
La quarta edizione della fiera chiude con vendite importanti e annuncia il trasferimento nel 2027 all’Ariake GYM-EX, in concomitanza con Art Week Tokyo
L’ultima edizione di Tokyo Gendai, conclusasi il 13 settembre al Pacifico Yokohama, chiude un primo capitolo e ne apre uno nuovo. Dopo quattro edizioni nella città portuale, la fiera si sposta infatti a Tokyo: dal 4 al 7 novembre 2027 sarà ospitata dall’Ariake GYM-EX, nell’area di Ariake, con l’obiettivo di inserirsi ancora più direttamente nel calendario internazionale della capitale e di coincidere con Art Week Tokyo.
Il cambio di sede segue quello delle date. Tokyo Gendai aveva già spostato l’appuntamento da luglio a settembre per avvicinarsi alla Seoul Art Week e intercettare un pubblico di collezionisti provenienti da diverse aree dell’Asia-Pacifico. La nuova scelta porta ora la fiera nel cuore della programmazione autunnale di Tokyo, in un momento in cui la città concentra fiere, gallerie, musei e appuntamenti dedicati al collezionismo.
Anche la sede racconta questo passaggio. L’Ariake GYM-EX è stato costruito per ospitare le gare di ginnastica artistica, ritmica e trampolino dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020. Dopo i Giochi, il Governo Metropolitano di Tokyo lo ha riqualificato come spazio espositivo, oggi gestito nell’ambito di Tokyo Big Sight. La struttura dispone di circa 9.400 metri quadrati di superficie espositiva.
Il trasferimento non è soltanto una scelta logistica. Arriva in una fase in cui gli equilibri del mercato dell’arte asiatico stanno cambiando. Per anni Hong Kong ha rappresentato uno dei principali baricentri regionali grazie alla propria infrastruttura finanziaria, alla fiscalità favorevole e alla presenza delle grandi case d’asta e delle principali fiere internazionali. Seoul ha rafforzato la propria posizione grazie alla crescente internazionalizzazione del sistema culturale e all’arrivo di importanti gallerie globali. Il Giappone, invece, dispone da tempo di una scena artistica e museale molto articolata, ma ha avuto una presenza internazionale meno strutturata sul fronte del mercato contemporaneo.
Ques’ultima edizione della fiera arriva in un momento particolare per l’economia giapponese. Dopo decenni di deflazione, il Paese attraversa una fase di crescita moderata accompagnata da un ritorno dell’inflazione e da aumenti salariali. La Banca del Giappone prevede per l’anno fiscale 2026 una crescita del Pil dello 0,6%, destinata a salire allo 0,8% nel 2027, mentre l’inflazione dovrebbe mantenersi sopra il 2% nel 2026 e nel 2027. Anche il turismo contribuisce a modificare il contesto. Nel 2025 gli arrivi internazionali hanno raggiunto 42,68 milioni, il livello più alto mai registrato, con una crescita del 15,8% sull’anno precedente. La debolezza dello yen rende il Paese particolarmente competitivo per i visitatori stranieri e, allo stesso tempo, può rappresentare un incentivo per i collezionisti internazionali interessati ad acquistare opere in Giappone. Il vantaggio è invece più contenuto per le gallerie giapponesi quando devono importare opere dall’estero.
Il quadro del mercato dell’arte, tuttavia, è meno lineare di quello economico. Secondo l’Art Basel & UBS Global Art Market Report 2026, le vendite d’arte in Giappone sono diminuite dell’1% nel 2025, dopo che il Paese aveva rappresentato una delle poche eccezioni positive in Asia nel 2024. Nello stesso anno la Corea del Sud è cresciuta del 6 per cento. Il dato suggerisce quindi più una fase di trasformazione che un vero e proprio boom del mercato giapponese. «Il mercato dell’arte asiatico sta entrando in una nuova fase – spiega Eri Takane, direttrice della fiera – da un sistema inizialmente concentrato su Hong Kong, si è progressivamente ampliato a una rete di importanti poli culturali ed economici in tutta l’area Asia-Pacifico. In Giappone stanno emergendo nuovi modelli, che superano il tradizionale formato della galleria e favoriscono collaborazioni tra arte contemporanea, musica, ristorazione e altri ambiti. È un’evoluzione che, grazie anche all’ingresso di una generazione più giovane, sta rendendo la scena artistica giapponese più aperta, accessibile e capace di coinvolgere nuovi pubblici».
