Transizione 5.0, investimenti da 5 miliardi in due mesi

Lo sportello telematico del Gestore dei servizi energetici per la presentazione delle comunicazioni preventive dei progetti ha aperto il 12 giugno scorso

Progetti di investimento per quasi cinque miliardi di euro in meno di due mesi: la corsa degli incentivi del nuovo piano Transizione 5.0 prosegue senza sosta. Per il ministero delle Imprese e del made in Italy guidato da Adolfo Urso suona come una conferma delle scelte fatte con la scorsa legge di bilancio, anche al di là dei ritardi che hanno contraddistinto l’avvio della misura.

Anzi, il successo per certi versi anche superiore alle previsioni potrebbe diventare un tema da considerare in vista della prossima manovra. Alla luce della proiezione di assorbimento delle risorse pubbliche, sulla base dei primi due mesi di operatività dell’iperammortamento, è inevitabile fare delle valutazioni su un eventuale rifinanziamento.

Lo sportello telematico del Gestore dei servizi energetici per la presentazione delle comunicazioni preventive dei progetti ha aperto il 12 giugno scorso. L’ultimo aggiornamento del ministero delle Imprese e del made in Italy, sulla base dei dati trasmessi dal Gse, è del 13 agosto: quasi 15mila istanze presentate per un totale di investimenti pianificati pari a 4,75 miliardi di euro.

In particolare, 2,27 miliardi si riferiscono a progetti per i quali è già pervenuta anche la conferma cioè la comunicazione di un acconto versato ai fornitori dei beni pari almeno al 20%. Gli ulteriori 2,96 miliardi sono invece relativi a progetti che sono attualmente ancora in fase di comunicazione preventiva. Va però considerata una parziale sovrapposizione per chi ha prenotato e ha anche già avviato bozza della conferma (1.297 imprese per 485 milioni di euro). Al netto di questa quota, il totale degli investimenti presentati arriva a 4,75 miliardi di euro.

C’è una concentrazione quasi totale – il 98% – sulle spese per beni materiali per la digitalizzazione, con un peso quasi impercettibile di software e impianti da fonte rinnovabile. Un dato, quest’ultimo, che dovrebbe sollevare delle riflessioni. Nel caso dei software, si sconta il mancato allargamento alle soluzioni cloud che era stato proposto dal Mimit ma è stato bocciato dalla Ragioneria dello Stato. Per le fonti rinnovabili andrebbero forse fatte delle riflessioni su procedure e platea dei fornitori da cui si possono acquistare impianti incentivabili. Un altro elemento che emerge è l’orizzonte di completamento, fortemente spostato sull’anno in corso, quindi il 2026 (78% del totale).

La lunga attesa del [...]

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