Un oleodotto sulla costa dei vip: a Monopoli è scontro sul progetto

Il neonato Comitato di scopo «Salviamo Monopoli e il Mare» proporrà le osservazioni per il procedimento di Via aperto al Ministero dell’Ambiente

Lo skyline marino potrebbe cambiare del tutto tra un anno e mezzo. Dalle dorate spiagge di Monopoli, città del basso barese votata al turismo, si vedrà a 500 metri dalla costa, a nord del molo di Tramontana, un campo composto da cinque boe – più tre accosti sulla banchina – sulle quali faranno il via vai le navi cisterna che potranno movimentare 1,5 milioni di tonnellate l’anno di biocarburanti, olio vegetali e derivati. Il nuovo campo boe insieme al sealine e alla pipline interrate in collegamento per 3 chilometri al deposito costiero nella zona industriale nord della cittadina pugliese, proposto dalla Magazzini Generali Italiani srl (facente parte del gruppo Marseglia), potrebbe cambiare ancora una volta l’economia della cittadina che oggi registra quasi ottocentomila presenze turistiche dall’inizio dell’anno e 2.137 strutture ricettive censite. L’integrazione tra il crescente turismo – che peraltro richiederebbe un rafforzamento della raccolta rifiuti -, la tutela ambientale e le nuove infrastrutture energetiche proposte dal gruppo Marseglia richiede una attenzione particolare. E la politica è chiamata dai cittadini attraverso un Comitato di scopo «Salviamo Monopoli e il Mare» a dover dare risposte, perché come spiega l’avvocato Filippo Grattagliano, tra i membri fondatori del Comitato, è necessario ora «assolutamente fermare l’istanza di Via (Valutazione di Impatto Ambientale) in corso» presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il Comitato presenterà entro la scadenza prevista il 29 agosto le osservazioni per il procedimento di Via aperto al Ministero dell’Ambiente.

Il progetto, grazie all’autorizzazione Unica Zes (numero 8 del 2024) «di 21 serbatoi con una capacità di circa 4.250 metri cubi, per un totale di 89.250 metri cubi», secondo l’azienda proponente, porterà diversi benefici come l’eliminazione di oltre 20.000 camion all’anno per il trasporto dell’olio dai porti di Monopoli e Brindisi, e la riduzione di oltre 2 milioni di kg/anno di Co2 equivalente. Il tutto per un investimento pari a 50 milioni e tempi di realizzazione di circa un anno e mezzo. La Magazzini Generali Italiani srl punta a realizzare un sistema integrato per il trasporto e lo stoccaggio degli oli vegetali. L’azienda (230 dipendenti diretti) è specializzata in tre aree: lavorazione dell’olio per uso alimentare; produzione di biodiesel; creazione di energia da bioliquidi e biomassa. Di qui l’esigenza di attivare «un campo boe offshore per l’ormeggio di navi cisterna destinate al trasporto di biocarburanti, oli vegetali e loro derivati, collegato tramite sealine e pipeline interrate a un deposito costiero». Ma i dubbi sull’impatto ambientali e sulla salute dei cittadini sono tanti.

Il bilanciamento delicato tra economia turistica e della pesca, bellezza ambientale e sviluppo industriale, deve passare al vaglio del Ministero. Già la Regione Puglia con tre atti istruttori distinti – una nota del Servizio parchi e tutela della biodiversità dell’ottobre 2025, un parere della Commissione tecnica Via/Vas del marzo 2026 e una successiva nota di conferma del giugno 2026 – giudica il progetto incompatibile con la tutela ambientale e paesaggistica dell’area. E poi ci sono i nodi procedurali: «Il parco serbatoi e il sistema campo boe–pipeline sono, per stessa ammissione della documentazione divulgativa del proponente, un unico intervento articolato in due fasi – spiega l’avvocato Grattagliano -: un “1° step” (i serbatoi in foto), già autorizzato e in costruzione, e un “2° step” (il collegamento a mare), oggi in valutazione». Il Comitato sostiene che questa scomposizione non sia consentita: «la normativa europea e nazionale impone di valutare insieme le opere funzionalmente collegate, per evitare che un progetto complessivamente rilevante “sfugga” a una valutazione ambientale piena. Nel caso di specie, la valutazione oggi in corso non tiene conto degli impatti dei 21 serbatoi già in costruzione: emissioni, rischio incendio, consumo di suolo, effetti cumulativi. Le tavole di progetto documentano peraltro una terza componente – il collegamento diretto tra il deposito e gli stabilimenti produttivi del gruppo – che il Comitato chiede sia anch’essa inclusa nel perimetro della valutazione. Si sottolinea poi l’assenza di alcuni elaborati progettuali che il proponente dichiara di aver trasmesso al Ministero, ma non reperibili sul portale pubblico delle valutazioni ambientali.

