
Indagine Confindustria Veneto Est sulle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo – Il traino della cantieristica
L’export del Veneto orientale continua a crescere, nonostante incertezza, rischi geopolitici e barriere commerciali ai massimi livelli.
A rilevarlo è un’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confindustria Veneto Est su dati Istat relativi all’export delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo.
Nel primo semestre 2026 il valore delle esportazioni si attesta a 19.917 milioni di euro, con un incremento del +8,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, il doppio rispetto al ritmo di crescita regionale (+4,1%), trainato da vendite a elevato impatto della cantieristica navale nel primo trimestre (1.189 milioni). Al netto di queste, si stima un aumento tendenziale più contenuto (+1,7%, Veneto +1,2). Nel solo secondo trimestre dell’anno, il valore delle esportazioni del Veneto orientale (pari a 9.749 milioni) registra una crescita su base annua del 3,1 per cento.
Nei primi sei mesi 2026, l’incremento dell’export è sintesi di maggiori vendite sia verso l’area extra-UE (+16,1%), spinte dalla cantieristica, sia verso l’area UE (+3,3%). Nello stesso periodo, il valore delle esportazioni supera quello dell’import (16.990 milioni), con un saldo commerciale pari a +2.927 milioni.
«Le imprese del nostro territorio hanno dimostrato di saper resistere agli shock e di essere capaci di competere anche in una fase di incertezza globale senza precedenti, grazie a qualità e capacità di riorientare vendite e acquisti – commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est -. Ma la resilienza di oggi non è però generalizzata e non può essere data per scontata domani. La crescita degli scambi si concentra sempre più in aree del mondo che stanno aumentando produzione, domanda, investimenti e capacità tecnologica, come la Cina, che sta invadendo di beni a basso costo e alta tecnologia i mercati e anche il nostro territorio, mentre l’Europa rischia di rimanere ai margini. Per l’Italia e per il Veneto, che hanno nell’industria e nell’apertura internazionale due dei loro principali punti di forza, la risposta non può essere una maggiore chiusura, ma una nuova strategia di competitività: più investimenti, più innovazione, maggiore autonomia strategica, a cominciare da energia e AI. E soprattutto una politica industriale nazionale ed europea».
Tra i beni venduti all’estero tra gennaio-giugno 2026, la crescita è estesa a quasi tutti i settori, ad esclusione di macchinari e apparecchi (3.930 milioni, -0,6%), legno e prodotti in legno (493 milioni, -2,0%). Quelli che più contribuiscono all’incremento sono metalli di base e prodotti in metallo (2.001 milioni, +6,4%), prodotti alimentari, bevande (1.918 milioni, +3,0%), apparecchi elettrici (1.707 milioni, +0,6%), gomma e materie plastiche (1.434 milioni, +4,2%), mezzi di trasporto, escluso il dato una tantum della cantieristica nel primo trimestre (649 milioni, +5,0%). Stabili prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (2.172 milioni, +0,1%).
Venendo ai principali mercati di destinazione dell’export del Veneto orientale, si rilevano nei primi sei mesi andamenti piuttosto diversificati. All’interno dell’Unione europea, che assorbe ancora oltre metà delle vendite all’estero (58,8%), il modesto recupero di Germania (+0,9%) e Francia (+0,5%) e i buoni risultati nei confronti di Spagna (+7,0%), Austria (+17,1%), Paesi Bassi (+8,9), Belgio (+11,7), Repubblica Ceca (+13,0%).
Al di fuori del Vecchio Continente, spicca la crescita degli Stati Uniti (+6,0% nel secondo trimestre), nonostante i dazi e l’apprezzamento dell’euro, ma concentrata in pochi settori (cantieristica, macchinari, moda), mentre altri soffrono il nuovo contesto tariffario e, nel semestre, di Regno Unito (+3,0%), Canada (+11,6), a fronte della flessione del mercato cinese (-14,8%), di quello indiano (-2,0) e del Golfo a causa della guerra (-34,5%). Viceversa, aumenta il peso della Cina come fornitore: il valore delle importazioni balza del +62,8%, da 1.661 milioni nei primi sei mesi 2025 a 2.703 nell’analogo periodo di quest’anno (trainato da computer, apparecchi elettronici). Nel complesso, il 16% degli acquisti proviene dalla Cina.
Tra le nuove rotte, si segnala il Mercosur: nei primi sei mesi le esportazioni sono aumentate del +22,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, spinte dall’accordo di libero scambio (in vigore da maggio), più della crescita verso il complesso dei mercati extra-UE (+16,1%).
«La nuova geografia dell’economia mondiale ci impone di passare dalla semplice promozione dell’export a quella della costruzione di vere strategie di presenza internazionale», aggiunge Silvia Moretto, consigliera delegata agli Affari Internazionali di Confindustria Veneto Est, da poco rientrata dalla missione di Confindustria nel Mercosur. «Dobbiamo rafforzare la nostra presenza dove la domanda sta crescendo e accompagnare le imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni, nell’apertura di nuove rotte commerciali. Mercosur, India e Paesi del Golfo sono esempi concreti. La missione da poco conclusa in Argentina e Brasile ha confermato la straordinaria rilevanza strategica di questi mercati e le prospettive concrete per le nostre imprese aperte dall’Accordo UE-Mercosur, non solo in termini di vendite, ma di partnership industriali, accesso agli appalti, approvvigionamenti. Come Confindustria Veneto Est, siamo concentrati sul supporto alle imprese nel tradurre queste opportunità in risultati concreti. Sarà questo l’obiettivo anche delle nostre prossime iniziative, come l’arrivo in Veneto di una delegazione imprenditoriale saudita e la partecipazione al BIG 5 Dubai nel mese di novembre».
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