«Tappa a Milano per raccontare anima e valori Patek Philippe»

Thierry Stern, presidente e proprietario con la sua famiglia della maison di alta orologeria ginevrina Patek Philippe

Da oggi Patek Philippe accoglie a Milano appassionati e curiosi alla sua settima Watch Art Grand Exhibition (Wage), aperta fino al 18 ottobre a CityOval (ex Palazzo delle Scintille) in piazza Sei Febbraio con ingresso gratuito, previa registrazione sul sito ufficiale della maison svizzera.

Un appuntamento ormai centrale per lo storico marchio simbolo dell’alta orologeria che, dopo il debutto a Dubai nel 2012, ha fatto tappa anche a Monaco di Baviera, Londra, New York, Singapore e Tokyo. Lo spazio di oltre 2.900 mq allestito a Milano ospita 15 aree tematiche con più di 300 orologi storici e moderni. In mostra ci sono 152 modelli delle collezioni correnti e 99 pezzi storici custoditi nel Patek Philippe Museum di Ginevra. Ma anche le grandi complicazioni come il Calibro 89 da tasca, e le novità in edizione limitata realizzate per l’occasione e riservati solo al mercato italiano: sette orologi della Milano Special Collection e 25 segnatempo artistici della Rare Handcrafts Milano Collection. E tanto altro, inclusa la presenza di maestri orologiai e artigiani della maison, all’opera. La Watch Art Grand Exhibition è un progetto voluto da Thierry Stern, presidente e proprietario con la sua famiglia di Patek Philippe.

Con questa edizione di Watch Art Grand Exhibition, l’evento torna in Europa. Perché l’Italia e Milano? 

L’Europa è un mercato importante per noi. Abbiamo scelto l’Italia perché è sempre stato un Paese molto appassionato di orologi e un trendsetter. Avremmo potuto organizzarlo in Svizzera, ma l’impatto non sarebbe stato lo stesso. Milano è una delle capitali mondiali della moda e garantisce gli spazi e la logistica necessari. Per questi motivi ho pensato che fosse la location giusta.

Perché avete scelto la formula esposizione per la Wage? 

Credo molto in eventi come questo: è importante continuare a promuovere e mantenere viva la bella industria orologiera. Oggi si può comunicare in tanti modi, via web, con i social, ma per allestire una vera mostra ci vuole tempo, impegno e molti orologi interessanti come i nostri e anche molti modelli storici, non solo firmati da noi, che custodiamo nel Patek Philippe Museum, che sentiamo la responsabilità di mostrare.

Nel 2023 l’investimento economico per la Wage di Tokyo era stato di oltre 10 milioni di franchi svizzeri (10,6 milioni di euro circa, ndr): per quest’edizione? 

Siamo più o meno su quelle cifre. L’evento non può essere prodotto ogni anno, ma deve mantenere la sua eccezionalità, non solo per il budget stanziato, ma anche per la storia che presenta.

Quante presenze vi aspettate? 

Circa 50mila. Ma penso potranno essere di più, visto che Milano è nel cuore dell’Europa.

Qual è l’obiettivo che vi siete posti?

Quello che conta per me è la qualità dell’esperienza che andiamo a offrire. Vorrei che il cliente, attuale o futuro che sia, esca dalla mostra conoscendo meglio noi e l’orologeria in generale. L’obiettivo non è solo vendere, ma anche presentare chi siamo. Soprattutto alle nuove generazioni.

Questo proposito potrebbe condurvi ad aumentare il numero di orologi prodotti all’anno? 

È difficile possa succedere. Questo è il nostro problema più grande. La domanda è molto alta e siamo al massimo delle nostre capacità produttive. Poi, certo, dipende tutto anche dal tipo di modello, ma non ho intenzione di aumentare le quantità troppo velocemente. Il mio scopo principale è sempre la qualità, e con i 70mila orologi prodotti oggi posso gestirla, controllarla e migliorarla.

È anche in quest’ottica che l’esposizione si inserisce nelle vostre strategie? 

La rarità è sempre stata una caratteristica dei nostri orologi. Vorremmo mostrare a una generazione più giovane, oggi forse scontenta perché non trova un Nautilus o un Aquanaut, che creiamo anche molti altri modelli. Per questo è importante raccontare il valore di quello che realizziamo. Sono il presidente e sto preparando Patek Philippe per il futuro. Non solo per me.

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