
Il ministro degli Esteri ha incontrato il suo omologo sloveno, Tone Kajzer, a Nova Gorica (Slovenia)
«Un sistema portuale che comprenda Trieste e Capodistria (Koper, Slovenia) che rafforzi le capacità ricettive e favorisca l’esportazione. Il terminale è Trieste, Capodistria potrebbe essere il gemello che rinforza il sistema». A delineare questa soluzione è stato il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani nel corso di una conferenza stampa con il suo omologo sloveno, Tone Kajzer, a Nova Gorica (Slovenia). Gli ha fatto eco il ministro Kajzar confermando quanto affermato da Tajani: «Il nostro interesse – ha detto il ministro sloveno – è collaborare in modo organico tra i nostri porti».
Sullo sfondo c’è l’Imec, il progetto infrastrutturale presentato ufficialmente nel settembre 2023 durante il vertice del G20 a Nuova Delhi. L’obiettivo è collegare tre delle aree economiche più dinamiche del pianeta — India, Medio Oriente ed Europa — per favorire l’integrazione commerciale, energetica e digitale. Il corridoio settentrionale collegherebbe il Medio Oriente all’Europa tramite una combinazione di linee ferroviarie e reti stradali e portuali, attraversando i paesi della penisola arabica (come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) per sboccare poi nel Mediterraneo. Il porto di Trieste ha le caratteristiche per conquistare uno spazio.
Al centro dell’incontro anche la situazione al confine tra Italia e Slovenia, caratterizzata dal mantenimento dei controlli fissi di polizia, in deroga temporanea al regime di libera circolazione dell’accordo di Schengen. «L’Italia – ha detto Tajani – riflette in modo positivo sulla possibilità di sostituire, al termine della proroga, la sospensione di Schengen» al confine tra Italia e Slovenia «con misure concordate alternative che garantiscano la sicurezza e la lotta all’immigrazione irregolare». «Ne ho già parlato con Piantedosi», ha aggiunto il responsabile della Farnesina. Si pensa a una collaborazione mista come «al confine con la Francia, con poliziotti italiani e francesi». Kajzer ha parlato del confine come di «uno spazio di cooperazione e nuove opportunità». La proroga scade il 18 dicembre.
In mattinata Tajani è intervenuto a Trieste al Forum Annuale dell’Osservatorio Sud Est Europa, costituito dalla Fondazione Einaudi. «Ho apprezzato le proposte dell’Osservatorio Sud Est Europa rispetto a un modello meno burocratico del processo di adesione dei Paesi dei Balcani Occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia, ndr) all’Unione europea – ha affermato -. Un suggerimento prezioso che condivido». In generale, il ministro ha ribadito che i paesi dei Balcani occidentali «sono europei» e «dobbiamo farli entrare come loro diritto quanto prima nell’Unione europea». In questo senso, però, «l’Europa non deve avere un atteggiamento ostile: nelle procedure di adesione bisogna essere rigorosi ma non ostativi. Se ritardiamo con atteggiamento burocratico rischiamo di perdere politicamente i Balcani perché ci sono interessi diversi tra Russia, Cina, Paesi arabi. Per l’Italia – ha messo in evidenza Tajani – è una priorità politica».
Rispondendo a margine dell’incontro a una domanda sui funerali di Stato per Ratko Mladic, il responsabile della Farnesina ha chiarito: «Siamo sempre convinti che la Serbia debba essere parte futura della Unione Europea, anche se ci sono degli errori, delle scelte che noi non condividiamo, ma non possono essere certamente condizioni irreparabili per l’adesione all’Unione Europea». Sui funerali di Mladic, ha continuato, «non abbiamo detto nulla», comunque «non ci sono andate le autorità serbe, è una scelta che è stata fatta, non mi pare entusiasmante, forse si poteva evitare, però noi guardiamo ai progressi che deve fare la Serbia» per entrare in Europa.
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