
Nei primi 5 mesi del 2026 sono 472 i casi confermati, con un aumento consistente rispetto al 2025 (322) e appena al di sotto dei casi record del 2024 (509)
Il morbillo torna a colpire in Italia. I dati, diffusi con una circolare dal ministero della Salute, sono preoccupanti indicando una soglia di vaccinati al di sotto di quella indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (95% con due dosi) che potrebbe prefigurare il riaccendersi di focolai in tutta Italia ma soprattutto al Sud. L’immunizzazione per il morbillo viene fatta in due dosi: la prima dopo il compimento del primo anno, la seconda a 5-6 anni. La media nazionale è del 94,7%, con un forbice che va da più del 98% di Lombardia e Molise all’88% della Sicilia. Ma la situazione cambia drasticamente con la seconda dose. In tal caso nessuna Regione raggiunge il 95% e solo 7 sono sopra il 90%. Anche in questo caso, le differenze regionali sono ampie: si va dal 94,3% dell’Umbria al 67,8% della Sicilia.
Nei primi 5 mesi del 2026 sono stati 472 i casi confermati di morbillo, con un aumento consistente rispetto al 2025 (322) e appena al di sotto dei casi record del 2024 (509). Due anni fa sono stati notificati 1.045 casi, 946 dei quali successivamente confermati in laboratorio. Nel 2025 il dato è sceso a 497 casi confermati, mentre nel 2026 gli esperti segnalano una ripresa dei contagi, soprattutto in alcune Regioni. La Campania passa da 18 casi segnalati nel 2025 a 100 nel 2026; la Calabria cresce da 17 a 265 casi; il Lazio passa da 47 a 54 casi; la Toscana balza da 6 a 49 casi. Anche per quanto riguarda i ricoveri, si osserva un aumento percentuale nel tempo: dal 49,5% nel 2024, al 56,3% nel 2025 e al 57,8% nel 2026.
Oltre il 90% dei contagi, conferma la circolare, si sono verificati in persone non vaccinate e quasi il 6% in persone che hanno ricevuto una sola dose di vaccino.
La fascia di età maggiormente interessata ai contagi di morbillo è quella compresa tra 15 e 39 anni (345 casi), seguita dalla fascia 40–64 anni (124 casi) e da quella 0–4 anni (98 casi), Ad essere insidiati, dunque, sono soprattutto i giovani adulti dei quali il 94,7% colpito non risulta immunizzato. Di particolare rilievo epidemiologico è anche la quota di casi tra gli operatori sanitari, con 55 casi su 417 soggetti con professione nota (13,2%). Per 45 sanitari è disponibile l’informazione sullo stato vaccinale: ebbene, 40 risultano non vaccinati, pari all’88,9% del totale.
I dati messi nero su bianco nella circolare del ministero della Salute, firmata dal capo Dipartimento della Prevenzione Maria Rosaria Campitiello, evidenziano dunque una crescita dei contagi rispetto all’anno precedente, una concentrazione in specifiche fasce d’età adulte e aree geografiche e un impatto rilevante dello stato vaccinale sull’incidenza della malattia. Da qui la necessità di agire su un doppio binario: da un lato “promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio”. Dall’altro “potenziare i sistemi di sorveglianza”. In tal caso, sottolinea il ministero, resta fondamentale la tempestività nel condurre l’indagine epidemiologica e nel segnalare il caso sospetto. La circolare raccomanda inoltre di verificare lo stato immunologico degli operatori sanitari, di svolgere attività di comunicazione del rischio, sia agli operatori sanitari sia alla popolazione, e di avviare attività di formazione finalizzata a migliorare le competenze comunicative dei sanitari.
Per Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, promuovere campagne vaccinali mirate a al target dei giovani adulti “è una sfida difficile”. “Si tratta – spiega – di una fascia della popolazione in genere sana, che ha pochi rapporti con il proprio medico o con altri attori sanitari e con una percezione del rischio molto bassa”. Tuttavia, è importante cominciare a fare maturare la consapevolezza nei giovani adulti di poter essere a rischio di contrarre il morbillo e che questa infezione da grandi può essere più rischiosa che da bambini, aggiunge Rezza che ricorda come “la vaccinazione sia gratuita per tutte le fasce di età, dato che rientra nel Piano Nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita”.
Per l’infettivologo Massimo Andreoni, professore emerito dell’università degli Studi di Roma Tor Vergata, membro del Consiglio superiore di sanità, sono due gli elementi centrali: “Il primo elemento da sottolineare è che i casi di morbillo negli adulti possono essere particolarmente gravi e richiedere il ricovero in ospedale. Il secondo è che la principale causa di questi casi è la mancata vaccinazione, insieme alla mancata somministrazione dei richiami previsti in età adolescenziale”. Per l’infettivologo, i livelli di copertura vaccinale rappresentano un elemento di particolare attenzione: “Siamo fermi a circa l’80% di copertura. Questo dato deve essere considerato un campanello d’allarme e non va sottovalutato allontanandoci dall’obiettivo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che punta all’eliminazione della malattia entro il 2030”.

