Trump sanziona la Cpi: «Una corte canaglia». Scontro con l’Europa

L’annuncio americano (e per molti non è un caso) è arrivato poco dopo l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Navy Pillay, ex giudice della corte. Washington lavorava da mesi alla stretta, che vieta qualsiasi transazione con la Cpi al termine di un periodo di grazia di sei mesi

Donald Trump impone sanzioni alla Corte Penale Internazionale e apre un nuovo fronte di scontro con l’Europa, che compatta fa muro in difesa del tribunale dell’Aja.

L’annuncio americano (e per molti non è un caso) è arrivato poco dopo l’assegnazione del premio Nobel per la pace a Navy Pillay, ex giudice della corte. Washington lavorava da mesi alla stretta, che vieta qualsiasi transazione con la Cpi al termine di un periodo di grazia di sei mesi.

Dopo questa scadenza le aziende che intratterranno rapporti con l’istituzione potrebbero essere soggette a sanzioni da parte del governo americano. Il segretario di stato Usa, Marco Rubio, ha usato toni duri per annunciare l’iniziativa.

In un video di poco più di un minuto pubblicato su X, ha definito la corte un tribunale “canaglia”: “Vieteremo le transazioni” così da “tagliarle le risorse e paralizzare la sua capacità operativa”. Queste misure “dovrebbero incoraggiare i nostri alleati all’interno della Corte a lavorare a soluzioni per porre fine una volta per tutte a questa minaccia alla sovranità degli Stati Uniti. Se non lo faranno, continueremo la nostra campagna per smantellare la Cpi pezzo per pezzo”, ha avvertito Rubio appena rientrato da un viaggio in Europa che lo ha portato in Islanda, Grecia e Portogallo, tre Paesi membri della Corte.

La decisione americana incassa il plauso del premier israeliano Benjamin Netanyahu, nei confronti del quale la Cpi ha spiccato un mandato di arresto per crimini di guerra in seguito all’operazione a Gaza.

L’Europa invece ha bocciato fermanemente la mossa di Washington. La Commissione europea ha definito le sanzioni “deplorevoli” e si è impegnata a garantire che la Cpi continui a operare in modo ufficiale. L’Italia si è detta contraria alle sanzioni e, insieme ad altri sette paesi, ha confermato la sua fiducia nell’istituzione. “Ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi” ed “esprimiamo il nostro rammarico e la nostra ferma opposizione all’annuncio delle sanzioni che gli Stati Uniti intendono imporre alla Corte”, hanno affermato in una in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri di Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito. Sottolineando come saranno loro a garantire che la Cpi possa continuare a funzionare ed operare.

Una dura condanna è arrivata anche dalla stessa Cpi, che ha parlato di un “attacco allo stato di diritto”: “La storia giudicherà questo momento”. La presidente Tomoko Akane ha assicurato che la corte continuerà ad adempiere “pienamente al proprio mandato, con indipendenza e imparzialità, agendo esclusivamente sulla base della legge e delle prove, nell’interesse delle innumerevoli vittime di crimini gravi”. Parole dure sono arrivate anche dal segretario generale dell’Onu: le sanzioni sono “un colpo al nostro impegno collettivo a favore della giustizia penale internazionale, di cui la Cpi costituisce un pilastro fondamentale”, ha detto Antonio Guterres.

La corte è nel mirino di Trump da tempo. Nel febbraio 2025 il presidente aveva chiesto alla agenzie governative di elaborare sanzioni contro la Cpi che, a suo avviso, aveva tentato di violare la sovranità degli Stati Uniti e minare “l’attività del governo americano e dei suoi alleati, fra cui Israele, in materia di sicurezza nazionale e politica estera”. Lo scorso luglio Rubio aveva dato voce alle intenzioni dell’amministrazione, chiarendo che il suo intento era quello di “neutralizzare sistematicamente” la corte. Le sue parole erano state seguite dall’imposizione di sanzioni finanziarie e il divieto di rilascio dei visti a giudici e procuratori della corte. Le nuove misure hanno una portata decisamente più ampia e l’obiettivo di infliggere il colpo definitivo che Washington vorrebbe dare acendo leva su sanzioni anche agli alleati.

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