Taiwan testa la difesa in vista di un possibile attacco della Cina

Le manovre simuleranno un’invasione, un blocco navale e interruzioni delle comunicazioni. Per la prima volta coinvolti anche i civili nelle esercitazioni di resilienza urbana

Taiwan ha dato il via oggi alle esercitazioni militari annuali “Han Kuang”, il più importante addestramento delle proprie forze armate, organizzato per prepararsi a un’eventuale invasione da parte della Cina, che considera l’isola una provincia ribelle e non esclude il ricorso alla forza per riportarla sotto il proprio controllo. Le manovre dureranno dieci giorni, fino al 14 agosto.

L’edizione di quest’anno punta a verificare la capacità delle forze armate di continuare a operare anche in condizioni di forte degrado delle comunicazioni e della catena di comando. Per questo uno degli aspetti centrali dell’addestramento riguarda il decentramento delle decisioni operative: i comandanti sul campo saranno chiamati a reagire in autonomia, senza attendere istruzioni dai livelli superiori. Le esercitazioni introdurranno, inoltre, procedure di comando ispirate a quelle utilizzate dalle forze armate statunitensi, tra cui i cosiddetti “backbrief”, attraverso i quali i subordinati illustrano ai superiori come intendono eseguire la missione ricevuta.

Le operazioni sono iniziate prima dell’alba, quando un centro di comando sotterraneo a Taipei ha impartito l’ordine di avvio delle esercitazioni. Nei prossimi giorni saranno simulate operazioni difensive prolungate, comprese esercitazioni con munizioni vere, scenari di blocco navale e risposte alle cosiddette “tattiche della zona grigia”, cioè quelle azioni di pressione militare che restano al di sotto della soglia di un conflitto aperto.

Le attività coinvolgono l’intero territorio dell’isola. Lungo una spiaggia affacciata sullo Stretto di Taiwan decine di riservisti si sono addestrati con fucili d’assalto di produzione nazionale, mentre nel cortile di un liceo di Taipei altri militari hanno simulato il caricamento di mortai e l’impiego di carabine M4. Nel sud dell’isola sono stati schierati unità della Marina e un sottomarino, mentre carri armati e altri mezzi blindati hanno effettuato manovre prima dell’alba nelle strade di Taichung. Tra i mezzi impiegati anche i nuovi carri armati statunitensi M1A2T Abrams, parte dei 108 esemplari acquistati da Taipei nel 2019 e consegnati progressivamente negli ultimi mesi.

Le esercitazioni prevedono anche la simulazione di un blocco navale cinese. Navi della Marina e della Guardia Costiera scorteranno i convogli destinati a rifornire l’isola attraverso le acque orientali, mentre saranno testate la capacità degli stabilimenti mobilitati di sostenere la produzione in tempo di guerra e la ricollocazione di impianti militari e civili.

Per la prima volta le Han Kuang coinvolgono in modo importante anche la popolazione civile. A Taipei, Taichung e Kaohsiung saranno organizzate esercitazioni di resilienza urbana con simulazioni di allarme aereo e un rallentamento temporaneo della rete mobile, studiato per riprodurre possibili interferenze nelle telecomunicazioni durante una crisi. L’obiettivo è verificare la capacità delle istituzioni e dei cittadini di continuare a operare anche in presenza di gravi disservizi alle comunicazioni.

Le manovre vedono protagonisti oltre 20mila riservisti. Una parte dell’addestramento interessa più di 5mila militari appartenenti a due brigate, contro una sola brigata coinvolta nell’edizione precedente. L’addestramento servirà anche a verificare la rapidità con cui le forze di riserva possono passare dalla normale attività in tempo di pace alla piena operatività.

“L’addestramento può sempre essere migliorato”, ha dichiarato il ministro della Difesa Wellington Koo, assicurando che Taiwan continuerà a prepararsi con intensità per essere pronta sia in tempo di pace sia in caso di guerra.

Alla vigilia dell’inizio delle esercitazioni, il presidente Lai Ching-te ha ribadito la volontà di rafforzare la difesa dell’isola e la resilienza della società, denunciando l’espansione dell’autoritarismo del Partito comunista cinese e sostenendo che Taiwan continuerà a investire nella propria sicurezza.

Negli ultimi anni Taipei ha accelerato il rafforzamento delle proprie capacità militari, anche su pressione degli Stati Uniti, il principale fornitore di armamenti e il maggiore sostenitore internazionale dell’isola. La strategia punta sempre più su sistemi mobili e facilmente dispiegabili, come droni e altre piattaforme adatte a una difesa asimmetrica contro un avversario militarmente superiore.

Sul piano politico, il presidente Lai si è impegnato a portare la spesa militare al 5% del prodotto interno lordo entro il 2030, ma il Parlamento, controllato dall’opposizione, ha recentemente approvato un piano straordinario da 24,8 miliardi di dollari per nuovi acquisti di armamenti statunitensi, inferiore ai circa 40 miliardi richiesti dal governo.

Taipei è inoltre in attesa del via libera di Washington a un ulteriore pacchetto di forniture militari del valore massimo di 14 miliardi di dollari. Dopo la visita in Cina dello scorso maggio, il presidente Donald Trump ha definito la vendita di armi a Taiwan una “buona carta negoziale” nei rapporti con Pechino. Resta invece operativo il precedente pacchetto di assistenza militare da circa 11 miliardi di dollari, il più consistente finora autorizzato dagli Stati Uniti.

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