
Sei audizioni in quattro ore: saranno ascoltati Istat, Corte dei conti, Cnel, Banca d’Italia, Ufficio parlamentare di bilancio e il Mef
Sei audizioni in quattro ore. Lunedì 12 ottobre le commissioni Bilancio di Camera e Senato aprono l’esame del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Dalle 14 saranno ascoltati Istat, Corte dei conti, Cnel, Banca d’Italia e Ufficio parlamentare di bilancio. Alle 18 chiuderà il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
È questo il programma delle audizioni stabilito per la prossima settimana, dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì 2 ottobre il Dpfp e la relazione sulla richiesta di scostamento di bilancio, che sono arrivati alle Camere nella notte successiva.
Il quadro di partenza vede per il 2026 una crescita all’1%, in rialzo rispetto allo 0,6% indicato ad aprile nel Documento di finanza pubblica, e un deficit al 2,9% del Pil, sotto la soglia del 3%. Il Documento richiama però l’«elevata incertezza» internazionale e un rientro dei prezzi di petrolio e gas «più lento del previsto». Se l’andamento dei prezzi energetici fosse meno favorevole, la crescita perderebbe 0,2 punti nel 2027 e 0,1 nel 2028 rispetto al quadro di base. In conferenza stampa Giorgetti ha indicato per la legge di Bilancio un approccio «più prudente» rispetto agli annunci.
Lo scostamento chiesto al Parlamento vale fino a circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028. Si tratta dello 0,3% del Pil l’anno per ciascuna delle due voci coperte dalla clausola di salvaguardia nazionale (Nec), energia e difesa. La richiesta di attivazione è stata inviata a Bruxelles il 10 settembre. Il ministro ha spiegato che la quota per la difesa è stata ridotta rispetto alle intenzioni iniziali. Ad agosto, alla Camera, Giorgetti aveva indicato lo 0,9% del Pil per la difesa e lo 0,6% per l’energia.
Con la Nec l’indebitamento netto salirebbe al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, per poi scendere al 2,3% nel 2029. Senza la clausola si fermerebbe al 2,8% e al 2,6%, con una differenza pari esattamente allo 0,6% delle due voci. Secondo Giorgetti, il rispetto della soglia va misurato su questi valori depurati. Il Dpfp prevede che, se le previsioni di primavera 2027 della Commissione Ue confermeranno l’andamento, il Consiglio potrebbe chiudere la procedura per disavanzi eccessivi aperta nel 2024, sulla base dei dati consuntivi del 2026.
Il debito pubblico è previsto al 138,1% del Pil a fine 2026 e al picco del 138,5% nel 2027, soprattutto per l’impatto di cassa dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi. Poi scenderebbe al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Sulla spesa netta, il Documento non vede la necessità di una correzione per il 2027 e indica per il 2028 e il 2029 spazi per una manovra «moderatamente espansiva».
Dopo le audizioni, il 13 ottobre è atteso il voto delle Camere sul Dpfp e sullo scostamento. Entro il 15 ottobre il Governo dovrà inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio ed entro il 20 presentare al Parlamento il disegno di legge di Bilancio.
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