“The Echo Chamber”, adattamento dell’ultima sceneggiatura di Bertolucci

Nelle sale arriva il nuovo lungometraggio di Andrea Pallaoro con Luca Marinelli e Alicia Vikander

Bernardo Bertolucci continua a vivere sul grande schermo: tra i film protagonisti del weekend in sala c’è “The Echo Chamber”, pellicola tratta dall’ultimo soggetto scritto dal grande regista parmense scomparso nel 2018.

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia qualche giorno fa, “The Echo Chamber” è diretto da Andrea Pallaoro e, oltre a Bertolucci, la sceneggiatura è firmata da Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Per la prima volta nella sua carriera Pallaoro dirige un copione che non ha scritto, ma si sente comunque la sua mano in questo film che richiama le atmosfere claustrofobiche dei suoi lungometraggi, tra cui va ricordato soprattutto il precedente “Monica”. Allo stesso tempo, però, sono naturalmente tanti gli echi (se possiamo concederci questo gioco di parole) con il cinema di Bertolucci, a partire da “Ultimo tango a Parigi” fino ad arrivare all’ultimo lungometraggio che ha diretto “Io e te”. Echi che si possono percepire già scoprendo la trama di questa storia d’amore in cui cura e dipendenza, presenza e assenza vanno costantemente a braccetto. Leo è un produttore musicale che soffre di tremendi dolori alla schiena; Anne è la fisioterapista che proverà ad alleviare il suo dolore e con cui inizierà una tormentata relazione. I due si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Ambientato in un appartamento, “The Echo Chamber” è un film che punta su una costante decostruzione temporale, portandoci a fare continui salti avanti e indietro nella storia dei due protagonisti.

Pallaoro sa giocare bene con i simbolismi, anche se in questo caso la metafora del titolo si fa eccessivamente didascalica per come viene raccontata da Ava, una cantante ormai anziana con cui Leo sta realizzando un nuovo disco. Oltre ai riferimenti musicali e alle evidenti ripetizioni che avvengono all’interno di una storia in cui si rivivono di continuo gesti e situazioni, la “camera dell’eco” può anche essere un collegamento con quel sistema in cui non si accettano opinioni diverse dalla nostra e che ben si sposa con il modo in cui si approccia alla relazione il personaggio maschile. Gli spunti sono numerosi e lo stile visivo (anche per la scelta di un formato quasi quadrato) è coerente con il contenuto, ma non tutti i passaggi sono adeguatamente efficaci, soprattutto con l’approssimarsi di una conclusione dove la scelta narrativa appare troppo forzata e studiata a tavolino. È un limite pesante in un lungometraggio comunque ricco di ambizione e girato con cura, che avrebbe però potuto essere più potente con qualche maggior accorgimento. Notevoli, a ogni modo, le prove di un cast in formissima che comprende Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.

Toni molto diversi sono quelli di “Mutiny”, film d’azione di Jean-François Richet con Jason Statham. L’attore inglese interpreta Cole, un ex soldato segnato da un passato difficile, che si imbarca clandestinamente su una nave mercantile con un unico obiettivo, quello di rintracciare l’uomo responsabile dell’omicidio del suo facoltoso datore di lavoro. Convinto di trovarsi di fronte a un semplice regolamento di conti, si ritrova invece coinvolto in una spietata caccia all’uomo che lo conduce al centro di una fitta rete di intrighi molto più vasta e pericolosa del previsto. Mentre la sua indagine si estende tra porti, traffici illeciti e organizzazioni criminali, Reed scopre che dietro quell’omicidio si nasconde una complessa cospirazione internazionale. Basta già la trama per rendersi conto che questa pellicola non brilla certo per originalità e purtroppo sono davvero tante le svolte narrative prevedibili e un po’ raffazzonate. Dall’altra parte va comunque evidenziato che il ritmo è di buon livello e ci si può anche in parte divertire: ormai, però, di film di questo tipo ne abbiamo visti davvero troppi e per poter essere ricordati a lungo dopo i titoli di coda serve ben altro.

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