
Al termine del colloquio, i due ministri hanno incontrato una selezione di imprese italiane con importanti interessi nel mercato turco, attive nei settori delle infrastrutture e trasporti, difesa e aerospazio, energia, telecomunicazioni e siderurgia
L’Italia guarda sempre di più alla Turchia per le opportunità che quel mercato offre su piano del commercio internazionale. In una fase in cui tra guerre e dazi le ombre in questo ambito non mancano, l’obiettivo è diversificare, e il mercato turco è in prima posizione. Venerdì 18 settembre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato alla Farnesina il ministro del Commercio turco Ömer Bolat. L’incontro, viene chiarito in una nota, ha permesso di rafforzare il dialogo sui rapporti economici e commerciali bilaterali e affrontare le conseguenze della crisi nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz sul commercio internazionale.
Al termine del colloquio, i due ministri hanno incontrato una selezione di imprese italiane con importanti interessi nel mercato turco, attive nei settori delle infrastrutture e trasporti, difesa e aerospazio, energia, telecomunicazioni e siderurgia.
Al centro dell’incontro il rafforzamento della cooperazione economica e commerciale bilaterale, con particolare attenzione allo sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti, alle opportunità per le imprese e alla collaborazione nei settori strategici. I due Ministri hanno inoltre affrontato il tema dell’accesso ai mercati e delle relazioni economiche tra Turchia e Unione europea, anche in vista della prossima Commissione congiunta sull’economia e il commercio, da tenersi in Turchia.
La Turchia è uno dei Paesi prioritari del Piano d’azione per l’export. Nel 2025 l’interscambio Italia-Turchia è stato pari a 26,1 miliardi di euro, con 13,7 miliardi di esportazioni italiane mentre le importazioni hanno raggiunto i 12,4 miliardi. L’export italiano negli ultimi mesi ha fatto registrare una forte crescita (+11.3% a giugno e +6,6% a luglio).
L’Italia è il settimo fornitore e il quarto cliente della Turchia. Con una quota export pari al 3,8%, il nostro Paese è il secondo partner europeo, dietro alla Germania (7,2%) ma davanti a Francia (3,1%) e Spagna (2,6%), e primo nel Mediterraneo.
Dal punto di vista merceologico, l’export italiano verso la Turchia è trainato dal settore dei macchinari e apparecchi (19%), seguito dai mezzi di trasporto (16,3%), dai metalli di base e prodotti in metallo (11%). Sul fronte delle importazioni, prevalgono invece i mezzi di trasporto (26,3%), i metalli di base e prodotti in metallo (18,6%) e i prodotti tessili e dell’abbigliamento (9,7%).
Nel periodo gennaio-luglio 2026, l’interscambio commerciale con l’Italia ha raggiunto 15,3 miliardi di euro, registrando una contrazione del -6,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le esportazioni italiane si sono attestate a 7,7 miliardi di euro, in calo del -12,2%, mentre le importazioni sono rimaste sostanzialmente stabili, a 7,7 miliardi di euro. Il saldo commerciale, pari a 25 milioni di euro, risulta pertanto pressoché in equilibrio. Positivi i dati più recenti relativi alle esportazioni italiane verso la Turchia: dopo la crescita del +11,3% registrata a giugno, anche a luglio l’export è aumentato del +6,6% su base annua.

