La premier in una lettera chiede al presidente del Consiglio europeo che i Ventisette decidano una volta per tutte chi siede al tavolo negoziale e con quale mandato
Un’Europa che continua a «procedere in ordine sparso» sull’Ucraina è «inaccettabile»: «Non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui». Giorgia Meloni ha perso la pazienza. Dopo mesi passati a chiedere un negoziatore unico per Kiev capace di sedersi al tavolo delle trattative con una voce sola e un mandato chiaro in rappresentanza della Ue, la premier italiana ha preso carta e penna e scritto al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.
Netta la richiesta: smetterla con «iniziative che si rincorrono e si accavallano», perché «non ci aiuterà, né con i nostri partner, né con chi dobbiamo convincere a fermare un’aggressione insensata» (Vladimir Putin, che non nomina). E affrontare la questione al Consiglio europeo informale di Dublino in programma il 13 novembre per decidere una volta per tutte al vertice dei capi di Stato e di Governo di dicembre.
È la prima mossa della presidente del Consiglio all’indomani della disfatta di Donald Trump alle elezioni di midterm e di una serie di iniziative «estemporanee» solo nell’ultimo mese che Meloni mette in fila. «A Miami un incontro “informale” tra i Consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, Ucraina, e rappresentanti Nato e Ue è stato confermato solo successivamente, da fonti statunitensi», osserva. «Poi ci siamo riuniti a Oslo. Pochi giorni dopo, a Helsinki, durante la sessione del Consiglio Nordico, il presidente Stubb e il primo Ministro Støre hanno sospeso i lavori per una telefonata “a titolo nazionale” con il presidente russo Putin».
Non è finita qui. Dopo l’episodio di Helsinki «è stata convocata per il 19 novembre, a Berlino, una riunione della Coalizione dei Volenterosi, che riunisce 37 Stati. Ma, una settimana prima, cioè il 12 novembre, a margine della riunione della Comunità politica europea, siamo stati convocati a una [...]
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