
Per un verso è l’effetto dei collegamenti marittimi, per un altro l’effetto del cambiamento climatico che determina l’innalzamento delle temperature anche in mare. Certo è che nel Mediterraneo cresce la presenza di specie aliene. Esemplari di pesci e vegetazione, come sottolineano i ricercatori dell’Ispra, «introdotti da attività umane come il traffico marittimo, l’acquacoltura e l’acquariofilia, o attraverso canali artificiali come quello di Suez e da specie in espansione di areale, che giungono attraverso corridoi naturali come lo Stretto di Gibilterra». Per questo motivo l’Istituto superiore di protezione ambientale porta avanti una campagna di sensibilizzazione e informazione giacché, in estate e al mare, non è raro imbattersi in specie non proprio locali.
«I cambiamenti climatici e le alterazioni ambientali favoriscono l’insediamento di queste nuove specie -sottolineano dall’Ispra -, alcune delle quali possono diventare invasive e causare gravi danni all’ambiente, all’economia e alla salute umana».
Per questo motivo è stato predisposto anche un opuscolo in cui sono indicate le specie aliene e quelle pericolose per la salute [...]
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