
Il fenomeno climatico previsto per il 2027 potrebbe causare ondate di calore estreme, siccità e piogge intense, amplificando gli effetti del riscaldamento globale
«Un El Niño da record con proporzioni gigantesche», ha dichiarato Antònio Guterres, segretario Onu. Alcuni scienziati australiani lo hanno ribattezzato “Godzilla”. Sono anni che si parla di “lui” ma solo adesso fa così paura: perché?
L’aumento delle temperature dovuto a el niño ha già avuto pesanti ripercussioni nell’estate 2026 ma i suoi effetti non sarebbero terminati. I dati della Wmo (World Metereological organitation) e della Nooa (National Oceanic and Atmospheric Administration Home) delineano uno scenario preoccupante, lontano da malevoli allarmismi. L’inverno 2027, stando alle previsioni, sarà caratterizzato soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio dalle temperature più alte mai registrate rispetto alla media globale.
Partiamo dall’inizio. El niño è una grande oscillazione climatica naturale del sistema oceano-atmosfera che si ripresenta ciclicamente, in genere ogni due-sette anni. Alla base di questo fenomeno c’è un anomalo e periodico riscaldamento delle acque superficiali dell’oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale. Durante un evento di El Niño, i venti alisei-che normalmente spingono le acque calde verso ovest- si indeboliscono o cambiano direzione. Questo blocco permette a enormi quantità di calore oceanico accumulato di essere rilasciate direttamente nell’atmosfera.
Si può parlare di El Niño quando la temperatura degli oceani è soggetta a un incremento di almeno 0,5 gradi celsius rispetto alla media per almeno cinque mesi. La Nooa ha stimato una probabilità del 63% di superare di due gradi celsius fino a gennaio 2027.
El Nino è stato ribattezzato “super El Niño” per il 2027 per via della sua intensità. L’anomalia oceanica di El Niño non va considerata come un agente indipendente e isolato.
Il pianeta è un sistema e come tale su di esso agiscono anche altri fattori: la crisi climatica e il riscaldamento di origine antropica. Questo genera un effetto moltiplicatore estremamente pericoloso che rende El Niño ancor più violento. Le stime per l’anno complessivo 2027 sono di un incremento delle temperature di 1,27 gradi celsius , battendo il primato del 2024 di 1,55 (Global Climate Highlights).
Gli effetti di El Niño sono stati già pienamente visibili nell’estate che ci lasciamo alle spalle. Il prosciugamento atmosferico ha innescato incendi boschivi nel sud-est asiatico, in particolare in Indonesia. In India i monsoni stagionali-necessari per i raccolti si sono drasticamente indeboliti, mettendo a rischio la sicurezza alimentare della regione. Il world food programme ha già stimato che la siccità legata a El Niño minaccia di spingere circa 50 milioni di persone verso la fame acuta. In Nepal Il calore intenso unito a precipitazioni monsoniche persistenti ha messo in ginocchio il paese con più di un migliaio di vittime.
L’oceano è il principale regolatore climatico del pianeta e i suoi effetti non sono rimasti confinati nel continente asiatico, confermando tristemente la portata globale del fenomeno. L’Europa è stata colpita dall’ondata di calore più intensa mai registrata, causando più di trentamila morti. In vista del 2027, la Wmo ha avviato un piano preventivo per trasformare i servizi idro-meteorologici in tempestive misure di allerta e protezione. Per l’Italia le proiezioni indicano un autunno di piogge intense che aggraverà il rischio idrogeologico. La combinazione tra siccità estiva e successive precipitazioni violente è critica: i terreni aridi non assorbono l’acqua, mandando in affaticamento le infrastrutture idriche. Questo scenario getta nuove ombre sul settore agricolo, minacciando in particolare i raccolti di grano duro, vite e ulivo.
Sebbene El Niño sia un fenomeno ciclico e naturale, indipendente dall’uomo da millenni, la sua attuale portata e intensità non è casuale né incondizionata.IL 2027 potrebbe rivelarsi l’anno più caldo di sempre o confermare un trend ascendente. In entrambi i casi, l’attenzione resta alta.
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