Obiettivo delle sue ricerche è quello di passare dal rincorrere le recidive del cancro, al prevederne le mosse

Una semplice analisi del sangue potrebbe aiutare un giorno a scoprire le tracce invisibili di un tumore, monitorare l’efficacia delle cure e intercettare una recidiva molto prima degli esami tradizionali. È la nuova frontiera dell’oncologia immaginata da Dan A. Landau Professore di Sistemi e Biomedicina Computazionale della Weill Cornell Medicine di New York, premiato quest’anno al congresso della società europea di oncologia con l’ESMO Award for Translational Research 2026. Obiettivo delle sue ricerche è quello di passare dal rincorrere le recidive del cancro, al prevederne le mosse. Ma la strada verso un utilizzo su larga scala è ancora in salita.

La speranza di Landau è di arrivare a monitorare l’andamento di un tumore con la stessa facilità con cui una persona con diabete controlla la glicemia, attraverso una sorta di “glucometro del cancro”. Uno strumento in grado di misurare sul sangue, in modo ripetuto, la presenza e l’evoluzione della malattia, aiutando così i medici a decidere quando intervenire, quando modificare una terapia, ma anche quando evitare trattamenti inutili. È un cambio di prospettiva radicale: non aspettare che il tumore si manifesti, ma riconoscerne in anticipo le mosse.

Certo non sarà impresa facile perché il tumore è un bersaglio mobile: si modifica ed evolve di continuo per sopravvivere. È la dura lezione che la ricerca di settore ha imparato da anni. Senza contare che le cellule tumorali possono modificare il proprio comportamento anche senza cambiare il loro DNA, grazie a meccanismi epigenetici che regolano l’attività dei geni (senza modificarne la sequenza molecolare). Questa plasticità rappresenta un’ulteriore arma di sopravvivenza del cancro. Al pari dei batteri e dell’antibiotico-resistenza, insomma anche le cellule tumorali possono diventare resistenti ai trattamenti attraverso questi meccanismi evolutivi.

Ma le nuove tecnologie di analisi molecolare consentono già di studiare contemporaneamente, nella stessa singola cellula, le mutazioni genetiche, l’attività dei geni e alcune caratteristiche epigenetiche, permettendo anche di ricostruire la storia evolutiva della malattia. Una sorta di macchina del tempo biologica, che permette di risalire alle origini del tumore e, in prospettiva, di formulare previsioni sul suo comportamento futuro.

Dopo un intervento chirurgico, come si fa a sapere se quel paziente sia effettivamente libero dal tumore o se nell’organismo siano rimaste cellule capaci di portare ad una recidiva? È un quesito fondamentale, che può influenzare la decisione di somministrare o meno una chemioterapia adiuvante (cioè dopo l’intervento chirurgico). In assenza di strumenti in grado di fugare questo dubbio, molti pazienti finiscono col ricevere trattamenti impegnativi di incerta utilità.

La biopsia liquida cerca di dare risposte, analizzando nel sangue frammenti di DNA tumorale circolante (ctDNA). In alcune neoplasie ematologiche, il monitoraggio della malattia residua [...]

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