Tronchetti Provera: «L’Europa cambi governance o resterà fuori dai giochi»

Il presidente di Pirelli: rivedere le regole Antitrust per favorire le aggregazioni. «Senza difesa restiamo fuori dai tavoli che contano». Sull’IA: «Una grande opportunità»

«Senza cambiare la governance non cambierà nulla». Per Marco Tronchetti Provera la priorità è politica prima che economica. Per tornare a crescere e sedersi ai tavoli che contano, l’Europa deve superare la frammentazione tra i Ventisette, rivedere le regole che frenano le aggregazioni nei settori strategici e dotarsi di una difesa comune.

La tribuna scelta dal presidente esecutivo di Pirelli per lanciare il suo monito è il Forum TEHA di Cernobbio. A confrontarsi con lui Enrico Letta, EU Rapporteur per il Single Market, Henry Huiyao Wang, fondatore e presidente del Center for China and Globalization, e Will Marshall, cofondatore e ceo di Planet.

Il punto di partenza è una contraddizione che attraversa la storia dell’Unione. L’Europa, ricorda l’imprenditore, ha costruito la propria integrazione mettendo in comune carbone e acciaio. Oggi invece è un continente di 27 Paesi che si muovono secondo politiche diverse: «Questo non ha senso, pesa sulla competitività».

A partire dai costi di energia e materie prime, più alti rispetto ai principali concorrenti, fino alla persistenza di mercati nazionali che frenano le imprese. Una diagnosi già messa nero su bianco dal rapporto di Mario Draghi sulla competitività.

«Tutti sono d’accordo con Draghi e Letta, ma nessuno vuole cambiare la governance», osserva. È in questa difficoltà di tradurre una diagnosi condivisa in scelte comuni che Tronchetti Provera individua il limite strutturale dell’Ue: «Nessuno può prendere decisioni per gli altri Paesi», evidenzia. Finché questo meccanismo resterà immutato, anche la crescita resterà frenata.

Non solo. Il Vecchio Continente paga la frammentazione anche sul terreno della concorrenza, dove l’attuale struttura dell’Antitrust «non ha senso» rispetto a un’economia globale. Emblematico il caso delle telecomunicazioni: fusioni e aggregazioni hanno ridisegnato il settore nel resto del mondo, dice, ma l’Europa resta divisa in mercati nazionali. «La frammentazione del mercato – sottolinea – va bene per i politici, non per i consumatori».

Il manager invita quindi a puntare sui prodotti ad alto valore aggiunto e sul patrimonio europeo di competenze e ricchezza. Un patrimonio che può essere preservato solo tornando a crescere. L’attenzione, puntualizza, è rimasta troppo a lungo concentrata sull’inflazione, mentre è mancata quella saldatura tra economia e finanza necessaria a sostenere lo sviluppo.

Il ritardo si misura però soprattutto nella capacità di incidere sui nuovi equilibri internazionali. «Senza difesa e una nuova governance non sediamo ai tavoli che contano», dice. Restarne fuori implica mettere a rischio anche i pilastri del modello europeo: pace, centralità delle persone e welfare «sono qualcosa che buttiamo via tutti i giorni».

Sull’intelligenza artificiale, il realismo non diventa rinuncia. Tronchetti Provera riconosce che l’Ue «non sarà mai in grado di fare come negli Usa», ma considera la tecnologia «una grande opportunità». La distanza dagli Stati Uniti può essere colmata almeno in parte attraverso accordi che consentano alle imprese europee di integrare l’IA nelle proprie attività.

Tecnologia, industria, difesa e mercato unico riportano così alla governance. L’Europa dispone ancora di ricchezza e competenze, ma non può trasformarle in crescita e peso politico senza modificare i propri meccanismi decisionali. «Stare insieme è un must», ribadisce. Il rischio, altrimenti, è che il consenso sulle analisi di Draghi e Letta resti lettera morta.

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