
Elettori chiamati a decidere se riaprire il negoziato di adesione. Risultato incerto, con i no in leggero vantaggio nell’ultimo sondaggio
BRUXELLES – È un referendum dall’esito molto incerto quello che si terrà oggi in Islanda. Gli elettori sono chiamati a decidere se riaprire il negoziato di adesione all’Unione europea, interrotto nel 2013. Oggi come allora, al centro delle preoccupazioni è la pesca. Molti temono che l’ingresso nella UE imporrebbe sacrifici in un settore che è un pilastro dell’economia islandese e un simbolo dell’identità nazionale. Il voto è anche un test politico per l’Unione europea, a dieci anni dall’uscita del Regno Unito.
Secondo un sondaggio pubblicato ieri, il 51,6% degli interpellati si è detto contrario alla riapertura delle trattative con Bruxelles, mentre il 48,4% è invece a favore. All’inizio della settimana, un altro studio demoscopico dava risultati diametralmente opposti: il 51,3% delle persone era a favore del negoziato, il 48,7% contrario. Il più recente dei due sondaggi mostra inoltre che la fascia d’età più giovane è nettamente più propensa rispetto alle altre a votare “no”, secondo il quotidiano islandese Morgunblaðið.
Spiegava nei giorni scorsi Eiríkur Bergmann, professore dell’Università di Bifröst, che il voto referendario va a toccare «questioni esistenziali» per un paese situato in mezzo all’Oceano Atlantico, tra la Groenlandia e la Norvegia, a quasi mille chilometri di distanza dal continente europeo. «L’Islanda è paese membro dell’Area economica europea e della zona Schengen. È quindi già nell’Unione europea per tre quarti. Al tempo stesso è veementemente orgoglioso della sua sovranità», ha aggiunto il docente islandese. Un secondo referendum sarebbe necessario [...]
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