
A un anno dalla sua scomparsa, in un libro appena uscito per Marsilio Roberta Filippini ripercorre la vita di Giorgio Armani intrecciando testimonianze, racconti in prima persona ed eventi salienti del settore
Un espediente letterario riuscito e accattivante, ma allo stesso tempo involontario, per così dire, che ha dato forma e originalità alla biografia Giorgio secondo Armani, appena pubblicata da Marsilio e scritta da Roberta Filippini, per decenni fashion editor dell’Ansa.
Le quasi 400 pagine del libro incrociano decine di piani temporali e letterari, che ruotano però intorno a due date precise: la prima è il 2014, quando lo stilista e imprenditore, allora ottantenne, chiese a Roberta Filippini di lavorare a una biografia che raccontasse la sua vita e la storia dell’azienda che aveva fondato. Il secondo punto sulla linea del tempo al quale continuamente torna il racconto è l’anno appena trascorso.
Giorgio Armani morì un anno fa, il 4 settembre del 2025, e appena cinque giorni dopo fu aperto il testamento (si veda anche l’articolo in pagina). Cosa sia successo tra il 2014 e oggi lo spiega l’autrice: «Dopo una ventina di incontri, che si trasformarono di settimana in settimana da lavoro di ascolto e registrazione e poi trascrizione ad amabilissime chiacchierate, preparai una bozza e la feci leggere ad Armani. Ma lui cambiò idea sulla pubblicazione, preferì non cristallizzare in un libro i suoi primi 80 anni. Credo che non volesse dare l’impressione di entrare in una fase diversa della sua vita: ambiva a rimanere saldamente al vertice creativo e manageriale della sua azienda per tutti gli anni che gli restavano da vivere».
Andò proprio così: Giorgio Armani morì da direttore creativo, amministratore delegato e presidente dell’azienda che aveva fondato con Sergio Galeotti con un atto notarile che risale al 24 luglio 1975. Non sfugga che riuscì quindi a festeggiare quasi per intero l’anno in cui sono stati celebrati i 50 anni della sua “creatura”. Riuscì persino a impostare praticamente per intero la sfilata della collezione primavera-estate 2026, che si tenne il 28 settembre 2025 all’Accademia di Brera e che trasformò la melanconia e il senso di vuoto di chi lo conosceva, ci lavorava o lo ammirava in una festa e in un invito a ricordarne passioni, dedizione e traguardi. Roberta Filippini alterna il racconto dell’infanzia, adolescenza e poi età adulta e maturità di Armani alle tappe di crescita dell’azienda, che ha chiuso il 2025 con ricavi a 2,2 miliardi, cifra che sale a oltre 6 miliardi se si considerano i valori retail di prodotti a marchio Armani venduti nel mondo, compresi quindi quelli frutto di accordi di licenza.
«Fu pioniere in tutto, forse perché non si è mai considerato appagato, arrivato, completamente realizzato: superata l’ansia per una sfilata, che mi disse di aver provato [...]
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