Truffe sulle bollette per 2,9 milioni di italiani ma il dato è in calo: telefono maggior pericolo

Quasi sette frodi su dieci passano dai finti call center. Il 59,2% delle vittime non denuncia e i più colpiti sono i 35-44enni. In tre anni il numero dei coinvolti è sceso del 27%

Chi chiama conosce il nome del cliente, parla della bolletta e si presenta solitamente come il fornitore: parla di aumenti, avverte sulle condizioni o propone un contratto più conveniente. Così funziona ancora la gran parte delle truffe, quelle che per l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research hanno interessato 2,9 milioni nel solo 2025. Il danno economico è stimato in quasi 650 milioni di euro.

Il vecchio telefono batte e-mail e social: il 68,2% delle truffe indicate dalla ricerca è passato da un finto call center. Seguono le false e-mail, utilizzate nel 24,9% dei casi, il porta a porta nel 12,9%, le app di messaggistica nel 9,5% e i social network nel 6%.

Il confronto con la precedente indagine della stessa società mostra quanto sia cresciuto il peso delle telefonate: nel 2023 il finto call center compariva nel 53% dei casi e le false e-mail valevano più di un terzo dei casi.

L’incidenza complessiva di truffe e tentativi è però in calo: nel 2023 era stimata al 9,4% contro il 7% della nuova rilevazione. «I truffati erano 4 milioni, oggi il numero si è ridotto del 27%», dice Maurizio Pescarini, amministratore delegato di Facile.it. Per Pescarini il risultato è legato soprattutto alla maggiore informazione dei consumatori, ma il problema resta legato alla ricerca del risparmio: una proposta molto conveniente può diventare una leva efficace.

«Le truffe cambiano rapidamente, diventano più sofisticate e sfruttano proprio i momenti di maggiore difficoltà economica e il bisogno delle famiglie di risparmiare», afferma Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo no profit.

Il mercato nel frattempo è diventato molto più mobile. Nel 2025 circa 24,3 milioni di punti di prelievo domestici dell’elettricità, il 79,7% del totale, erano nel mercato libero. Nello stesso anno il 20,8% dei clienti domestici ha cambiato fornitore.

L’altro dato che rompe lo schema riguarda l’età. Gli anziani non risultano la categoria più esposta. La media nazionale di chi dichiara una truffa o un tentativo è del 7%, ma sale al 9,2% tra i 25 e i 34 anni e raggiunge il 10,1% nella fascia tra 35 e 44 anni. Anche nel 2023 quest’ultimo gruppo era risultato il più colpito, allora con un’incidenza del 13,3%.

La parte più stabile del fenomeno è forse quella successiva alla truffa. Il 59,2% degli intervistati coinvolti sceglie di non denunciare (tre anni fa era il 58%).

La principale motivazione è, per il 36,1%, il valore troppo basso del danno economico; un altro 22,7% pensa che non riuscirebbe comunque a recuperare i soldi; il 16,8% non denuncia perché si sente ingenuo per essere caduto nella trappola.

Nel frattempo, sono cambiate anche le tutele. Dal primo gennaio 2025, per concludere un contratto di luce o gas al telefono non è sufficiente la conversazione: il cliente deve confermare di avere ricevuto su carta o su un altro supporto durevole il documento con tutte le condizioni contrattuali. Per le visite commerciali non richieste a casa, il diritto di ripensamento è stato esteso da 14 a 30 giorni. Il venditore rimane inoltre responsabile del rispetto delle regole anche quando affida telemarketing e teleselling a società esterne.

Anche il numero da cui parte la chiamata è diventato più difficile da falsificare. Nell’agosto 2025 Agcom ha cominciato a bloccare le telefonate provenienti dall’estero che mostravano abusivamente un numero fisso italiano: nei primi dati comunicati dall’Autorità ne erano state filtrate 43 milioni. A novembre il blocco è stato esteso ai numeri mobili italiani contraffatti.

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