Stasera Italia-Turchia. Da vecchi brocchi a giovani talenti. Quale è la vera Nazionale?

La Nations League è alla nostra portata, ma qualche sbandata la faremo ancora. Senza però, si spera, tutta questa enfasi che ogni volta accompagna la Nazionale. La strada è giusta. Piace l’idea del divertimento, della ricerca del palleggio, di un gioco corale

Meglio chiarire per evitare equivoci: alla Nazionale vogliamo bene. E gli auguriamo che anche stasera a Bologna con la Turchia (ore 20,45) giochi a testa alta come ha fatto a Parigi (1-1) e prima ancora con la stessa Turchia (1-4).

Sventolato il tricolore, e pronti a stringerci a coorte, una domanda però bisogna farla: e se ci dessimo tutti una bella calmata? D’accordo che parliamo di calcio, e non dei destini del mondo, ma un pizzico di equilibrio bisognerebbe conservarlo. Sennò si passa per pazzi che cambiano idea ad ogni alito di vento. Un po’ come Donald Trump, con una differenza, però: che lui si diverte a fare il mattoide per spiazzare gli interlocutori e raggiungere i suoi obiettivi. Sul calcio invece abbiamo perso proprio la bussola. Vale tutto e il contrario di tutto. Ogni giudizio non dura più di 24 ore come il latte quando è veramente fresco.

Ricordiamolo: una settimana fa, dopo la sconfitta con il Belgio, il funerale era già pronto. La Nazionale era ormai considerata un gruppo allo sbando. Con giocatori inadeguati e senza orgoglio. E con un allenatore, bollito dai dollari arabi, da far accomodare su un’altra panchina: quella dei giardini pubblici. Ora, dopo due partite, siamo di nuovo campioni . “Una Grande Italia”, pronta a riaprire un ciclo vincente e chi più ne ha più ne metta.

Il solito marziano, sceso per sbaglio sulla Terra, direbbe: “Non ho capito bene, ma parlate sempre della stessa squadra? E dello stesso allenatore?” Il marziano non avrebbe tutti i torti. Prima eravamo dei vecchi brocchi presuntuosi, ora un coraggioso gruppo di giovani talenti. Ma da dove sono usciti Kayode e Scalvini? E Vergara e Sebastiano Esposito dov’erano? Li avevamo nascosti in cantina?

Ora: in un Paese come il nostro, che manda sempre via la meglio gioventù, ben venga qualsiasi ripensamento. È bravo Mancini che li ha recuperati facendoli divertire e alleggerendoli da una pressione esagerata. Però un minimo di cautela ci vuole. Non montiamoci la testa. Certo con la Francia abbiamo finalmente giocato bene, rispondendo colpo su colpo e non andando in barca dopo la magnifica punizione di Olise, talento straordinario capace di mandare per matti qualsiasi difesa. Va però riconosciuto che gli Dei del calcio – con le incredibili parate di Donnarumma – una potente mano ce l’hanno data. E anche se è vero che l’Italia, nel primo tempo, ha avuto le sue occasione (incredibile quella sbagliata da Kean), va ricordato che la Francia era senza Mbappè, non l’ultimo della lista. E che poi nel finale si è trovata in dieci per l’espulsione di Upamecano, vero perno della difesa di Zidane.

Ma non è questo il punto.

Il punto che due partite, per quanto brillanti, non possono rovesciare completamente il giudizio su una squadra che Mancini ha cominciato a ricostruire solo dieci giorni fa. Il ct azzurro non ha certo bisogno di avvocati, ma anche su di lui sono state date e scritte cose improponibili. Vero: tre anni fa, quando ha mollato l’Italia per l’Arabia, l’ha fatta grossa. Una brutta vicenda soprattutto per un allenatore che guida la Nazionale e deve trasmettere senso di responsabilità ed etica ai suoi giocatori.

Detto questo, e chiusa la pratica, il valore di Mancini non si può discutere. I risultati parlano per lui. Ci ha fatto vincere un Europeo che neppure ci sognavamo. Ha allenato con ottimi risultati l’Inter, la Lazio, il Manchester City, il Galatasaray e altri club prestigiosi. Anche Guardiola, con tre giorni a disposizione, avrebbe fatto una figuraccia. Quindi calma e gesso. Ci siamo rialzati, ma bisogna andare avanti, battere bene la Turchia per affrontare poi Francia e Belgio senza quegli affanni che altre volte ci hanno tagliato le gambe.

La Nations League è alla nostra portata, ma qualche sbandata la faremo ancora. Senza però, si spera, tutta questa enfasi che ogni volta accompagna la Nazionale. La strada è giusta. Piace l’idea del divertimento, della ricerca del palleggio, di un gioco corale. Piace l’idea di un gruppo di giovani che non gioca più con il lutto al braccio per l’esclusione dal Mondiale. E piace finalmente che i senatori non siano più intoccabili. Ora stiamo risalendo. Però bisogna concludere il lavoro. E stasera con la Turchia dobbiamo farlo, sapendo però che non siamo ancora fenomeni. Perché poi a buttarci giù siamo maestri.

Soprattutto se non ci complicheremo la vita con questa assurda guerra tra Coni e Fgci. Domani, come è noto, la giunta del Coni si esprimerà sul possibile commissariamento della Federazione Calcio per la vicenda del non tesseramento di Giovani Malagò, presidente democraticamente eletto il 22 giugno. È un brutto pasticcio all’italiana, con vizi formali che diventano pretesti per regolamenti di conti in cui la politica, inopinatamente, ci mette il naso. E non solo quello. Purtroppo un commissariamento della Fgci, oltre a colpire Malagò potrebbe colpire anche Mancini e il fragile percorso di rinascita della Nazionale. Sarebbe un autogol a colpi di cavilli, specialità in cui continuiamo ad essere campioni del mondo.

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