La manifestazione biennale che fa conoscere l’eccellenza dell’artigianato mondiale fino al 30 settembre è all’isola di San Giorgio Maggiore
Cinquecento artigiani provenienti da settanta paesi del mondo; 500 paia di mani esperte, capaci, talentuose, che hanno realizzato gli oltre 700 oggetti protagonisti assoluti di “Homo Faber”, l’evento biennale che dal 1 al 30 settembre anima l’isola di San Giorgio, a Venezia.
Definirlo una mostra internazionale ormai è riduttivo: “Homo Faber”, alla sua quarta edizione, si attesta come un movimento culturale, una community globale che ruota attorno al saper fare e promuove l’artigianato creativo, alla quale si affianca la piattaforma “Homo Faber Guide” (una sorta di Guida Michelin dell’alto artigianato), il programma educativo “Homo Faber NextGen” e il progetto “Homo Faber Young Ambassadors”, che permette a studenti delle migliori scuole internazionali di arti applicate di diventare mediatori culturali negli spazi espositivi della mostra.
Obiettivo dichiarato di Alberto Cavalli (direttore esecutivo della Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, che di “Homo Faber” è organizzatrice e promotrice, in partnership con Fondazione Giorgio Cini e Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte), far scoprire al pubblico che nel mondo esistono ancora centinaia di maestri artigiani, designer e giovani creativi capaci di creare bellezza con il lavoro e la sapienza delle proprie mani. Una scoperta che può far cambiare la percezione del valore delle cose, può farci riscoprire l’importanza di un manufatto di pregio e di lunga durata, contro l’”usa e getta” di cui spesso ci circondiamo e che sta soffocando il pianeta.
Un invito alla riflessione e a un cambio di passo estetico ed etico insomma, che in questa edizione si concretizza in 15 installazioni immersive ideate dalla artista e designer britannica Es Devlin (la scenografa della Library of Light di Milano, della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra e dei concerti di Beyoncé e Lady Gaga, per intenderci) che di “Homo Faber 2026” è la direttrice creativa.
Es Devlin il suo segno lo ha lasciato subito, preciso ed inequivocabile: con raffinata e poetica eleganza espositiva ha trasformato le sale, i chiostri e i giardini e della Fondazione Giorgio Cini in “An Island of Light”.
Dalla ricostruzione di una immensa manifattura artigianale (A language of Hands) con tutti gli strumenti e i materiali del mondo dei mestieri d’arte, all’Alphabet of Objects – dove gli oggetti sono esposti su una struttura che ruota e riflettono sulle pareti ombre che somigliano a segni di un alfabeto – tutto in questa edizione è esaltato dall’interconnessione con la luce.
E per dimostrare che l’artigianato non si è affatto eclissato dal mondo, dallo specchio d’acqua della piscina della Fondazione Cini, come una grande luna che si riflette sul mare, sorge una struttura luminosa che ospita una selezione di “moon jars”, i vasi coreani utilizzati per trasportare l’acqua. Sono vasi realizzati da maestri di tutto il mondo, in vari materiali, e di ciascuno è esposta una copia identica ai lati della piscina.
In A Rooted Ascent i materiali naturali sono la fonte d’ispirazione di manufatti realizzati sotto lo sguardo dei visitatori da artisti del legno e intrecciatori. Altri artigiani sono all’opera nel padiglione centrale di un grande atelier in cui il pubblico può vedere in diretta il lavoro di esperti intagliatori di pergamena e di pietre preziose, restauratori di opere pittoriche, scultori con filo metallico, ricamatori con metalli preziosi.
Gli workshop a cui è possibile partecipare sono tre: due laboratori con maestri artigiani europei sulle tecniche tradizionali giapponesi del kintsugi e dell’hanko (quota di partecipazione 10 €; prenotazione obbligatoria su homofaber.com) e un laboratorio gratuito dedicato all’arte giapponese dell’origami, in cui ogni partecipante crea e deposita un fiore bianco che nel corso del mese andrà a comporre una originale opera d’arte collettiva.
E mentre al Lido di Venezia impazza la Mostra del Cinema della Biennale (2-12 settembre), sull’isola di San Giorgio tutto procede con “andamento lento”: nel chiostro palladiano, in una atmosfera rarefatta di canti gregoriani, un grande specchio rotante installato al centro di una vasca d’acqua riflette le geometrie circostanti e la luce che continuamente varia nell’arco della giornata.
Il viaggio si conclude al labirinto Borges, dove risalta un lungo arazzo ideato da Es Devlin e realizzato dai maestri della manifattura Bonotto con lana, plastica riciclata e carta washi. Per quest’opera che ci ricorda il legame indissolubile con la natura, tra pesci, erbe, farfalle, fiori e uccelli, ci sono volute cinquecento ore di lavoro.
E per chi volesse prolungare l’esperienza di “Homo Faber“ a Venezia, per tutto il mese di settembre è possibile visitare le 130 botteghe artigiane della città presenti nella “Homo Faber Guide”, alla scoperta dei mestieri artigianali presenti in città.
“Homo Faber, An Island of Light” – Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore, 1 – 30 settembre 2026.

