Sovrappeso e ormoni: i segnali che non vanno ignorati

Ingrassare non dipende sempre da quanto si mangia o ci si allena. Il peso corporeo è governato anche da un sistema di segnali ormonali, ritmi biologici e meccanismi nervosi che, se alterati, possono favorire un aumento di peso difficile da spiegare con la sola alimentazione. In questi casi una valutazione endocrinologica può aiutare a individuare la causa reale dell’incremento ponderale.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Carmela Asteria, endocrinologa, responsabile del Centro di Nutrizione a indirizzo Endocrino-Metabolico (NutrEndo_Me) e responsabile scientifico di INCO (Istituto Nazionale per la Cura dell’Obesità) dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, che collabora anche con Palazzo della Salute Wellness Clinic.

Il ruolo degli ormoni nel controllo del peso
Gli ormoni sono sostanze prodotte dalle ghiandole endocrine che regolano numerose funzioni dell’organismo, tra cui il metabolismo, il senso di fame e sazietà, la distribuzione del grasso corporeo e la massa muscolare.
Quando il loro equilibrio si altera, anche una dieta corretta e un’attività fisica regolare possono non dare i risultati attesi.

Quali ormoni incidono maggiormente
Tra i principali coinvolti nella regolazione del peso ci sono gli ormoni tiroidei, che determinano il metabolismo basale. “Se la tiroide funziona meno del dovuto, come nell’ipotiroidismo, il metabolismo rallenta, con possibile comparsa di aumento di peso, stanchezza e ritenzione idrica” spiega la dottoressa Asteria.
Il cortisolo, l’ormone dello stress, se resta elevato a lungo può favorire l’accumulo di grasso addominale e la perdita di massa muscolare.
Leptina e grelina governano rispettivamente sazietà e fame: se i loro segnali al cervello si alterano, può aumentare l’appetito senza un reale bisogno energetico.
Infine, il calo di estrogeni e testosterone legato a menopausa o andropausa modifica la distribuzione del grasso corporeo e riduce la massa muscolare.

Le cause più frequenti dell’aumento di peso ormonale
Tra le condizioni più comuni figura l’ipotiroidismo, in cui la tiroide non produce ormoni a sufficienza rallentando il metabolismo.
Molto diffusa anche la sindrome dell’ovaio policistico, che colpisce numerose donne in età fertile ed è caratterizzata da alterazioni ormonali, irregolarità mestruali e infertilità. “Può favorire l’aumento di peso ma, a sua volta, il sovrappeso può aggravarla, creando un circolo vizioso”, sottolinea la dottoressa Asteria.
Anche il diabete di tipo 2 e l’insulino-resistenza favoriscono l’accumulo di grasso viscerale. Più rara, ma possibile, è la sindrome di Cushing, legata a un eccesso di cortisolo dovuto a problemi surrenalici o all’uso prolungato di corticosteroidi, che concentra l’aumento di peso su viso, addome e tronco.

Quando è opportuno rivolgersi all’endocrinologo
Un lieve sovrappeso non è necessariamente legato a squilibri ormonali, ma alcuni segnali meritano attenzione:
● stanchezza persistente;
● gonfiore;
● difficoltà a dimagrire nonostante uno stile di vita corretto;
● irregolarità del ciclo mestruale;
● disturbi del sonno;
● riduzione della forza muscolare.
Ma la specialista sottolinea: “Anche chi ha già una diagnosi di diabete, ipotiroidismo o ovaio policistico dovrebbe monitorare periodicamente l’assetto ormonale”.

Come si arriva alla diagnosi
La valutazione endocrinologica parte da un’anamnesi accurata:
● stile di vita;
● abitudini alimentari;
● attività fisica;
● qualità del sonno;
● patologie pregresse;
● sintomi riferiti dal paziente.
Sulla base di questi elementi il medico stabilisce quali esami del sangue prescrivere, per valutare ormoni tiroidei, cortisolo, insulina, glicemia e ormoni sessuali. In alcuni casi possono essere necessari approfondimenti strumentali, come ecografie tiroidee, addominali, ovariche o una risonanza magnetica.

Il percorso terapeutico
Una volta individuato lo squilibrio, la cura viene calibrata sul singolo paziente. In presenza di ipotiroidismo si ricorre in genere a una terapia ormonale sostitutiva; nei casi più complessi, come la sindrome di Cushing, possono essere necessarie terapie mirate e, talvolta, un intervento chirurgico.
Accanto alla terapia farmacologica, l’endocrinologo può proporre un piano nutrizionale personalizzato ed eventuali integratori, sempre sotto controllo medico. “Il monitoraggio continuo è essenziale per adattare le terapie in corso”, conclude la dottoressa Asteria, “Tenendo conto non solo del peso ma anche della composizione corporea e della risposta complessiva alla terapia”.

Il servizio NutrEndo_Me
Il percorso di cura si svolge nell’ambito di NutrEndo_Me, il servizio di nutrizione a indirizzo endocrino-metabolico dell’Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, che riunisce in un’unica giornata (Day Service) le visite di endocrinologo, nutrizionista e psicologo.
Il servizio si occupa di sovrappeso e obesità, comorbidità come diabete e dislipidemie, endocrinopatie legate al peso e disturbi alimentari, con possibilità di visite anche in telemedicina.

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