
Lo rileva il Tribunale di Firenze. I creditori respingono l’ipotesi di un piano di ristrutturazione soggetto a omlogazione
The italian sea group non ha risorse per sostenere la liquidità per il periodo novembre 2026 – marzo 2027. Lo ha formalmente ammesso, al Tribunale fallimentare di Firenze, la società guidata da Giovanni Costantino, da tempo in concordato in bianco in continuità. La questione è esplicitata dalla relazione dei magistrati, dopo l’udienza del 28 ottobre scorso, in cui si legge che «al di là della genesi della crisi e delle componenti dello sbilancio economico finanziario», la situazione è emersa «in termini chiari, dalla disamina di tutto il compendio». Intanto, i creditori respingono l’ipotesi di un piano di ristrutturazione soggetto a omlogazione (Pro).
Nella memoria dell’azienda (depositata il 21 ottobre), sottolinea il tribunale, si legge testualmente: «per ottobre 2026 il cash forecast prevedeva che le esigenze correnti fossero sostenute attraverso le risorse derivanti dalla gestione caratteristica ; per il periodo novembre 2026-marzo 2027 la società ha invece rappresentato in maniera esplicita il fabbisogno aggiuntivo necessario per assicurare la continuità operativa nella fase interinale, proprio al fine di consentire la copertura dell’operazione con il potenziale investitore».
La società – per l’acquisto della quale sono arrivate cinque offerte vincolanti, di cui due sono in pole position: quella di Sri global, per la totalità degli asset (per cui offre 260 milioni), e quella di Azimut Benetti, per la quasi totalità (esclude i cantieri in Turchia e la falegnameria Celi e, a quanto risulta, sarebbe stata appena alzata a 210 milioni) – ha anche esplicitato lo strumento scelto per la propria situazione di crisi. Propone, infatti, «un concordato preventivo in continuità aziendale» oppure «un piano di ristrutturazione soggetto ad omologazione (Pro) costruiti, comunque, sulla base dell’offerta più vantaggiosa risultata dalla procedura Project George (nome con cui viene indicata la modalità di ristrutturazione messa in piedi da Tisg, ndr)».
L’eventuale scelta del Pro, rileva il tribunale, «sarebbe strumentale alla ricerca di un investitore che, attraverso un apporto di capitale (share deal) risanasse la società e, attraverso un adeguato [...]
Articolo precedente
Studi legali, la partita dell’AI si gioca sulla governance

