
Un’avvocata di Frosinone ha sventato un tentativo di truffa ai danni del proprio conto. I malintenzionati si sono finti operatori delle Poste
Un bonifico non autorizzato da 5mila euro è partito dal vostro conto bancario. Ad informarvi è un operatore di Poste Italiane. Fate attenzione, però: è molto probabile che quest’ultimo, in realtà, sia una persona che sta cercando di truffarvi.
Nella mattina del 23 settembre un’avvocata di Frosinone si trovava in Tribunale quando ha ricevuto la chiamata di un finto impiegato delle Poste, il quale l’avvertiva di un bonifico non autorizzato della cifra di 4.999 euro in uscita dal suo conto. La donna ha subito capito la truffa ed è stata al gioco, in modo da prendere tempo e registrare la telefonata. I Carabinieri sono così riusciti a rintracciare il delinquente.
Si chiama phishing e consiste in una tipologia di truffa che adesca la vittima contattandola sotto falsa identità: gli impostori si fingono istituti finanziari o autorità pubbliche per estorcere i dati personali e/o i codici utente e password per accedere a conti correnti bancari o ad altri servizi.
Tendenzialmente – come spiega la Polizia Postale – la truffa parte da un messaggio di posta elettronica, tramite cui quella che sembrerebbe essere la banca o la società che gestisce i conti bancari della vittima le segnala un problema al sistema. La vittima viene poi invitata ad accedere alla “home page” della propria banca tramite un apposito link. Questo rinvia a una finestra creata dai truffatori – identica a quella della banca –, dove è richiesto la “user-id” e la “password”. I criminali ottengono così l’accesso al conto della vittima.
La truffa può avvenire anche tramite chiamata telefonica. Già due anni fa la Polizia postale aveva lanciato l’allarme sugli episodi di spoofing: i truffatori riescono a replicare i numeri telefonici degli uffici di Stato utilizzando la tecnologia Voip (Voice over internet protocol), che trasmette le chiamate sulla rete internet e permette loro di nascondendosi dietro a dei reali numeri di telefono.
Come è successo all’avvocata di Frosinone, la vittima viene contattata da un falso operatore della Polizia e informata riguardo a un probabile accesso abusivo al conto, da cui sarebbero in corso dei prelievi non autorizzati. L’allarme può anche restare sul vago, facendo riferimento a un «attacco informatico» al conto corrente. Solitamente, le chiamate sono accompagnate da sms che confermano l’emergenza o che contengono i link utilizzati dagli impostori per estorcere le credenziali di accesso ai servizi bancari. La Polizia postale sottolinea che «per guadagnare ancor più la fiducia del malcapitato, il truffatore lo invita a verificare su Internet la corrispondenza del numero chiamante con quello dell’ufficio della Polizia postale presente in Rete».
Tutte queste modalità di raggiro fanno leva sull’effetto panico: la vittima si sente sotto pressione, deve agire in fretta per risolvere l’emergenza e, così, viene meno la sua lucidità.
La prassi più sicura da seguire è rivolgersi sempre alla propria banca o all’ente pubblico che vi ha contattati e chiedere direttamente a loro.
Tenete a mente che generalmente gli istituti di credito o le società che emettono carte di credito non chiedono mai la conferma di dati personali tramite e-mail. Per tutte le operazioni riservate, i clienti vengono contattati direttamente. È consigliato diffidare sempre delle e-mail contenenti dei link che rimandano a siti web esterni e, in caso, verificare che l’indirizzo Url corrisponda a quello dell’ente ufficiale.
Per qualsiasi segnalazione, infine, esiste un apposito sito della Polizia.

