
Il maestro degli effetti speciali è il 18esimo italiano a ricevere una stella sulla Walk of Fame
Steven Spielberg l’aveva ribattezzato il «Geppetto di E.T.». Carlo Rambaldi, pittore e scultore di formazione, progettò e realizzò per il regista l’alieno protagonista del film del 1982.
Prima di Hollywood, Rambaldi aveva costruito il proprio percorso in Italia, dove si era formato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo ingresso nel cinema risale agli anni Cinquanta: tra i primi lavori ci fu il drago Fafner per Sigfrido (1957) di Giacomo Gentilomo. Seguirono collaborazioni con alcuni dei più importanti registi italiani, da Federico Fellini a Pier Paolo Pasolini, fino a Dario Argento.
Il passaggio al cinema avvenne quasi per caso, come racconta la figlia Daniela, presente alla cerimonia di Los Angeles: “Un suo amico stava realizzando un documentario sugli storioni, ma aveva cominciato a girare quando non era la stagione giusta per trovarli. Gli chiese allora se fosse capace di costruire uno storione artificiale. Mio padre rispose che avrebbe provato a farlo. Da quell’esperimento si aprirono per lui le porte del cinema”.
La svolta internazionale arrivò nel 1976, quando il produttore Dino De Laurentiis lo volle per il remake di King Kong. Rambaldi aveva visto il film originale del 1933 da bambino, nel cine-teatro di Vigarano Mainarda, il paese in provincia di Ferrara dove era nato. Anni dopo lavorò alla realizzazione di un enorme modello meccanico del gorilla e costruì anche un braccio a grandezza naturale per le riprese ravvicinate con Jessica Lange. Il progetto richiese una struttura metallica, sistemi idraulici e una squadra di operatori per controllarne i movimenti. Per il film Rambaldi ricevette il suo primo Oscar, nel 1977.
“Senza il King Kong di Carlo Rambaldi, ci sarebbe stato il T-Rex di Stan Winston in Jurassic Park? Probabilmente no”, ha osservato Matt Winston, figlio dello specialista degli effetti speciali Stan Winston, durante la cerimonia sulla Walk of Fame. Il suo intervento ha richiamato l’influenza che il lavoro [...]
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