Turismo e ambiente, non portare a casa piante e semi dalle vacanze

La campagna dell’Unione europea (Plant Health 4 Life) per evitare di importare parassiti che possano distruggere gli ecosistemi del Vecchio Continente

Promuovere semplici azioni quotidiane per proteggere la salute delle piante e preservare l’ecosistema. Sono gli obiettivi della campagna ufficiale della Commissione europea e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) dal nome Plant Health 4 Life: l’iniziativa riguarda 33 Paesi tra cui la Svizzera e gran parte dei Paesi Ue tra cui l’Italia. Sono in fase di pre adesione Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Turchia. È aperta a tutti ma in particolare ai viaggiatori, ai giardinieri che coltivano e si prendono cura di ortaggi, fiori e alberi a casa e, è stato spiegato, «ai genitori preoccupati per il cibo che consumano i loro figli e desiderosi di proteggere l’ambiente e la biodiversità per le future generazioni». D’altronde le piante costituiscono l’80% degli alimenti che consumiamo, nutrono gli animali che alleviamo e purificano l’aria che respiriamo.

Una parte fondamentale da comprendere è legata ai viaggi. Qui la raccomandazione è unica ma è prioritaria: non si deve portare a casa piante e semi dalle vacanze. Quel singolo gesto, all’apparenza innocuo, è in realtà molto pericoloso per gli ecosistemi. Può portare alla proliferazione di organismi dannosi per l’ambiente. «Una delle piante più pericolose è il mango», afferma Federico Sorgoni del ministero dell’Agricoltura, sovranità alimentare e delle foreste, portavoce della campagna. Questo perché il mango può contenere all’interno una mosca orientale della frutta (Bactrocera dorsalis) che non ha antagonisti naturali e può creare molti problemi. Una criticità che si è già manifestata in Italia dove sono stati trovati anche organismi nocivi sul frutto jackfruit.

Attenzione anche ai semi di pomodoro: il Tomato Brown Rugose Fruit Virus è considerato piuttosto difficile da debellare. Anche il nematode del pino è un microscopico parassita vermiforme in grado di provocare rapidamente la morte dei pini e devastare le foreste. Fino al 1999 non era mai stato rilevato nell’Ue. Introdotto per la prima volta in Portogallo, è ora presente anche in alcune parti della Spagna ed è stato recentemente segnalato in Francia. Per impedirne la diffusione le norme dell’UE impongono che tutti gli alberi a rischio (principalmente pini) situati entro un raggio di 500 metri dal focolaio vengano abbattuti e distrutti, con gravi ripercussioni economiche e ambientali, soprattutto nelle regioni caratterizzate da vaste pinete.

Come spiegato da Sorgoni «i Paesi più a rischio sono quelli tropicali e dove c’è un flusso» importante di persone, anche a livello turistico. Uno di questi è il Brasile ma pure la Thailandia è da tenere sotto controllo, così come in generale tutta la parte asiatica del mondo.

Le regole sono semplici: per le importazioni di piante da Paesi extraeuropei è necessario il certificato fito-sanitario, per i Paesi Ue serve il passaporto delle piante. Ci sono dei controlli negli aeroporti: non rispettare le regole può portare a sanzioni salate, fino a 12.000 euro. «Anche l’e-commerce è particolarmente rischioso, questo perché i controlli sono minori – osserva Sorgoni -. Il commercio internazionale ha avvicinato tutti i Paesi ma presenta anche criticità. In generale il consiglio è quello di acquistare sempre ciò che ha certificazioni».

Sylvain Giraud, responsabile dell’unità Salute delle piante presso la direzione generale della Salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea, osserva che la campagna «si fonda su un principio chiave: la consapevolezza spinge all’azione. In questo anno conclusivo la campagna ribadisce che proteggere la salute delle piante significa salvaguardare il nostro cibo, il nostro ambiente e il nostro futuro. Coinvolgendo i cittadini di tutta Europa la campagna ha gettato solide basi che continueranno, ben oltre la sua durata, a rafforzare l’impegno a proteggere le piante». Per Tobin Robinson, responsabile dell’unità Ambiente, piante ed ecotossicologia dell’Efsa «la scienza ci aiuta a comprendere i rischi per la salute delle piante ma non basta: è necessario che gli europei colleghino queste nozioni alla loro vita quotidiana».

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