
Nuova comunicazione della Commissione Ue sull’accesso alla giustizia, frenato anche da numerosi ostacoli procedurali
L’accesso alla giustizia è centrale per dare effettività alle norme predisposte a tutela dell’ambiente ed è essenziale per lo sviluppo economico dell’Unione. In questa direzione, la Commissione europea ha pubblicato una nuova comunicazione sull’accesso alla giustizia in materia ambientale (C/2026/3692) che aggiorna la prima adottata nel 2015 e che è uno strumento di rilievo per le amministrazioni nazionali e gli organi giurisdizionali, così come per gli operatori economici, che possono avere un quadro normativo chiaro. Non è solo una questione di necessaria tutela dell’ambiente, ma anche un elemento finalizzato a sviluppare i 19 dei 23 settori economici della Ue che dipendono in larga misura dalla natura.
L’Unione – precisa la Commissione – mette al centro il regolamento 1367/2006 sull’applicazione da parte degli organi comunitari della Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, nonché le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha adottato importanti pronunce «che chiariscono le prescrizioni sull’accesso alla giustizia in materia ambientale, sia nel quadro del diritto derivato di armonizzazione sia al suo esterno».
Non mancano punti critici. Primo tra tutti quello relativo alle difficoltà pratiche di persone fisiche e organizzazioni non governative che incontrano ostacoli interni nell’accesso agli organi giurisdizionali nazionali. Le procedure snelle sono essenziali per le imprese e in particolare per quelle piccole e medie, che hanno bisogno di termini precisi e di un quadro giuridico chiaro nel caso di contenziosi in sede giudiziaria.
Dall’analisi svolta dalla Commissione i principali ostacoli all’accesso alla giustizia in materia ambientale riguardano i costi proibitivi dei ricorsi ai sistemi giudiziari nazionali, la mancanza di legittimazione delle Ong, ostacoli procedurali, la lunghezza dei procedimenti e il recepimento incoerente degli atti Ue da parte di tutti gli Stati membri.
La Commissione ha evidenziato l’importanza del ruolo attivo del pubblico e della tutela degli interessi pubblici, anche attraverso gli obblighi procedurali che incombono sugli Stati. In molte direttive Ue – si legge nella Comunicazione – è espressamente prevista la legittimazione ad agire, con la conseguenza che i tribunali nazionali devono avere porte aperte per i ricorsi giurisdizionali che hanno al centro la richiesta di informazioni ambientali, le attività specifiche soggette al requisito della partecipazione del pubblico, la responsabilità ambientale.
In ogni caso, la Commissione ha specificato che gli Stati membri non sono a tenuti a riconoscere la legittimazione ad agire a qualsiasi membro del pubblico (actio popularis), fermo restando che la discrezionalità degli Stati è limitata dall’obiettivo di garantire un ampio accesso alla giustizia.
Inoltre, come previsto dalla Convenzione di Aarhus, i rimedi messi in campo a livello nazionale devono comprendere misure per risarcire il danno ingiusto causato da una decisione, atto od omissione illegittimi, con l’obbligo di «coprire sia il risarcimento del danno patrimoniale sia la riparazione del danno ingiusto all’ambiente».
Sul fronte del risarcimento del danno patrimoniale, spetta agli organi giurisdizionali nazionali «determinare se ricorrono le tre condizioni per la responsabilità dell’inosservanza del diritto dell’Unione a cui è soggetto il diritto al risarcimento». Sul punto, la Corte Ue ha anche stabilito che nel caso di domanda di risarcimento per la diminuzione del valore di un bene immobile, il risarcimento va corrisposto «per mancato adempimento di una prescrizione del diritto ambientale dell’Unione», inclusi i casi di mancata valutazione di impatto ambientale. Obbligo degli Stati è assicurare che le procedure di ricorso giurisdizionale non siano eccessivamente onerose secondo i parametri del diritto Ue, con la conseguenza che devono essere prevedibili e chiari i costi, tenendo conto di tutti i gradi del giudizio.
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