Trump, nuovo dietrofront su Meloni: «Mi è sempre piaciuta»

Il presidente Usa ha risposto così a una domanda dei giornalisti sui suoi attacchi passati alla presidente del Consiglio italiana

Il rapporto con la premier Giorgia Meloni «è molto buono», «mi è sempre piaciuta». Il presidente Usa Donald Trump ha risposto così a una domanda dei giornalisti sui suoi attacchi passati alla presidente del Consiglio italiana. Superati dunque i forti attriti dei mesi scorsi, quando il capo della Casa Bianca aveva criticato ripetutamente la premier italiana (ma anche gli alleati europei), accusandola di non aver fatto abbastanza per aiutarlo durante gli attacchi contro l’Iran, in particolare riguardo l’uso delle basi aeree? Così sembra lasciare intendere il volubile capo della Casa Bianca, dopo il G7 di ieri dedicato all’energia, in cui gli alleati hanno accettato di andare incontro alle richieste di Washington e mettere a disposizione le riserve di diesel per calmierare i prezzi.

«È chiaro che con Donald Trump ho creduto che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate in maniera diversa», ha ammesso Meloni nell’intervista al New York Times pubblicata a inizio settembre, in alla vigilia del traguardo storico dell’esecutivo più longevo della Repubblica. Un lungo ritratto dedica alla premier, firmato dal capo dell’ufficio di Parigi, Roger Cohen: un viaggio delineato per raccontare ai lettori statunitensi come l’Italia sia cambiata nei quasi quattro anni della leader di Fratelli d’Italia a Palazzo Chigi.

Lo strappo tra i due si consumò dopo il G7 di Evian , quando The Donald raccontò a La7 di essere stato «implorato» dalla premier per una fotografia insieme, aggiungendo di aver accettato perché gli aveva «fatto pena». La replica arrivò a stretto giro: «Le dichiarazioni di Trump sono totalmente inventate. Sono francamente allibita. Io e l’Italia non imploriamo mai», rispose con un duro video Meloni, raccogliendo la solidarietà dei partner europei riuniti a Bruxelles.

Poi le nuove critiche di Trump («Dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi “numeri”. No, grazie») e la decisione di Meloni di non replicare più ad attacchi definiti «immotivati» e «insensati», non prima di aver puntualizzato gelida: «Quanto alla mia popolarità, la sua amicizia non è stata certamente di aiuto, né dipende dal mio rapporto con lei. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto». E ancora: «La mia popolarità non la riguarda. Le suggerisco di concentrarsi sulla sua». Ferma restando la convinzione che «l’unità dell’Occidente sia molto importante». E tracciando il confine tra affinità e interesse nazionale: «Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali».

Uno strappo che non si è ricucito neppure dopo il vertice Nato di inizio luglio ad Ankara, durante il quale Meloni ha ribadito che l’Italia è intenzionata «a rispettare gli impegni» sulle spese per la difesa (il 5% del Pil reclamato da Trump), ma «in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto». E che non ci sarebbe stato nessun cambio di linea sull’utilizzo delle basi militari in Italia («il nostro Paese non parteciperà agli attacchi all’Iran»), malgrado il disappunto reiterato di Trump al riguardo («L’Italia è stata pessima»). Fino all’ammissione con il New York Times di non parlarsi con Trump da diverse settimane. Alla domanda se lei e Trump si sarebbero sentiti dopo la pausa estiva, Meloni ha esitato e ha risposto: «Beh, vedremo».

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