La terra a cavallo tra Toscana e Liguria è fatta di piccoli borghi, sconosciuti ai molti, ma ricca di tesori, di storia e storie. Da Pontremoli alla vista sula Versilia e sul golfo di La Spezia, un’Italia percepita come “minore”, ma ricca di quiete e ricchezze gastronomiche, ideale per le due ruote
È un’Italia percepita come “minore”, fuori dalle rotte del turismo di massa, dove non c’è glamour, non ci sono boutique né personaggi famosi. In compenso c’è quiete, silenzio e anche fresco. Qui i torrenti portano acqua anche nei periodi di siccità estrema.
È un’Italia di piccoli borghi, spesso minacciati dallo spopolamento. Sconosciuti ai più, ma custodiscono straordinari tesori archeologici, storico-artistici, naturalistico-paesaggistici. All’estero un patrimonio così sarebbe messo in vetrina e messo “a reddito”. Invece nel Belpaese, si sa, tanti tesori vengono lasciati dormienti, perché – come si sente ripetere di continuo – “abbiamo troppa roba”.
Sarà il tempo a dirci se tanta immeritata disattenzione sia una fortuna o una sfortuna.
Siamo in Lunigiana, quell’angolo di Toscana che si mescola con la Liguria. Terra di contaminazioni, di accenti e di parlate; ma anche di sapori e di cucina. La provincia è quella di Massa Carrara, ma a tavola le trattorie servono i testaroli al pesto, perché La Spezia e il Golfo dei Poeti sono a un tiro di schioppo.
E a un tiro di schioppo è anche la costa della Versilia con il suo turismo di lusso, la movida e i ristoranti stellati. Il nome viene da Luni, città portuale romana del II secolo a.C. nei pressi della foce del fiume Magra.
È terra di vecchie tradizioni anarchiche ai piedi delle Apuane dove fino agli anni Sessanta del secolo scorso i cavatori e i lizzatori estraevano dalle montagne il marmo più pregiato del mondo, lavorando con tecniche non poi così diverse da quelle usate in epoca romana. Ed è terra di resistenza partigiana, di eccidi e di stragi nazifasciste, perché qui nel 1944 le truppe tedesche tentarono invano di difendere la Linea Gotica prima di essere travolte dagli Alleati.
Da alcuni anni questo territorio, tuttora ben preservato, si è aperto al cicloturismo, promuovendosi come Lunigiana Bike Area. I primi passi risalgono a poco prima del covid. Poi la pandemia ha dato un’accelerazione. Sul sito è possibile trovare gratis le tracce Gpx di tanti itinerari: brevi, lunghi, facili, impegnativi, adatti a ciclisti di ogni tipo, comprese le famiglie con bambini. Tra questi il giro completo della Lunigiana da percorrere in più giorni in mountain bike, in gravel o in e-bike.
“È un’iniziativa partita dal basso, dalle associazioni cicloturistiche di questa zona”, commenta Mattia Olivieri della cooperativa Sigeric, società di promozione del territorio. Uno sforzo che – cosa tutt’altro che scontata – ha trovato il sostegno dei Comuni locali e della Regione Toscana, tanto che alcune tracce della Lunigiana Bike Area si trovano anche sul sito di VisitTuscany. “Per il resto del mondo – ironizza Olivieri – eravamo soltanto un’uscita lungo l’autostrada. Adesso il cicloturismo sta contribuendo alla riscoperta di questi territori finora marginali. Qui la gente trova tranquillità, prezzi contenuti e servizi accettabili”.
“Vediamo in effetti che c’è un certo movimento cicloturistico, anche se non siamo ancora attrezzati per misurare con precisione l’impatto”, chiosa Marco Leoncini, autore di varie tracce Gpx, tra cui il Lunigiana Trail, percorso alquanto impegnativo pensato per le mountain bike.
Ma l’itinerario più apprezzato dai forestieri è la versione più leggera, il Lunigiana Gravel Trail, grado di difficoltà tecnica medio-basso, percorribile anche in bici a pedalata assistita, che ha il pregio di abbattere la fatica, mantenendo invariato il divertimento.
È un percorso di circa 210 chilometri e 5.250 metri di dislivello in salita: 40% sterrati; 40% strade asfaltate della viabilità secondaria a bassissima densità di traffico; 20% sentieri nei boschi. Da percorrere, secondo i propri gusti, in tre o quattro giorni. Per dormire piccole locande, niente lussi. È una traccia d’autore, disegnata con maestria dalla mano di Leoncini, che porta il cicloviaggiatore a pedalare nei luoghi di maggior interesse della Lunigiana.
In qualche tratto coincide con la Via Francigena che attraverso l’Appennino scende dal Passo della Cisa e prosegue per Roma; in altri tratti, invece, coincide con la spettacolare e panoramicissima Alta Via dei Monti Liguri.
“In poco più di 200 chilometri – spiega Leoncini – tocca tre aree tra loro molto diverse. Prima l’Appennino tosco-emiliano con borghi e castelli medievali; poi il tratto ai piedi delle Apuane che passa per Equi Terme. E infine l’Appennino ligure-toscano con viste mozzafiato sul mare”.
