Ti sto manipolando ma lo sto facendo solo per il tuo bene

La manipolazione è moralmente benvenuta quando promuove il nostro benessere a lungo termine

Se partecipo a un dibattito pubblico o sono coinvolto in un diverbio con un amico, una mossa vantaggiosa è accusare il mio avversario di essere un manipolatore. «Tu ci hai manipolato!». Il mio avversario non può far altro che cercare di scrollarsi di dosso quell’etichetta: «Non è affatto vero! Io ho soltanto provato a…». Se non ci riesce, allora è un punto per me. La ragione è che «manipolazione» è un concetto eticamente denso: designa una forma di influenza che una persona può avere su altre persone, ma veicola anche una valutazione morale negativa.

Eppure, siamo sicuri che le manipolazioni siano tutte sempre da condannare? Cass R. Sunstein, in questo libro in cui il grande giurista di Harvard si impegna in un corpo a corpo con una nozione così al centro dei nostri discorsi e delle nostre paure, mostra che alcune manipolazioni sono moralmente neutrali e altre sono perfino buone. Secondo Sunstein, c’è manipolazione quando c’è raggiro effettuato mediante un’intenzionale mancanza di rispetto verso le capacità di scelta riflessiva e deliberativa dell’altro. Eppure, quando disponiamo fotografie di polmoni rovinati dal fumo sulle confezioni di sigarette, cosa stiamo facendo se non questo? E infatti nel 2012 una corte d’appello federale negli USA ha invalidato una norma emanata dalla Food and Drug Administration che imponeva ai produttori di sigarette questo tipo di immagini sui pacchetti, con la motivazione che il governo ha un interesse a promuovere forme di comunicazione che siano “puramente fattuali e non controverse”, mentre quando si tratta di messaggi rivolti ai processi cognitivi non riflessivi dei cittadini (il ‘Sistema 1’ per Kahneman e Sunstein) è richiesto un livello di giustificazione superiore. In effetti, quelle fotografie così crude puntano a spaventarci, non a convincerci: ci manipolano. E tuttavia, molti di noi sono d’accordo che questa esposizione scioccante continui. Se le compagnie del tabacco le sostituissero con paginoni ripiegati a fisarmonica pieni di raffinati ragionamenti su quanto sia irrazionale tirare ogni giorno centinaia di boccate di fumo contenente sostanze cancerogene, morirebbero più persone.

Allora, forse, la manipolazione è moralmente benvenuta quando promuove il nostro benessere a lungo termine. O forse la ragione della sua accettabilità è più profonda. Non basta che sia a fin di bene: ciò che la rende tollerabile è il fatto che, in casi come questi, finiamo per interpretarla come una forma di autovincolo. Riconoscendo quanto siamo vulnerabili ai nostri bias e ai nostri difetti di autocontrollo, accettiamo che le istituzioni ci aiutino a proteggerci da noi stessi, come Ulisse chiede ai compagni di legarlo all’albero [...]

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