
La ricerca oncologica cinese mostra i muscoli: nuovi anticorpi farmaco-coniugati e bispecifici migliorano la sopravvivenza nei tumori dello stomaco e ritardano la progressione del carcinoma mammario
Il presidente eletto della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) Giuseppe Curigliano mette con orgoglio in evidenza il fatto che, al congresso ESMO 2026, l’Italia risulta il terzo Paese per numero di abstract accettati, preceduta solo da due giganti come Usa e Cina. Un piazzamento al podio che conferma l’eccellenza della ricerca italiana. Ma la vera sorpresa di questo congresso è la raffica di studi clinici di fase 3 presentati dai ricercatori cinesi e i loro risultati. La nuova superpotenza dell’oncologia insomma parla cinese. Ed è una rivoluzione che vede protagonisti gli anticorpi farmaco-coniugati (ADC), autentici missili intelligenti capaci di trasportare potenti chemioterapici direttamente nelle cellule tumorali.
Per anni, in Asia, il laboratorio d’eccellenza di questa rivoluzione è stato il Giappone. Il colosso farmaceutico Daiichi Sankyo ha sviluppato la piattaforma DXd, dalla quale sono nati alcuni degli ADC più innovativi utilizzati oggi anche in Occidente. Il capostipite è stato trastuzumab deruxtecan (Enhertu), sviluppato insieme ad AstraZeneca, che ha cambiato la storia naturale (e terapeutica) di diversi tumori HER2-positivi e HER2-low, soprattutto quelli della mammella. A questo si è aggiunto in seguito datopotamab deruxtecan (Datroway), diretto contro TROP2, mentre altri ADC della stessa famiglia sono in sperimentazione.
Ma il Giappone non ha più da tempo l’esclusiva dell’innovazione oncologica asiatica e nemmeno delle piattaforme per produrre gli ADC. La Cina infatti non si accontenta più di inseguire: sviluppa piattaforme tecnologiche proprie, inventa nuove molecole, sperimenta bersagli differenti e porta alla fase 3 farmaci, capaci di competere con quelli delle multinazionali occidentali.
E la rivoluzione che viene da Oriente , oltre agli ADC, riguarda anche gli anticorpi bispecifici, altro cavallo di battaglia dell’oncologia 2.0
Nel carcinoma gastrico HER2-positivo avanzato, lo studio cinese KC-WISE, condotto su 246 pazienti già trattati con trastuzumab, ha dimostrato che l’anticorpo bispecifico anbenitamab, associato alla chemioterapia, porta la sopravvivenza globale mediana da 9,6 a 19,6 mesi. Dieci mesi di differenza, con una riduzione relativa del rischio di morte del 61%. Anche la sopravvivenza libera da progressione migliora, passando da 2,7 a 7,1 mesi. Ma con un prezzo da pagare: quello di una maggiore tossicità.
Sempre nel tumore dello stomaco, ma questa volta nei pazienti con malattia CLDN18.2-positiva e HER2-negativa, lo studio G-HOPE-001, condotto in Cina e Giappone, ha valutato arcotatug tavatecan, un nuovo ADC sviluppato da Innovent Biologics. Nei circa 460 pazienti già sottoposti ad almeno due linee di trattamento, la sopravvivenza globale mediana è passata da 6,9 a 10,2 mesi, con una riduzione relativa del rischio di morte del [...]
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