Transizione, le spinte internazionali aumentano ma l’Italia è indietro

La relazione 2026 sullo stato della green economy della Fondazione Sviluppo Sostenibile. Tra le criticità: aumentano emissioni, basso sviluppo di rinnovabili e crisi della plastica

«Vediamo spinte internazionali verso la transizione che si vanno rafforzando. Anche se in Europa lo sviluppo dell’eco-scetticismo rischia di mettere in discussione sia l’Ue come istituzione sia lo stesso modello europeo. E in Italia ci sono difficoltà nella green economy in tematiche strategiche: aumento delle emissioni, basso sviluppo delle rinnovabili, alto consumo idrico, c’è qualche trend positivo nella circolarità che deve però risolvere i nodi della crisi della plastica».

Così Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, sintetizza la fotografia in chiaroscuro sull’avanzamento della transizione che viene presentata il 3 novembre agli Stati Generali delle green economy 2026. Giunti all’edizione numero 15, promossi dalla stessa Fondazione con il patrocinio del ministero dell’Ambiente, della Commissione europea e del ministero delle Imprese, rappresentano uno degli eventi di apertura della fiera Ecomondo, a Rimini fino al 6 novembre.

«In un contesto geopolitico critico per le guerre in corso, per le crescenti difficoltà economiche, per le politiche regressive e negazioniste – ribadisce Ronchi – sono molto alti e diffusi i rischi di essere trascinati da visioni ristrette, dando risposte illusorie che non risolvono i problemi e non colgono così le priorità effettive, le opportunità e le spinte positive».

La Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 comincia invece proprio da queste, maturate nelle stesse crisi internazionali, a partire dai rincari energetici: nel 2026 la bolletta annua europea del gas potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro (era a 40 miliardi nel 2019), e quella del petrolio crescere di circa 45 miliardi, calcola la Fondazione. Da qui la necessità di maggiore autonomia energetica, che passa dalle rinnovabili. Simile meccanismo per le materie prime critiche: il numero delle restrizioni applicate da vari Paesi alle esportazioni è aumentato di 5 volte dal 2019 al 2024, con conseguente crescita dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento. Una situazione che una maggiore circolarità dell’economia potrebbe contribuire ad aiutare.

«La transizione oltre ad essere una necessità è anche un’opportunità economica», sottolinea Ronchi, ricordando come la natura sia la base del nostro benessere e un’erosione del capitale naturale possa intaccare risorse date per scontate. Ronchi cita il rapporto State of Finance for Nature del 2026 dell’Unep (il programma ambiente dell’Onu): «La diminuzione dei servizi ecosistemici sta generando impatti economici preoccupanti, a partire dalla produzione di alimenti e dalla fertilità dei suoli».

Lo scenario comprende anche trend globali ormai avviati destinati in futuro ad ampliarsi: la crescita delle rinnovabili, [...]

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