
In occasione della Venice Cocktail Week la mixology contemporanea dialoga con una tradizione che nella città lagunare ha radici profonde: quella dell’ombra e del cicchetto
Venezia torna a essere capitale dell’aperitivo fino al 25 ottobre con la Venice Cocktail Week, manifestazione che riunisce cocktail bar indipendenti, caffè storici, ristoranti e grandi alberghi, mettendo in dialogo la mixology contemporanea con una tradizione che nella città lagunare ha radici profonde: quella dell’ombra e del cicchetto. Cinque giorni di cocktail list dedicate, guest shift, masterclass, pop-up bar e appuntamenti rivolti ad appassionati, professionisti e curiosi, per raccontare una scena in evoluzione nella quale la ricerca sulla miscelazione incontra la cultura gastronomica locale.
A Venezia, infatti, l’aperitivo non è soltanto un momento della giornata, ma un rituale che attraversa quartieri, generazioni e modelli di ospitalità. Accanto allo spritz, diventato un simbolo internazionale, resistono le “ombre” (bicchierini, in genere di vino) bevute al banco dei bacari (i tipici piccoli locali lungo i canali), accompagnate da piccoli assaggi di pesce, polpette, baccalà mantecato e preparazioni in saor.
Oggi, accanto a questa dimensione popolare, si afferma una nuova generazione di cocktail bar, mentre gli hotel di lusso investono sempre più nella miscelazione come parte della propria identità. «La Venice Cocktail Week ha il merito di mostrare come la miscelazione d’autore possa integrarsi con la tradizione enogastronomica lagunare. A Venezia, il cocktail non è una moda importata, ma un rituale che dialoga costantemente con la cultura dell’aperitivo e la tradizione dei cicchetti», racconta Paola Mencarelli, ideatrice della manifestazione che suggerisce una selezione di indirizzi per scoprire le diverse anime dell’aperitivo veneziano.
Il percorso comincia in Piazza San Marco, dove il Caffè Florian, fondato nel 1720, è sicuramente una delle espressioni più riconoscibili della storia dell’ospitalità veneziana. In un ambiente che conserva il fascino dei grandi caffè europei, il rito dell’aperitivo si accompagna a una proposta che comprende i classici della miscelazione, dal Bellini all’Americano fino al Bloody Mary, insieme a una selezione gastronomica nella quale trovano spazio i tradizionali tramezzini. Qui il cocktail rappresenta la storia stessa e la socialità veneziana, in un contesto in cui il caffè, il bicchiere e il piccolo assaggio continuano a scandire il tempo della sosta.
Poco distante, sempre affacciato su Piazza San Marco, il Grancaffè Quadri propone una lettura più legata alla gastronomia. La miscelazione si inserisce in un contesto nel quale la cucina d’autore contribuisce a costruire un’esperienza più articolata, superando la distinzione tra il drink prima di cena e il momento gastronomico vero e proprio. È una delle interpretazioni possibili dell’aperitivo contemporaneo, in cui il cocktail diventa parte di un percorso nel quale anche il cibo assume un ruolo centrale. Lo storico caffè e il ristorante al secondo piano hanno la gestione di una famiglia gastronomica importante del territorio, i fratelli Alajmo, capitanati in sala da Marco Cicchelli.
A San Polo, sulla Fondamenta dei Frari, Il Mercante è invece uno degli indirizzi indipendenti più rappresentativi della scena cittadina. Il tema del viaggio e delle rotte commerciali della Serenissima costituisce una chiave di lettura della sua proposta: spezie, ingredienti e contaminazioni culturali entrano nel racconto dei cocktail, attraverso una ricerca che guarda alla storia della città senza rinunciare alle tecniche contemporanee. Il dialogo con la gastronomia si sviluppa anche attraverso piccoli assaggi e cicchetti reinterpretati, in un percorso che invita a considerare il drink non soltanto per il suo gusto, ma anche per la storia che può raccontare.
A Cannaregio, il Time Social Bar rappresenta una dimensione più quotidiana e legata al quartiere lagunare. Qui la cultura del cocktail di qualità incontra un’atmosfera informale, vicina alla convivialità del bacaro. È un modello interessante per comprendere come la mixology possa uscire dalla dimensione della degustazione specialistica e diventare parte della vita sociale, mantenendo un rapporto diretto con il pubblico locale.
La tradizione dello spritz trova invece una rilettura contemporanea a Terrazza Aperol, in Campo Santo Stefano. Il cocktail più riconoscibile dell’aperitivo veneziano incontra una proposta gastronomica che richiama quella dei cicchetti, dal baccalà mantecato sulla polenta alle polpette di carne. L’abbinamento riporta al centro una delle caratteristiche storiche dell’aperitivo italiano: la relazione tra il bicchiere e il cibo, che contribuisce a definire il carattere del momento conviviale.
Bacaro Picenin rappresenta, nella selezione di Mencarelli, esempio di una scena più recente, nella quale il linguaggio del cocktail bar si combina con quello del bacaro. L’atmosfera è informale, ma l’attenzione al bere e alla proposta gastronomica contribuisce a costruire un’identità precisa. Al Bacaro Picenin, in particolare, tra le specialità da provare ci sono i nervetti in salsa verde e la focaccina con gallina in saor, preparazioni che richiamano una cucina tradizionale capace di valorizzare consistenze, sapori intensi e contrasti agrodolci. Il cicchetto diventa così un interlocutore del cocktail, in un dialogo che può partire dalla componente aromatica del drink e arrivare alla scelta dell’assaggio.
La nuova geografia dell’aperitivo veneziano comprende anche i bar degli alberghi, sempre più spesso concepiti come destinazioni autonome, capaci di attrarre anche chi non soggiorna nella struttura. Il cocktail diventa parte integrante dell’esperienza di ospitalità, mentre finger food e cicchetti in versione gastronomica ampliano le possibilità di abbinamento.
All’Arts Bar del The St. Regis Venice, la mixology incontra l’arte contemporanea attraverso una drink list sviluppata da Ludwig Negri, responsabile dei bar. Il progetto Worldwide Icons of the Art, realizzato in collaborazione con Berengo Studio, laboratorio specializzato nella lavorazione artistica del vetro di Murano, traduce celebri opere d’arte in cocktail, attraverso ingredienti, aromi e garnish ispirati ai soggetti scelti. Anche i bicchieri, disegnati da Mariapia Bellis e realizzati da Berengo Studio, diventano parte integrante della degustazione. Un’esperienza in cui la cultura artistica veneziana entra direttamente nel bicchiere, trasformando l’aperitivo in un percorso tra creatività, design e miscelazione.
Ad Alchemia Bar, all’interno di Ca’ di Dio, la proposta contemporanea si confronta con la cornice storica dell’hotel e con la posizione affacciata sulla laguna. Il bar, che si sviluppa tra gli ambienti interni, la corte e gli spazi all’aperto, è legato alla ricerca di Marco Vecchiato, head bartender, che ha costruito una proposta capace di valorizzare anche le erbe aromatiche e i prodotti della laguna. Tra gli esempi di questa filosofia c’è il
Sa’Legroni, una rilettura veneta del Negroni che utilizza un gin [...]

