Il presidente americano parla delle difficoltà di Mosca sulle raffinerie mentre il portavoce del Cremlino attacca Washington sulle sanzioni
Donald Trump cambia tono, ancora una volta: «A causa della guerra con l’Ucraina, la Russia ha perso il controllo della propria industria del diesel», ha scritto su Truth Social. Il riferimento è alle «molte raffinerie distrutte» o messe «temporaneamente fuori servizio» dagli attacchi di Kiev: «Questa assurda e interminabile guerra con l’Ucraina deve finire».
Il messaggio arriva alla vigilia dell’incontro con Volodymyr Zelensky all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ad appena otto giorni dalla richiesta dello stesso presidente americano di «smettere di colpire gli impianti russi del diesel», perché la carenza stava «danneggiando il mondo». Trump era intervenuto con queste parole quando il gasolio negli Stati Uniti aveva superato i sei dollari al gallone, in un mercato già scosso dalla guerra con l’Iran.
La raffinazione russa ha perso margini di manovra da quando l’Ucraina ha intensificato gli attacchi a depositi, oleodotti, porti e navi. Il 26 giugno Zelensky ha autorizzato 40 giorni di operazioni per «influenzare lo Stato aggressore» e Vladimir Putin ha prima parlato di «una certa carenza» di carburante, salvo poi ammettere di avere subito «danni reali» per «circa l’1% del Pil» a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai di inizio settembre.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nei primi otto mesi del 2026 una raffineria è stata colpita in media ogni tre giorni. A giugno la lavorazione era scesa a 3,95 milioni di barili al giorno, il 25% in meno in un anno e il minimo da oltre vent’anni, e a luglio Mosca è stata costretta a vietare l’esportazione di diesel. A metà settembre tre dei sei maggiori impianti di produzione – Kirishi, Volgograd e Norsi – erano fermi o ridotti. I sei stabilimenti valgono circa metà dell’intera produzione di gasolio nazionale.
Le parole di Trump seguono un fine settimana in cui l’Ucraina ha lanciato più di mille droni contro la Russia. L’attacco ha coinciso con l’ultimo giorno delle elezioni per la Duma, le prime dall’invasione del 2022 e le prime estese alle quattro regioni ucraine occupate e annesse illegalmente da Mosca. A seguito degli scrutini il portavoce del governo russo Dmitry Peskov ha accusato Kyiv di avere provato a ostacolare il voto e ha dichiarato «fallito» il tentativo.
Il portavoce ha parlato durante il forum dell’Oana, l’associazione che riunisce le agenzie di stampa dell’Asia-Pacifico, e si è espresso contro le nuove sanzioni americane contro l’export energetico russo approvate venerdì: «Non contribuiscono alla ripresa delle nostre relazioni» e «difficilmente favoriscono un avanzamento più efficace verso una soluzione della crisi ucraina».
Peskov è intervenuto anche sulla vittoria del partito tedesco di estrema destra Afd (Alternative für Deutschland) nelle elezioni di Meclemburgo-Pomerania Anteriore, attribuendo il malcontento popolare alla rinuncia al commercio con Mosca: «La Germania ha smesso di acquistare il gas russo a basso costo e ha iniziato ad acquistare gas molto più costoso, a volte diverse volte più caro, in particolare dagli Stati Uniti».
Il portavoce ha definito la Nato «uno strumento di contrapposizione» e ha accusato l’alleanza di esercitarsi nel Baltico a intercettare navi commerciali. Poi ha risposto a Marine Le Pen e Jordan Bardella. I due leader del Rassemblement national – partito a lungo vicino a Mosca – avevano promesso di non permettere alla Russia di condizionare la politica francese attraverso «intimidazioni, minacce, destabilizzazione o pressioni psicologiche». Peskov ha negato ogni ingerenza: «La Russia non rappresenta una minaccia, non minaccia nessuno e non ricatta nessuno».
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