Così come aver qualificato il deposito come infrastruttura energetica strategica di interesse nazionale non risponde alla normativa relativa esclusivamente ai depositi costieri di oli minerali. «La stessa normativa che ha permesso l’autorizzazione rapida del parco serbatoi (il regime “ZES unica per il Mezzogiorno”) – spiegano i cittadini del Comitato – esclude dal proprio campo di applicazione gli impianti e le infrastrutture energetiche, e vieta il frazionamento dell’iter autorizzativo di uno stesso intervento in titoli acquisiti in tempi diversi».

Il Comitato sottolinea poi nelle sue osservazioni che: «L’area dove sorgerebbe il campo boe ricade in prossimità della zona speciale di conservazione “posidonieto San Vito-Barletta” che tutela le praterie di posidonia oceanica (habitat 1120) e le scogliere a coralligeno (habitat 1170)». Il proponente sostiene di collocare boe e ancoraggi in uno “spiazzo sabbioso” libero da vegetazione e propone in ogni caso un eventuale trapianto di posidonia, al fine di compensare l’eventuale impatto. L’area è poi tutelata come fascia costiera ai sensi del Codice dei beni culturali e del Piano Paesaggistico regionale, che ha già espresso una valutazione di incompatibilità così come è a rischio il potenziale archeologico subacqueo.

Con una capacità di stoccaggio dell’ordine di 89.000 metri cubi, il Comitato chiede che sia reso pubblico se l’impianto rientri tra gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante secondo la normativa “Seveso” (D.Lgs. 105/2015), con la relativa documentazione di sicurezza. Le condotte interrate attraversano per circa 3 chilometri il tessuto urbano (il sottopasso del viadotto della ex statale 16, la linea ferroviaria, un tratto all’interno dello stadio comunale e il canale del Torrente Ferraricchio e un tratto di via Trieste), ma manca un’analisi del rischio rottura della condotta sulla popolazione residente lungo il percorso. Il rischio poi di sversamento in mare mette in pericolo le altre categorie economiche legate al mare e al turismo: balneari, ospitalità e ristorazione. Infatti, il trasferimento dei prodotti da progetto avverrà tramite manichette in mare aperto, a circa 500 metri dalla costa, in prossimità di arenili e specchi acquei balneabili. Due precedenti italiani assimilabili — il campo boe di Vasto e quello di Pescara — invece collocano il terminale molto più al largo: rispettivamente a circa 1,3 e 2,8 chilometri dalla costa. Inoltre, il territorio di Monopoli poggia su un acquifero carsico costiero ad alta vulnerabilità, dove un eventuale rilascio si propagherebbe rapidamente e sarebbe difficile da bonificare. Il Comitato chiede uno studio idrogeologico specifico lungo il tracciato della condotta.

Il beneficio ambientale principale rivendicato dal proponente è la riduzione delle emissioni legate al trasporto su gomma verso il porto di Brindisi, oggi utilizzato per le navi più grandi: il calcolo del progetto presenta due valori di anidride carbonica risparmiata che differiscono di quasi il doppio all’interno dello stesso documento; il beneficio è calcolato sul traffico attuale (circa 500.000 tonnellate l’anno), mentre il progetto porta la movimentazione complessiva a 1.500.000 tonnellate, triplicando i volumi ma azzerando, nel computo, le emissioni indotte. Ci si interroga, infatti, sull’effetto sull’aria del potenziamento della logistica del polo industriale di Monopoli e sulle possibile ricadute sulla salute dei residenti (emissioni di PM10, PM2.5, biossido di azoto e di zolfo e altre sostanze inquinanti). La riduzione di CO2 stimata si riferisce in gran parte alla tratta del trasporto su gomma da Brindisi a Monopoli, e quindi le ricadute sulla città non sono poi così rilevanti. Non vengono poi conteggiate le emissioni delle navi cisterna in arrivo né quelle della fase di costruzione. Il traffico su gomma per la distribuzione finale ai clienti, rimane comunque su strada tramite le sette baie di carico autobotti previste e non viene eliminato ma solo in parte ridotto. Ma la qualità dell’aria che si respira nell’area non è ancora monitorata completamente (esistono solo due postazioni Arpa come stazioni di traffico non industriale), e il piano di monitoraggio del nuovo progetto non risolve il problema. 

Infine, Monopoli fonda una parte crescente della propria economia sulla qualità del fronte a mare e sulla balneazione. Il Comitato segnala l’assenza, nella documentazione, di una valutazione che metta a confronto i benefici occupazionali dichiarati dal progetto con i rischi per il comparto turistico e per la piccola pesca costiera, settori che nel territorio occupano un numero di addetti largamente superiore. Per questo il Comitato chiede l’acquisizione dei pareri di tutti gli enti competenti: Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto, ASL, ARPA Puglia, Soprintendenze, gestore della rete ferroviaria, Autorità di Bacino, Autorità di Sistema Portuale. I rischi, insomma, sono tali che il Comitato chiede che il Comune di Monopoli recepisca le osservazioni e promuova una presentazione pubblica del progetto alla cittadinanza. Una petizione – promossa dai cittadini – contraria al progetto ha già raccolto 2 mila firme.

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