Cinque sezioni per raccontare un mercato in trasformazione: la struttura stessa di Tokyo Gendai riflette questa strategia. I 69 espositori dell’edizione 2026 hanno portato a Yokohama proposte provenienti dal Giappone e dall’estero, articolate in cinque sezioni che attraversano diverse fasce e linguaggi del mercato. Galleries è il settore principale, con le proposte delle gallerie internazionali e regionali. Hana, «Fiore», è dedicata agli artisti emergenti e mid-career, mentre Eda, «Ramo», guarda agli artisti affermati e storicizzati. La novità del 2026 è Miki, «Tronco», dedicata alle opere su carta, dalla fotografia al disegno fino alla stampa. Torna inoltre Tane, «Seme», dedicata ai linguaggi digitali: NFT, animazione, film, realtà aumentata e virtuale e gaming.
La contrapposizione tra tradizione e innovazione, dunque, non viene proposta come alternativa. La carta e le pratiche artistiche profondamente radicate nella cultura giapponese convivono con la tecnologia e con i nuovi media. È anche un modo per presentare il mercato giapponese come un sistema più ampio di quello della sola pittura contemporanea. La sfida, naturalmente, è trasformare questa apertura in transazioni, nuovi collezionisti e una presenza internazionale più stabile.
È soprattutto attraverso la nuova generazione, e in particolare gli artisti nati negli anni Novanta, che si può leggere questa trasformazione. Sono artisti che si muovono tra Tokyo e il resto del mondo, tra tecniche tradizionali e linguaggi contemporanei, e che stanno entrando nel mercato in una fase in cui la distinzione tra scena locale e internazionale è sempre meno netta. Un caso particolarmente significativo è quello di Keita Morimoto, nato nel 1990, artista rappresentato da KOTARO NUKAGA. Alla fiera la galleria ha venduto due sue opere, ciascuna nella fascia 40.000-60.000 dollari, accanto a lavori di artisti affermati come Tomokazu Matsuyama (250-300.000 dollari) e José Parlá (60-100.000 dollari). Il dato è interessante perché mostra come una galleria possa costruire nello stesso stand una progressione di mercato, mettendo in relazione nomi già consolidati e una generazione più giovane.
Ancora più indicativo è il livello della domanda per gli artisti emergenti e mid-career sotto i 10.000 dollari. KOTARO NUKAGA segnala interesse per Michael Rikio Ming Hee Ho, Nanami Inoue, Takehiro Iikawa, Akiko Ueda, Takeshi Yasura, Rei Kizumoto e Tomona Matsukawa. CON_ ha venduto più di cinque dipinti di Yukino Yamanaka, ciascuno sotto i 10.000 dollari, destinati a collezioni private. Sono fasce di prezzo che permettono di intercettare una nuova generazione di acquirenti e, per le gallerie, di costruire nel tempo carriere e mercati.
I risultati della fiera mostrano tuttavia una domanda distribuita su più livelli del mercato. Sundaram Tagore Gallery ha venduto durante la Vip Preview due grandi dipinti della serie «Waterfall» di Hiroshi Senju, rispettivamente per 410.000 e 620.000 dollari. Il dato più interessante di Tokyo Gendai 2026: non tanto la singola vendita milionaria, quanto la presenza contemporanea di diversi livelli di prezzo e di diverse generazioni di artisti.
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