Punto di partenza e di arrivo è Pontremoli, “clavis et ianuae Tusciae”, “chiave e porta della Toscana”, come la definì Sigerico, arcivescovo di Canterbury che nel 990 d.C. percorse a piedi, da pellegrino, il tragitto dall’Inghilterra a Roma, lasciandoci una descrizione dettagliata della Francigena medievale. Il borgo di Pontremoli, alla confluenza del torrente Verde nel fiume Magra, merita una visita.
Da non perdere nel castello del Piagnaro il Museo delle Statue Stele, capolavori scultorei antropomorfi, dalle linee modernissime, realizzati in arenaria fra il quarto e il primo millennio a.C.
Tappa obbligata anche lo storico Caffè degli Svizzeri in Piazza della Repubblica, dove assaggiare gli “amor”, pasticcini di crema dalla ricetta segreta tra due cialde di wafer. In quella stessa piazza ogni anno d’estate i librai italiani si danno appuntamento per il Premio Bancarella.
Da Pontremoli si inizia a pedalare su sterrati nei boschi verso Filattiera e Villafranca. Poi in rapida successione i tre castelli medievali di Malgrate, Bagnone e Virgoletta. Tappa a Licciana Nardi, che onora nel suo nome i fratelli Biagio e Anacarsi Nardi, entrambi di Licciana, protagonisti del nostro Risorgimento.
Dopo Licciana vi aspetta la Piazza Medicea di Fivizzano, la piccola “Atene di Lunigiana”, centro di irradiazione culturale e sede di una delle primissime officine tipografiche in Italia, nata intorno al 1470 per iniziativa di Jacopo da Fivizzano. La storia è narrata nel Museo della Stampa, purtroppo attualmente chiuso alle visite. Nel 1802, grazie all’inventiva di Agostino Fantoni, questa “perla sperduta tra i monti” (copyright di Giosué Carducci) avrebbe dato i natali, secondo la tradizione, anche alla prima macchina da scrivere e alla carta carbone.
Se avete tempo e voglia, fermatevi al Meteo-Museo Edmondo Bernacca, dedicato al colonnello dell’Aeronautica militare, nativo di Fivizzano, che negli anni Settanta ha portato nelle case degli italiani “Che tempo fa”, appuntamento quotidiano di previsioni meteo.
Da Fivizzano breve deviazione per il borghetto imperdibile di Verrucola; poi la splendida pieve romanica di Codiponte e a seguire la maestosità imponente delle Alpi Apuane.
In lontananza sullo sfondo verde del manto boschivo compare un puntino grigio: è il borgo incantevole di Equi Terme. Cinque residenti fissi e un patrimonio enorme che merita una tappa non frettolosa. Innanzitutto una piscina ipotermale (acqua a 24 gradi) che dà sollievo dopo la pedalata. In secondo luogo le splendide Grotte di Equi, un’esperienza speleologica che di per sé vale il viaggio.
Poi la Tecchia di Equi, sito paleontologico dove sono stati trovati gli scheletri di 600 orsi delle caverne, che risalgono al Pleistocene superiore, 30-40mila anni fa. Infine il Solco di Equi, una gola che dal paese porta verso le vette delle Apuane.
La perla successiva è Fosdinovo. Qui il paesaggio cambia. Dall’alto del castello Malaspina lo sguardo spazia su La Spezia, il Golfo dei Poeti e il Mar Ligure. Nelle giornate di cielo terso il panorama regala il profilo della Corsica.
Ancora uno sforzo e passerete per Aulla, che riporta evidenti le cicatrici dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Risalendo, fermatevi a Podenzana per assaggiare i panigacci, squisite focacce tradizionali con ripieno salato o dolce.
E dopo esservi gratificati con queste meraviglie, sappiate che il meglio deve ancora venire: il tratto finale da Podenzana a Pontremoli è spettacolare. Pedalerete su tratti dell’Alta Via dei Monti Liguri. In parte all’ombra dei boschi; in parte su sentieri-balcone larghi, facili e ben tenuti. Panoramicissimi. Da 800-900 metri di quota vedrete sotto di voi la costa e il mare a perdita d’occhio.
Dopo due valichi, il Passo dei Casoni e il Passo del Rastrello (1.000 metri circa di altitudine) inizia il premio finale: la lunga discesa verso Pontremoli. La traccia vi porta a Villa Pavesi Negri Baldini, gioiello di epoca barocca.
Per entrare a Pontremoli, passerete sul vecchio ponte che attraversa il torrente Verde. A fine giro rifocillatevi con le prelibatezze del luogo: tordei, testaroli, torta d’erbi e, naturalmente, gli “amor”.
Poi, come succede (quasi) sempre, comincerete a chiedervi quale sarà la meta del vostro prossimo cicloviaggio. Perché la bici, si sa, genera dipendenza!
Articolo precedente
In Italia servono 840mila case per chi lavora (e 235 miliardi di investimenti)

