
Per un verso è l’effetto dei collegamenti marittimi, per un altro l’effetto del cambiamento climatico che determina l’innalzamento delle temperature anche in mare. Certo è che nel Mediterraneo cresce la presenza di specie aliene. Esemplari di pesci e vegetazione, come sottolineano i ricercatori dell’Ispra, «introdotti da attività umane come il traffico marittimo, l’acquacoltura e l’acquariofilia, o attraverso canali artificiali come quello di Suez e da specie in espansione di areale, che giungono attraverso corridoi naturali come lo Stretto di Gibilterra». Per questo motivo l’Istituto superiore di protezione ambientale porta avanti una campagna di sensibilizzazione e informazione giacché, in estate e al mare, non è raro imbattersi in specie non proprio locali.
«I cambiamenti climatici e le alterazioni ambientali favoriscono l’insediamento di queste nuove specie -sottolineano dall’Ispra -, alcune delle quali possono diventare invasive e causare gravi danni all’ambiente, all’economia e alla salute umana».
Per questo motivo è stato predisposto anche un opuscolo in cui sono indicate le specie aliene e quelle pericolose per la salute «in quanto tossiche per il consumo, urticanti o velenose al contatto».
Tra le specie aliene, nell’opuscolo curato dall’Ispra sono indicate 32 esemplari tra pesci e vegetazione, si registra la presenza del pesce palla, del pesce scorpione, l’Hemiramphus far mezzobecco, e poi i pesci tropicali Flauto e Flauto rosso. Senza dimenticare ynanceia verrucosa, pesce pietra
Specie indopacifica, nota per essere una delle specie più velenose e temibili in mare, caratterizzata da una elevata capacità mimetica che la rende difficile da distinguere tra le rocce e asperità del fondo e può raggiungere 40 centimetri di lunghezza.
Tra i suggerimenti dei ricercatori, che monitorano il fenomeno, c‘è quello di fare una foto o video dell’esemplare, annotare la località (se possibile le coordinate geografiche). E poi «prenderenota delle caratteristiche dell’ambiente e qualsiasi altra osservazione venga ritenuta utile (tipologia di fondale, profondità, presenza di altri organismi, presenza di anomalie, segni di inquinamento o altro)».
E poi segnalare tempestivamente la presenza direttamente ai ricercatori dell’Ispra con una mail all’indirizzo alien@isprambiente.it
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