Traumi infantili, l’allarme dell’Oms: colpiscono 2 giovani su 3 e pesano su salute ed economia

In Europa più di 2 giovani su 3 hanno sperimentato almeno un episodio avverso durante la loro infanzia. A dare l’allarme è il rapporto «Adverse childhood experiences in the European Union, Iceland and Norway: characteristics, consequences and costs»

L’ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha condotto uno studio – in collaborazione con la Liverpool John Moores University – sul fenomeno delle esperienze avverse vissute in età infantile (Adverse Childhood Experience, Ace). E il dato preoccupante riguarda la percentuale di chi ne ha sperimentata almeno una: il 68,9%, oltre due terzi dei giovani intervistati.

Ma che cos’è un’esperienza infantile avversa? Il termina comprende casi di abusi, di negligenza e di disfunzioni familiari o comunitarie subite tra i 0 e i 17 anni. Sono episodi che rappresentano un fattore determinante per la salute fisica e mentale dell’individuo, esercitando delle ripercussioni anche a livello socioeconomico.

L’indagine, condotta tra il novembre 2025 e il gennaio 2026, ha coinvolto un campione di quasi 27mila giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 30 anni, residenti negli Stati membri dell’Unione Europea, in Islanda e in Norvegia. Sono stati analizzati nove tipi di Ace: abuso fisico, emotivo, sessuale, negligenza fisica, problemi di salute mentale in famiglia, uso di sostanze, incarcerazione familiare, separazione o morte dei genitori e violenza domestica assistita.

Su una percentuale del 68,9% – che indica gli intervistati che hanno vissuto almeno un’esperienza infantile avversa –, quasi il 30% segnala 4 o più Ace. Di questi, quasi 8 persone su 10 hanno dichiarato di aver avuto bisogno di un supporto professionale per la salute mentale nell’anno precedente. Non solo: lo stesso segmento del campione ha mostrato una probabilità 6 volte maggiore di subire violenza e 10 volte maggiore di perpetrarla da giovane adulto. L’esposizione a 4 o più Ace comporta anche la perdita di circa 84 giorni di vita sana all’anno – per un totale di quasi due anni persi tra i 18 e i 30 anni –, con un impatto economico stimato in poco meno di 76mila euro per persona nello stesso arco temporale.

Una maggiore esposizione alle Ace è risultata associata anche a livelli di istruzione più bassi, a un rischio superiore di esclusione dai percorsi di istruzione, lavoro o formazione (Neet), a un reddito familiare inferiore, a una minore fiducia negli altri e a un minor senso di appartenenza alla comunità.

In generale, sono le categorie più fragili a vivere degli episodi di questo tipo: le persone con un retroterra migratorio o appartenenti a minoranze etniche, chi è cresciuto in contesti di maggiore deprivazione socioeconomica e le donne. Tra le Ace più sperimentate ci sono la separazione o morte dei genitori, l’essere stati testimoni di violenza domestica e gli abusi sessuali.

L’Oms avverte che il prezzo delle esperienze infantili avverse «ricade per decenni sui sistemi sanitari, di welfare e giudiziari, nonché sulle economie» nazionali.

Considerato l’impatto che le Ace possono avere sulla vita dei giovani adulti e il fatto che sono proprio le nuove generazioni a costituire la società di domani, è inevitabile che le ripercussioni sfocino sull’intero complesso sociale ed economico.

«Non si tratta di una questione isolata legata alla salute mentale, bensì di un problema che richiede il coinvolgimento di tutti i settori, non solo dei servizi sanitari», ribadisce Natasha Azzopardi-Muscat, direttrice della Divisione sistemi sanitari di Oms Europa.

La risposta all’emergenza – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa – deve articolarsi su tre fronti: prevenire le avversità alla radice, «sostenendo le famiglie e affrontando le condizioni che le generano»; costruire la resilienza attraverso «relazioni di supporto, competenze di vita e valorizzazione delle risorse della comunità»; rendere i servizi pubblici consapevoli dell’impatto dei traumi, così da avere gli strumenti per aiutare le persone segnate da queste esperienze.

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