinesi con l’arte moderna e contemporanea occidentale?
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