
Via libera della Food and Drug Administration in tempi record alla terapia in compresse che porta l’aspettativa di vita mediana a 13,2 mesi
A maggio, aveva fatto il giro del mondo la notizia della lunghissima standing ovation che aveva accolto i risultati dello studio di fase 3 RASolute 302 al congresso americano di oncologia (Asco). E adesso, a tempi di record, arriva l’Ok della Food and Drug Administration (Fda) americana per il daraxonrasib (Revolution Medicines Inc.), il “farmaco che allunga la vita dei pazienti con tumori del pancreas”, come titolano diversi quotidiani stelle e strisce.
Daraxonrasib, della classe degli inibitori RAS GTPasi è la prima terapia mirata contro uno dei meccanismi molecolari chiave del carcinoma del pancreas: “spegne” l’oncogene RAS, per anni considerato un bersaglio “non farmacologico”. L’Fda ne ha autorizzato l’impiego per il trattamento di pazienti adulti con adenocarcinoma del pancreas metastatico, che abbiano già ricevuto almeno un ciclo di chemioterapia e che non siano candidabili a ricevere una polichemioterapia sistemica.
Le performance di questa molecola sono state valutate nello studio RASolute 302 (randomizzato, multicentrico, in aperto) condotto su 500 pazienti, metà dei quali tratti con daraxonrasib e l’altra metà con un trattamento chemioterapico standard scelto dagli oncologi curanti. Gli endpoint dello studio erano la sopravvivenza globale (Os) e la sopravvivenza libera da progressione di malattia (Pfs), valutati sia nei soggetti con mutazione Ras, che nella popolazione generale. Come misura di valutazione aggiuntiva è stato calcolato l’Orr (Objective Response Rate, Tasso di Risposta Obiettiva) cioè la percentuale di pazienti il cui tumore si riduce o scompare del tutto dopo un trattamento medico.
I risultati dello studio hanno evidenziato la presenza di un miglioramento statisticamente significativo nei soggetti trattati con daraxonrasib. In particolare, la sopravvivenza mediana nella popolazione generale è stata di 13,2 mesi, contro i 6,7 mesi dei pazienti assegnati al gruppo chemioterapia standard (pari a un aumento di sopravvivenza del 60%), la Pfs è stata di 7,2 nel braccio sperimentale contro 3,6 mesi del gruppo chemioterapia (aumento del 51%); è stato inoltre rilevato un Orr del 30% nel gruppo trattato con daraxonrasib, contro l’11% del braccio di controllo. Gli effetti indesiderati di questo farmaco sono a carico di cute e mucose (stomatite, disturbi orali); più rari quelli gastro-intestinali (diarrea e perforazione) e polmonari (malattia interstiziale polmonare/polmonite).
Mai nessun farmaco finora aveva raggiunto questi traguardi. È il motivo per cui i risultati del RASolute 302, presentati a fine maggio al congresso dell’Asco a Chicago e pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine, sono stati accolti da una standing ovation e hanno convinto l’Fda a dare l’OK in tempi così brevi.
Il farmaco si somministra per bocca (una compressa da 300 mg al giorno), fino a progressione di malattia o all’eventuale comparsa di effetti indesiderati importanti.
«È un enorme passo avanti – commenta l’autrice principale del trial Eileen O’Reilly, oncologa presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York -. Il fatto di essere somministrato in compresse, una volta al giorno consente inoltre a questi pazienti di trascorrere più tempo a casa con le loro famiglie, senza doversi recare in ospedale per sottoporsi a terapie per infusione endovenosa».
«L’approvazione di daraxonrasib – commenta Kyle Diamantas, da maggio commissario ad interim della Food and Drug Administration – offre una nuova importante opportunità di trattamento a questi pazienti, affetti da una forma tumorale estremamente difficile da trattare. È nostro dovere offrire più cure e trattamenti efficaci a questi pazienti, il più rapidamente possibile».
L’adenocarcinoma del pancreas ha un alto tasso di mortalità: solo il 13% dei pazienti è ancora vivo a 5 anni, anche perché spesso la malattia viene diagnosticata in fase avanzata, non essendo disponibile uno screening. In Italia ne vengono diagnosticati circa 14 mila nuovi casi l’anno, con un’incidenza sostanzialmente pari negli uomini e nelle donne.
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