
Pete Hegseth ha annunciato che Elon Musk co-guiderà un progetto del Pentagono volto a studiare “il futuro della guerra”. Si tratta della prima volta che l’amministratore delegato di SpaceX ritorna a lavorare nell’amministrazione di Donald Trump dopo la sua esperienza alla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non esclude il ricorso all’Insurrection Act o la proclamazione di un’emergenza nazionale in concomitanza con le elezioni di metà mandato di novembre. “Non prendo nessun impegno”, ha affermato il presidente americano in un’intervista a Time. Secondo quanto riportato dalla rivista, consiglieri della Casa Bianca stanno già valutando come reagire nell’eventualità che i democratici riconquistino la Camera, il Senato o entrambi i rami del Congressso.
L’approssimarsi delle cruciali elezioni di metà mandato del prossimo novembre segna anche un riavvicinamento alla Casa Bianca di Elon Musk, già protagonista della campagna presidenziale del 2024, che sembra essere tornato definitivamente tornato nell’orbita di Donald Trump. Dopo la fragorosa rottura dello scorso anno, il miliardario non è solo nuovamente impegnato a sostenere i repubblicani attraverso il suo America Pac, ma torna anche ad avere un ruolo ufficiale al fianco dell’amministrazione. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha infatti scelto il fondatore di SpaceX, insieme al fondatore di Anduril Palmer Luckey e all’ex speaker della Camera Newt Gingrich, per guidare ’Project Meridian’, un’iniziativa del Pentagono per studiare le guerre del futuro e individuare le tecnologie e i sistemi d’arma che gli Stati Uniti dovranno sviluppare nei prossimi decenni.
Un ritorno che sembrava difficile da immaginare appena un anno fa, dopo un’estate 2025 in cui il rapporto tra Trump e Musk era apparso irrimediabilmente compromesso, soprattutto considerando la nota spietatezza del presidente verso gli ex alleati. Dopo aver investito oltre 250 milioni di dollari per sostenere la campagna presidenziale repubblicana del 2024 ed essere diventato uno dei più influenti consiglieri del nuovo presidente alla guida del Department of Government Efficiency (Doge), Musk lasciò l’amministrazione e attaccò frontalmente la grande legge fiscale e di spesa, la ’One Big Beautiful Bill’, voluta da Trump, definendola un “disgustoso abominio” che avrebbe fatto esplodere il debito. Ne seguì un durissimo scontro: Trump minacciò di cancellare contratti e sussidi federali alle aziende del miliardario, mentre Musk arrivò a suggerire che il vicepresidente JD Vance avrebbe dovuto sostituire Trump e successivamente ventilò la creazione di un nuovo partito, l’America Party, con l’obiettivo di sfidare il sistema bipartitico di Repubblicani e Democratici e conquistare seggi chiave al Congresso. L’ipotesi non suscitò particolare clamore: nato in Sudafrica, Musk non è costituzionalmente eleggibile alla presidenza degli Stati Uniti.
Negli ultimi giorni Musk ha anche partecipato alla Casa Bianca all’incontro di Trump con i vertici delle principali aziende tecnologiche dedicato all’intelligenza artificiale e alla “superintelligenza”, durante il quale i partecipanti hanno sottoscritto un accordo volontario sui principi e sulle responsabilità nello sviluppo delle tecnologie più avanzate. La definizione del riavvicinamento tra Trump e Musk avviene in un momento forse non casuale. Il miliardario ha riattivato America Pac, la macchina politica già utilizzata nel 2024, con l’obiettivo di mobilitare l’elettorato repubblicano attraverso porta a porta, pubblicità digitale e campagne mirate. Il suo gruppo è tornato così a lavorare saldamente nello stesso campo politico di Trump dopo che, nel momento più duro dello scontro, il patron di Tesla aveva persino ventilato la possibilità di sostenere sfidanti dei parlamentari repubblicani. Il riavvicinamento è particolarmente strategico per il Gop, che ritrova così uno dei suoi più importanti finanziatori proprio mentre la campagna per il controllo del Congresso entra nella fase decisiva.

