
I turisti escono dai centri città (d’arte) per andare alla scoperta della provincia e dell’entroterra. Un’opportunità economica per le aree interne, territori ad alto rischio di spopolamento, a patto che si lavori sui servizi.
Per anni il turismo italiano è cresciuto concentrandosi negli stessi luoghi, ma qualcosa sta cambiando. La ricerca «Ampliare gli orizzonti: le piattaforme online e la diversificazione del turismo italiano» della società di consulenza Formules, che verrà discusso a Pordenone il prossimo 5 novembre nell’ambito di Eureka Expo, prende in esame dieci anni di prenotazioni sulla piattaforma GetYourGuide (marketplace di escursioni ed esperienze) e mostra che i visitatori si interessano sempre più a province e aree interne, oltre ai grandi centri.
Nel 2015 a raccogliere la netta maggioranza ( 72%) delle prenotazioni di tour era il Lazio e il 97% del totale era assorbito da questa e altre tre regioni: Veneto, Lombardia e Toscana. Dieci anni dopo – complice anche l’ampliamento delle attività di GetYourGuide, fondata nel 2007 in Svizzera: in Italia il volume delle prenotazioni è cresciuto 36 volte in un decennio – il Lazio è sceso al 39% e la domanda tocca tutte le regioni italiane. Incluse le aree interne e quindi territori lontani da scuole, ospedali e collegamenti che coprono oltre il 60% del territorio italiano, con 4.000 Comuni, in maggioranza piccoli, e un totale di 13 milioni di abitanti. Si tratta di territori ad alto rischio di spopolamento, colpiti dall’emigrazione giovanile e poco attrattivi sul fronte degli investimenti, al netto di casi particolari.
Il 54% degli 867 Comuni coinvolti dalle esperienze GetYourGuide (presenti in 105 delle 110 province italiane) aveva meno di 10.000 abitanti, il 35,76% meno di 5.000 e il 7,38% meno di 1.000 (fotografia riferita alla presenza della piattaforma nel 2025).
Le prenotazioni di attività attraverso la piattaforma restituiscono l’immagine di un movimento che valica i confini urbani: [...]

